Non c’è una posizione unitaria su Israele. Italia e Germania contrarie alle sanzioni

Spagna, Slovenia e Irlanda chiedono la sospensione dell’accordo di associazione tra Ue e Israele. Ma per il ministro degli Esteri tedesco è “inappropriata”. La Commissione di Ursula von der Leyen è d’accordo con Berlino e Roma

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21 APR 26
Ultimo aggiornamento: 06:07 PM
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Foto ANSA

Bruxelles. Gli stati membri dell’Unione europea non riescono a trovare una posizione unitaria sulla politica da tenere nei confronti di Benjamin Netanyahu. Di fronte alla richiesta della Spagna di Pedro Sánchez, i ministri degli Esteri dell’Ue non sono riusciti a trovare un accordo su potenziali sanzioni contro Israele. Niente è cambiato rispetto a un anno fa, quando Madrid aveva chiesto con altre capitali di sospendere l’accordo di associazione Ue-Israele per la situazione a Gaza e in Cisgiordania. Non c’è unanimità per sospenderlo in toto, né la maggioranza qualificata necessaria a reintrodurre i dazi sui prodotti israeliani. Germania e Italia mantengono la loro linea: che sia su Gaza o il Libano, meglio il dialogo con Israele che le sanzioni. I due paesi sono decisivi per mantenere una minoranza di blocco. La Commissione di Ursula von der Leyen è d’accordo con Berlino e Roma.
Venerdì 17 aprile Spagna, Slovenia e Irlanda avevano formalizzato la loro richiesta di sospendere l’accordo di associazione tra Ue e Israele per la guerra in Libano e l’adozione di una legge sulla pena di morte che prende di mira i palestinesi. Sono gli stessi paesi che avevano avanzato la stessa richiesta nel 2024 per la guerra di Israele a Gaza. “L’Europa si gioca la propria credibilità”, ha avvertito il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares. “Dobbiamo dire chiaramente a Israele che deve cambiare modalità, che la guerra non può essere l’unica forma per relazionarsi con i paesi vicini del medio oriente”. Albares ha chiesto all’Ue di tenere “la stessa posizione che abbiamo adottato rispetto alla guerra di aggressione della Russia all’Ucraina”. L’Alto rappresentante, Kaja Kallas, ha sintetizzato così la discussione di oggi al Consiglio Affari esteri che si è tenuta a Lussemburgo. “Alcuni stati membri hanno proposto la sospensione piena o parziale dell’accordo di associazione Ue-Israele, così come restrizioni al commercio dei beni che vengono dagli insediamenti. Altri hanno espresso opposizione a queste proposte”. Nulla di fatto. Come un anno fa su Gaza.
Per sospendere completamente l’accordo di associazione “c’è bisogno dell’unanimità e non c’è stato il sostegno necessario nella stanza”, ha spiegato Kallas. Per sospenderlo parzialmente, reintroducendo i dazi contro Israele, come aveva proposto la Commissione la scorsa estate, basta la maggioranza qualificata. Ma per averla “alcuni paesi devono cambiare posizione”, ha detto Kallas. “Non lo abbiamo visto oggi. Queste discussioni continueranno”. L’Alto rappresentante ha anche annunciato che intende chiedere al commissario al Commercio, Maros Sefcovic, di esprimersi su una proposta di Francia e Svezia arrivata alla vigilia della riunione di Lussemburgo: vietare l’importazione di beni dagli insediamenti in Cisgiordania. “Per discuterne, se si guarda alle regole giuridiche, abbiamo bisogno di una proposta della Commissione”, ha spiegato Kallas. Ma Germania e Italia rimangono inamovibili e potrebbero opporsi anche al bando dei prodotti degli insediamenti. Berlino e Roma sono pronte solo ad adottare sanzioni contro i coloni violenti, su cui per il momento continua a pesare il veto dell’Ungheria.
La sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele è “inappropriata”, ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul. “Continuiamo a insistere sulla necessità di rendere possibile una soluzione a due stati. Ma questo deve avvenire attraverso un dialogo critico e costruttivo con Israele”, ha spiegato Wadephul. “E’ stata definitivamente accantonata la proposta di sospendere l’accordo commerciale, perché non ci sono né le condizioni numeriche né quelle politiche”, ha aggiunto il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani. “Credo sia meglio sanzionare individualmente i responsabili, penso ai coloni violenti, rafforzando le sanzioni, ma non credo che bloccare un accordo commerciale sia uno strumento utile (perché) finirebbe per colpire la popolazione israeliana nel suo complesso”.
A Lussemburgo i ministri degli Esteri hanno anche discusso della guerra in Iran e di Ucraina. Kallas ha annunciato che a maggio dovrebbero essere introdotte sanzioni attraverso un nuovo regime contro chi ostacola la libertà di navigazione. L’Ue è alla mercé di Donald Trump e della Repubblica islamica. “Il cessate il fuoco sembra reggere, ma la scadenza si avvicina. Se i negoziati non proseguiranno, i rischi saranno enormi”, ha avvertito Kallas. L’Alto rappresentante almeno spera di mettersi definitivamente alle spalle l’èra dei veti di Viktor Orbán sul sostegno all’Ucraina. Oggi Volodymyr Zelensky ha confermato che l’oleodotto Druzhba è stato riparato ed è di nuovo operativo. Gli ambasciatori dei ventisette stati membri si riuniranno oggi per dare il via libera al prestito da 90 miliardi di euro, dopo che Orbán ha indicato la sua disponibilità a togliere il veto. “Ci aspettiamo un accordo entro 24 ore. E’ un impegno già preso e speriamo che tutti gli ostacoli vengano rimossi”, ha detto Kallas, prima di aggiungere. Ma “non voglio portare iella”.