Il blocco di Telegram in Russia non piace a nessuno. Le proteste di propagandisti e imprenditori

I piani di Vladimir Putin per un internet sovrano russo non decollano, i cittadini installano in massa le Vpn per aggirare la censura a internet – che causa problemi anche all'economia interna – e non ne vogliono sapere di spostarsi sull'app statale Max. Gli slogan contro la "dittatura digitale"
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25 APR 26
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La Roskomnadzor, l’organo che controlla le comunicazioni in Russia, aveva fissato al primo aprile la data di scadenza per l’accesso a Telegram, l’app di messaggistica più popolare in Russia che conta quasi cento milioni di utenti. La chiusura della piattaforma fa parte di un disegno sofisticato per l’attuazione del “Runet” – un “internet sovrano” russo, che ha avuto un’accelerazione subito dopo l’inizio della guerra in Ucraina, con la censura su Facebook, Instagram, Whatsapp e Youtube, e la sponsorizzazione di “Max”, una “super app” made in Russia che ricalca lo stile della cinese WeChat, completamente controllata dal Cremlino. I russi hanno reagito con scetticismo verso l’app statale e sono corsi ai ripari, come in Cina, utilizzando le reti private virtuali (Vpn) per aggirare la censura e continuare a utilizzare le piattaforme vietate in un numero record: secondo i sondaggi, oltre il 40 per cento dei russi ne fa uso. Così l’ultimo passo dopo il  trasferimento  della supervisione del Runet ai servizi segreti russi (Fsb), è stato mettere nel mirino anche le Vpn: il ministro per lo sviluppo digitale, Maksut Shadayev, ha dichiarato che il governo si sarebbe impegnato a ridurne l’uso, minacciando multe per la lettura di materiale “estremista”.
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Dopo che a marzo la connessione a internet è stata improvvisamente interrotta per quasi  tre settimane, a pochi giorni dall’inizio del blocco di Telegram i cittadini si sono organizzati per protestare, oltre cinquanta sono stati arrestati mentre urlavano slogan come “rivogliamo internet, rivogliamo Telegram, non abbiamo bisogno del vostro Max”, “No alla dittatura digitale”. Un video di una giovane che urlava a Voronezh in una delle prime manifestazioni è diventato virale: “Perché dovrei starmene a casa e usare una Vpn solo per guardare un film educativo, per scaricare un libro? La Russia è un grande paese, giusto? Eppure, per qualche ragione, torno a casa, apro Telegram e per usarlo devo per forza usare una Vpn”. Pochissime manifestazioni hanno ottenuto l’autorizzazione dalle autorità, la maggior parte sono state vietate con motivazioni fantasiose: forti nevicate, Covid, “numero elevato di potenziali partecipanti”. Il malcontento è diventato talmente ingestibile da essere condiviso da alti funzionari e  governatori  regionali, alcuni dei quali hanno criticato pubblicamente le restrizioni, costretti a tornare a usare le linee telefoniche fisse: perfino il propagandista russo Vladimir Solovev ha lamentato un calo del numero dei suoi iscritti sul suo canale criticando Mosca per non aver ricevuto un’alternativa e difendendo l’app per l’“utilità” che ricopre al servizio dell’esercito russo nell’invasione dell’Ucraina: “Gran parte di ciò che sta accadendo ora in termini di comunicazione in prima linea avviene solo tramite Telegram”, ha detto. Molti blogger e propagandisti filorussi non condividerebbero la decisione perché porterebbe alla perdita di uno strumento potente per promuovere la propaganda del Cremlino.

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L’insofferenza nei confronti di una rete sempre più chiusa non è solo in difesa della libertà di accesso a internet, è una questione economica. A causa delle continue interruzioni di Telegram, gli imprenditori russi lamentano perdite finanziarie, i cittadini difficoltà a pagare se non con contanti, persino a prenotare un taxi. Sarebbero aumentate le vendite online di prodotti analogici: walkie-talkie, mappe cartacee, lettori Mp3. Questo mese la disponibilità della piattaforma di messaggistica per gli utenti senza Vpn in Russia è scesa al minimo storico del 5 per cento e secondo il Kommersant il blocco di internet mobile ha colpito principalmente le piccole e medie imprese: solo a Mosca, cinque giorni di interruzione di internet hanno causato perdite fino a 5 miliardi di rubli.
A distanza di quasi un mese, nonostante le autorità abbiano di fatto vietato ogni forma di dissenso, continuano le segnalazioni delle proteste dei russi. Pochi giorni fa la giornalista e politica russa Yekaterina Duntsova  ha proposto sul suo canale Telegram una “protesta domestica” a sostegno di un internet libero in Russia: “Per tutta la settimana, aprite le finestre alle 20:00 e fate rumore per ottenere un internet gratuito: suonate il clacson, fischiate, battete sulle pentole, mettete della musica, in qualsiasi modo sicuro”. Vladimir Putin giovedì ha detto di non poter fare a meno di “prestare attenzione”, e ha incaricato le forze dell’ordine di dimostrare di “tutelare gli interessi vitali dei cittadini”. Il suo portavoce Peskov ha assicurato che “le restrizioni a Internet rimarranno in vigore finché sarà necessario”.