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Con la crisi a Hormuz, in Germania torna voglia di nucleare
Il 53 per cento dei tedeschi si dice contrario alla chiusura degli ultimi reattori nucleari decisa tre anni fa, ma non si torna indietro: gli ecologisti di governo sono forti localmente e stabili al 15 per cento su scala nazionale, con un’identità spiccatamente anti-AfD
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22 APR 26

Una centrale nucleare in Germania (foto ANSA/ CLAUDIO PERI)
Berlino. I tedeschi rimpiangono l’energia nucleare e, per una volta, sono perfettamente d’accordo con il cancelliere Friedrich Merz. Secondo un sondaggio condotto da YouGov e dall’Istituto Sinus, il 53 per cento dei tedeschi si dice contrario alla chiusura degli ultimi reattori nucleari decisa tre anni fa, mentre il 40 per cento la ritiene giusta. A dare forza ai contrari interviene anche il 32 per cento degli interpellati secondo i quali la decisione del 2023 di mandare in pensione le ultime centrali è stata “del tutto sbagliata”. Chissà se le risposte fornite sono state dettate dalla contingenza: tre anni fa, mentre il governo di Olaf Scholz chiudeva gli ultimi tre impianti nucleari, la Repubblica federale era nel pieno della crisi energetica seguita alla decisione occidentale di non comprare più il gas dalla Russia che aveva invaso l’Ucraina. Tant’è che la chiusura delle ultime tre fu posticipata di tre mesi, fino all’aprile del 2023, fra le proteste dei Verdi. Oggi la crisi energetica parte dallo Stretto di Hormuz e riguarda il petrolio ma fa poca differenza. Il rimpianto per l’energia atomica c’è e lo stesso Merz lo aveva riconosciuto lo scorso 10 marzo, mentre la Commissione Ue presentava i piani per l’espansione dei reattori modulari di piccola taglia (Smr). “La decisione (tedesca) è irreversibile”, chiarì il cancelliere. “Me ne rammarico, ma è così che stanno le cose”.
Il rimpianto c’è ma indietro non si torna. Lo conferma lo stesso sondaggio secondo cui non tutti quelli che ritengono sbagliata l’uscita dal nucleare puntano sull’energia atomica per il futuro. Oggi solo il 39 per cento degli intervistati ritiene l’atomo una forma di approvvigionamento energetico da utilizzare in futuro. Un risultato nettamente inferiore a quello dell’energia solare (62 per cento), dell’energia eolica (60 per cento) e di quella idroelettrica (50 per cento). Il nucleare combattuto per decenni dai verdi con l’adesivo del sole che ride e la scritta Atomkraft? Nein danke! Fa però meglio della biomassa o del biogas, preferiti dal 35 per cento. I combustibili fossili sono più indietro: il gas naturale arriva al 21 per cento, il carbone e il petrolio al 9 ciascuno, a conferma che i dogmi ecologisti (no al nucleare e no al bioetanolo perché quello che si coltiva va mangiato e non miscelato alla benzina) sono entrati nel dna politico dei tedeschi. Anche la recente ottima performance dei Grünen nel ricco Baden-Württemberg dimostra che gli ecologisti di governo sono forti localmente e stabili al 15 per cento su scala nazionale con un’identità spiccatamente anti-AfD. E’ proprio il partito sovranista quello che ha ancora da guadagnare, oggi come ieri, dalla litigiosità del governo. Se l’esecutivo a guida Scholz non sapeva decidersi sul nucleare, il gabinetto Merz-Klingbeil sembra incapace di decidere su come fornire sollievo ai tedeschi dal caro-benzina: tassare gli extraprofitti dei petrolieri come vogliono i socialdemocratici o dare sussidi ai pendolari come vorrebbe la Cdu di Merz? AfD osserva lo spettacolo, sale nei sondaggi e ringrazia.