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Per assicurarsi lo Stretto di Bab el Mandeb, Washington riavvia il dialogo con l’Eritrea
Gli Stati Uniti starebbero valutando di revocare alcune sanzioni contro Asmara per iniziare a ristabilire relazioni con il paese affacciato sul Mar Rosso. L'esclusiva del Wall Street Journal
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24 APR 26

Con lo Stretto di Hormuz bloccato, l’Amministrazione Trump sta cercando di evitare la chiusura del traffico marittimo anche nel Mar Rosso, una via alternativa al Golfo Persico che alcuni dei principali esportatori di petrolio del medio oriente stanno utilizzando dal 28 febbraio scorso. Dopo che il gruppo terroristico yemenita degli Houthi ha minacciato di bloccare lo Stretto di Bab el Mandeb in sostegno dell’Iran, fonti ufficiali hanno detto al Wall Street Journal che gli Stati Uniti starebbero valutando di revocare alcune sanzioni contro l’Eritrea per iniziare a ristabilire relazioni con il paese affacciato sul Mar Rosso. “Il piano per ristabilire i rapporti con l’Eritrea era precedente alla guerra degli Stati Uniti in Iran, ma le mosse di Teheran per chiudere lo Stretto di Hormuz hanno aumentato l’importanza della politica statunitense sul Mar Rosso”, scrive il quotidiano americano.
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I primi colloqui tra le due parti sarebbero iniziati alla fine dello scorso anno al Cairo, tra l’imprenditore americano Massad Boulos e il presidente eritreo Isaias Afwerki. Un altro incontro sarebbe avvenuto con il ministro degli Esteri eritreo, Osman Saleh Mohammed, a settembre, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, ma il conflitto a Gaza e la guerra con l’Iran hanno frenato il processo. Poi la chiusura dello Stretto di Hormuz ha riattivato i canali negoziali. Lunedì l’imprenditore americano ha incontrato il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, che sta contribuendo a facilitare il dialogo tra gli Stati Uniti e il leader eritreo, a cui avrebbe comunicato l’intenzione di “iniziare presto a revocare le sanzioni contro l’Eritrea”.
Boulos ha origini libanesi ed è una figura molto vicina a Trump, è suocero di sua figlia Tiffany, è stato nominato dal presidente americano all’inizio del suo mandato consigliere per il medio oriente e il mondo arabo e gestisce anche le negoziazioni per raggiungere una tregua umanitaria in Sudan. Secondo il Wall Street Journal, “alcuni funzionari statunitensi hanno concluso che lo status quo, caratterizzato da sanzioni e un impegno minimo con l’Eritrea, non funziona e che la prospettiva di revocare le sanzioni per avviare un dialogo potrebbe portare benefici a lungo termine agli Stati Uniti nella regione del Mar Rosso. (...) Hanno affermato che la regione è troppo strategicamente importante perché gli Stati Uniti non tentino di riaprire i rapporti con l’Eritrea, nonostante la situazione dei diritti umani nel paese”.
Asmara è ricca di risorse minerarie, la sua costa sul Mar Rosso confina con l’Arabia Saudita e lo Yemen e il vicino Gibuti ospita la più alta concentrazione di basi militari straniere al mondo, tra cui quelle di Stati Uniti, Cina, Francia, Giappone e Italia. E le navi della Marina statunitense, compresi i gruppi d’attacco delle portaerei, utilizzano solitamente l’area per spostarsi tra il Mediterraneo e l’Oceano Indiano. Eppure per molti analisti la revoca delle sanzioni allo stato militarizzato e autocratico “senza nulla in cambio” segnerebbe un precedente pericoloso: nulla è cambiato in Eritrea dal 1993, dall’indipendenza del paese il leader è rimasto lo stesso e da allora ha consolidato il potere creando una delle dittature più repressive al mondo, tanto da essere definita la “Corea del nord d’Africa” per la repressione sistematica dei dissidenti politici e della libertà religiosa, la tortura dei prigionieri e la coscrizione forzata di gran parte dei giovani del paese al servizio militare.
Secondo la classifica di Freedom House, che valuta i diritti politici e le libertà civili in tutto il mondo, l’Eritrea e la Corea del nord si collocano entrambe ai vertici delle classifiche sui paesi più autoritari. Un riavvicinamento tra Stati Uniti ed Eritrea potrebbe anche avere ripercussioni su conflitti e rivalità in altre zone martoriate dalla guerra nel Corno d’Africa, hanno detto le fonti al Wall Street Journal, manifestando “il timore che l’Etiopia si stia preparando a una guerra con l’Eritrea, poiché il suo governo afferma che la nazione senza sbocco sul mare vanta rivendicazioni storiche sulle coste eritree”.