Trump abbassa i costi della guerra di Putin contro l'Ucraina

Il presidente americano rinnova la sospensione delle sanzioni sul petrolio russo fino a metà maggio, nonostante il segretario al Tesoro Bessent avesse affermato il contrario
di
21 APR 26
Immagine di Trump abbassa i costi della guerra di Putin contro l'Ucraina

Il presidente americano Donald Trump

L’Amministrazione Trump ha rinnovato la sospensione delle sanzioni alla Russia per il petrolio che è già caricato sulle petroliere fino al 16 maggio. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, aveva detto che il rinnovo non ci sarebbe stato – c’erano state pressioni in questo senso anche da parte di alcuni esponenti del Partito repubblicano – ma il suo annuncio è stato disatteso e così il petrolio russo che è già in mare potrà essere venduto, con l’esclusione di alcuni acquirenti: Iran, Cuba e Corea del nord. Kirill Dmitriev, capo negoziatore del Cremlino ormai di casa in Florida, ha festeggiato su X: “La cooperazione economica ed energetica tra Stati Uniti e Russia continuerà”, ha scritto in un primo post, poi ripreso per aggiungere: “I guerrafondai del Regno Unito e dell’Unione europea non saranno contenti”.
La Casa Bianca non ha fornito spiegazioni sul fatto che Bessent avesse escluso il rinnovo della sospensione e poi il rinnovo sia invece arrivato, ma forse sono superflue: l’Amministrazione Trump continua ad alimentare la convinzione di Vladimir Putin di poter continuare la guerra. Soltanto la settimana scorsa la Russia ha lanciato, secondo i dati ucraini, più di 2.360 attacchi con i droni, più di 1.320 bombe aeree guidate e circa 60 missili di vario tipo sulle città dell’Ucraina. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha dichiarato che ci sono circa 110 navi cargo russe della cosiddetta “flotta ombra” – che grazie alle decisioni di Trump non sono più nell’ombra – in mare, con più di 12 milioni di tonnellate di petrolio russo a bordo che, “grazie al sollevamento delle sanzioni possono ancora una volta essere vendute senza che ci siano conseguenze”. Zelensky stima che questo petrolio valga circa 10 miliardi di dollari, “una risorsa che si converte direttamente in nuovi attacchi contro l’Ucraina”. La quale continua nella sua opera di distruzione efficace delle raffinerie e dei porti russi – è la strategia delle cosiddette “sanzioni che funzionano”, un’altra delle cose che l’Ucraina ha imparato a fare da sola, assieme ai droni, ai missili, ora pure anche a sistemi di difesa aerea simili agli Himars. 
Ma finché l’Amministrazione Trump abbassa il costo che Putin paga per la sua aggressione, più l’aggressione diventerà feroce, come stiamo vedendo da oltre un anno, durante il quale gli attacchi russi si sono intensificati e il numero delle vittime ucraine è aumentato di molto, toccando picchi che negli anni precedenti al ritorno di Trump alla Casa Bianca non si erano mai visti. Il Cremlino sa che i trumpiani credono alla sua forza e così ne mostra più di quella che ha: il capo dell’intelligence militare svedese, Thomas Nilsson, ha detto ieri in un’intervista al Financial Times che il Cremlino sta sistematicamente manipolando i suoi dati per far credere agli alleati occidentali dell’Ucraina che l’economia russa va bene, e che quindi va bene anche la sua macchina da guerra. “L’economia russa può entrare in soltanto due scenari: un declino di lungo periodo o uno choc. In ogni caso, continuerà a scivolare verso il disastro economico”, dice Nilsson, che sostiene, sulla base dei dati che ha a disposizione, che il prezzo del greggio degli Urali dovrebbe restare sopra i 100 dollari al barile per un anno almeno per recuperare il deficit di bilancio e per molto più a lungo per tutti gli altri problemi finanziari ed economici: “C’è un problema sistemico, non è un modello di crescita sostenibile quello che prevede di produrre materiale per la guerra che viene poi distrutto sul campo”.
Al Cremlino però ora basta non tanto avere la forza quanto che gli americani credano che ce l’abbia: è così che intensifica la sua guerra contro l’Ucraina. L’Amministrazione Trump chiude entrambi gli occhi davanti alle manipolazioni, alle bugie e agli inganni russi: lo si vede bene anche con l’assistenza che ha dato e continua a dare all’Iran. Il regime di Teheran è stato essenziale per la guerra di Putin contro l’Ucraina ma ha anche studiato quella guerra per modernizzarsi, aggiornarsi, sia per quel che riguarda la tecnologia dei droni e l’intelligenza artificiale sia per quel che riguarda i blocchi navali. Jacob Judah ha letto centinaia di pubblicazioni militari iraniane degli ultimi anni e ha raccontato sul Financial Times come si sono trasformate le tecniche e le strategie di guerra osservando quel che è accaduto in Ucraina. Oggi l’Iran riceve sostegno di intelligence e di armi dalla Russia mentre mette in pratica quel che ha imparato in questi anni contro obiettivi degli Stati Uniti, i quali hanno disdegnato l’aiuto ucraino – che invece gli altri alleati americani stanno prendendo e valorizzando – e hanno sospeso il sostegno all’Ucraina – che è la cosa di cui il vicepresidente J. D. Vance va più fiero – e alimentano la convinzione russa di poter vincere che si traduce in attacchi più intensi contro gli ucraini e in aggiornamenti sull’arte della guerra per l’Iran.