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Houthi e sauditi trattano la pace
Per Riyad l'obiettivo dell'incontro ad Amman è quello di normalizzare i terroristi filoiraniani per evitare che oltre alla chiusura di Hormuz, gli houthi blocchino anche il Mar Rosso. Tra le due parti il forum di dialogo è già aperto da tempo, ma ciò che cambia ora è il contesto, stravolto dalla guerra in Iran
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23 APR 26

Foto LaPresse
Due giorni fa, mentre la portaerei americana USS Gerard R. Ford transitava davanti alle coste dello Yemen sotto gli occhi degli houthi, qualche migliaio di chilometro più in là, in Giordania, due delegazioni si sono sedute a un tavolo per negoziare. Da una parte erano seduti i sauditi, che sostengono il governo sunnita, dall’altra gli houthi, il gruppo terroristico che minaccia di bloccare lo Stretto di Bab el Mandab e di aprire altri scenari imprevedibili per l’economia mondiale. In mezzo, a mediare, le Nazioni Unite, che dal cessate il fuoco del 2022 in Yemen portano avanti con estrema fatica dei colloqui per trovare una via d’uscita al conflitto che ha spaccato in due il paese del Golfo. Nulla di nuovo, il forum di dialogo era già aperto, ma ciò che cambia ora è il contesto, stravolto dalla guerra in Iran.
Dopo tanto tempo dall’ultima volta, la delegazione saudita e quella houthi si sono incontrate faccia a faccia, ad Amman. Si tratta di trattative che di fatto viaggiano in parallelo a quelle in corso in Pakistan tra Iran e Stati Uniti. I sauditi tentano di scongiurare lo scenario peggiore in assoluto: che oltre alla chiusura di Hormuz gli houthi blocchino anche il Mar Rosso, generando un choc globale ancora peggiore dell’attuale. Di contro, i terroristi sodali dell’Iran puntano a legittimarsi come interlocutore fondamentale per gli equilibri della regione. Finora, gli houthi hanno evitato di intervenire nel Mar Rosso al fianco dell’Iran, nonostante le loro minacce quasi quotidiane rivolte a Israele e Stati Uniti. Molti si chiedevano il motivo, che forse va ricercato proprio in queste trattative ad Amman: negoziare un riconoscimento ufficiale, una normalizzazione, per trovare un accomodamento accettato da tutti, soprattutto dai sauditi, che dal 2014 sono coinvolti in Yemen in una guerra fallimentare contro il gruppo filoiraniano. Finché si tratta, i missili sul Mar Rosso possono aspettare.