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Secondo Axios gli Stati Uniti valutano di dare 20 miliardi di dollari a Teheran in cambio dell'uranio
Washington sarebbe pronta a sbloccare fondi iraniani congelati. Teheran tratta mentre riapre lo stretto di Hormuz. Ma restano nodi su scorte e arricchimento. Lo scoop del sito americano
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17 APR 26
Ultimo aggiornamento: 08:13 PM

Il reattore iraniano ad acqua pesante di Arak prima che venisse colpito dagli attacchi aerei israeliani (foto Maxar Technologies)
Ciò che non è riuscito alle bombe, forse riuscirà ai dollari. Nel pieno di una tregua fragile, secondo Axios Washington e Teheran starebbero negoziando su una proposta concreta: sbloccare fino a 20 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati negli Stati Uniti in cambio della rinuncia alle scorte di uranio arricchito. Lo riporta il sito americano, citando fonti e interlocutori coinvolti nei negoziati, secondo cui le parti stanno discutendo un memorandum d’intesa di tre pagine per chiudere il conflitto. Non c’è ancora un accordo, ma i progressi sono stati “costanti” negli ultimi giorni.
Il contesto è in evoluzione. Nel pomeriggio l’Iran ha annunciato la riapertura completa dello stretto di Hormuz, dopo settimane di combattimenti che avevano bloccato uno dei passaggi energetici più cruciali al mondo. “In linea con il cessate il fuoco, il varco per tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto è dichiarato completamente aperto”, ha scritto su X il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Poco dopo è arrivata la conferma, con toni insolitamente cortesi, di Donald Trump: “L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto è pienamente aperto e pronto per il transito completo. Grazie”.

Dietro questa apertura, che arriva dopo il cessate il fuoco tra Israele e il Libano, potrebbe esserci la complessa trattativa sul destino di quasi 2.000 chilogrammi di uranio arricchito, di cui circa 450 al 60 per cento di purezza, un livello molto vicino a quello necessario per costruire armi nucleari (e già sufficiente per una bomba sporca). Per Washington e Tel Aviv è una priorità assoluta impedire che Teheran possa disporne. Per l’Iran la priorità potrebbe essere un’altra: ottenere liquidità per arginare una crisi economica già profonda prima della guerra e oggi ulteriormente aggravata.
Le cifre di cui si parla raccontano la distanza che separa ancora le parti. In una fase iniziale, gli Stati Uniti erano disposti a sbloccare 6 miliardi di dollari destinati a beni umanitari come cibo e medicine. L’Iran ha chiesto molto di più: 27 miliardi. La cifra su cui oggi si discuterebbe è 20 miliardi. “È una delle ipotesi sul tavolo”, ha detto ai giornalisti di Axios un funzionario americano, mentre un altro ha definito lo schema già ribattezzato “cash-for-uranium” solo “una delle tante opzioni in discussione”.
Qualora le trattative dovessero andare a buon fine, uno dei nodi principali resta cosa fare del materiale nucleare. Gli Stati Uniti hanno chiesto che venga trasferito all’estero, mentre l’Iran preferirebbe ridurne il livello di arricchimento sul proprio territorio. Un compromesso in discussione prevede una soluzione mista: parte dell’uranio verrebbe trasferita in un paese terzo, parte verrebbe neutralizzata in loco sotto supervisione internazionale.
Non è l’unico punto delicato. Il memorandum prevede anche una moratoria “volontaria” sull’arricchimento dell’uranio. Washington spinge per vent’anni, Teheran ne offre cinque. Nel frattempo si discute anche del futuro delle infrastrutture nucleari iraniane: Teheran potrebbe mantenere reattori per scopi civili, come la produzione di isotopi medici, ma dovrebbe impegnarsi a non utilizzare più siti sotterranei, che resterebbero fuori servizio.
Il presidente Trump ha dichiarato giovedì che i negoziatori statunitensi e iraniani si incontreranno probabilmente questo fine settimana per un secondo round di colloqui nel tentativo di concludere l'accordo. Secondo una fonte a conoscenza sentita da Axios, i colloqui dovrebbero svolgersi a Islamabad, probabilmente domenica. Il Pakistan sta mediando i negoziati, con il supporto dietro le quinte di Egitto e Turchia.