L’Europa deve ripensare il suo assetto per garantire la sicurezza. Il consiglio di Zelensky

Secondo il presidente ucraino, se gli Stati Uniti davvero pensano di ritirarsi dalla Nato, allora l’Unione europea ha bisogno di allargarsi per poter sostenere da sola la sicurezza del continente. Evocando in questo modo l’idea di attrazione che è poi il fondamento del progetto europeo

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11 APR 26
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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Foto Ansa

“E’ andata di merda”, ha detto un funzionario europeo a Politico parlando dell’incontro tra il presidente americano, Donald Trump, e il segretario generale della Nato, Mark Rutte: “La conversazione è stata una sequela di insulti” e Trump “sembra che abbia minacciato di fare più o meno qualsiasi cosa”. Rutte, che si è dato come mandato quello di non essere l’ultimo segretario della Nato, aveva edulcorato il suo incontro alla Casa Bianca, ma il messaggio ormai è diventato inequivocabile, e non saranno i tanti cavilli burocratici che di fatto trattengono gli Stati Uniti dentro la Nato a impedire al presidente americano di schiantare l’Alleanza atlantica.
Per questo c’è chi lavora ad alleanze che possano funzionare in un mondo in cui la pax americana non c’è più. Tra tutti spicca, come spesso è accaduto negli ultimi anni, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il più europeo, il più atlantista, il più occidentale dei leader. In una splendida intervista con Alastair Campbell per “The Rest Is Politics”, il podcast-video-spettacolo teatrale britannico che ci ricorda che l’informazione con le idee si può fare ed è pure seguita, Zelensky ha detto: “Se gli Stati Uniti davvero pensano di ritirarsi dalla Nato, allora la sicurezza europea si baserà soltanto sull’Unione europea, ma non nella sua attuale forma”. Come dimostrano gli accordi stessi dell’Ucraina con i paesi del Golfo Persico – anch’essi insofferenti alla scarsa protezione americana – ma anche il viaggio del premier britannico Keir Starmer nella regione, bisogna pensare a nuove forme di alleanza. Lo stesso premier canadese Mark Carney nel suo citatissimo discorso a Davos a gennaio aveva parlato della necessità di creare forme di associazione nuove per le medie potenze che da sole non possono garantirsi la sicurezza che serve nel nuovo assetto imperial-espansionistico di molti paesi.
Zelensky – che nella guerra mediorientale è andato in aiuto di paesi che non avevano aiutato l’Ucraina contro la Russia: non è un dettaglio da poco, in questi tempi in cui si prendono decisioni enormi in base all’ingratitudine percepita di questa o di quell’altra nazione – dice che l’Ue ha bisogno di allargarsi per poter sostenere da sola la sicurezza del continente. Con “allargarsi” il presidente ucraino non intende il laborioso processo di adesione all’Ue, visto che nessuno meglio di lui sa quanto è frustrante, ma evoca l’idea di attrazione che è poi il fondamento del progetto europeo: una volta aveva molto a che fare con l’America, questa calamita europea, oggi deve avere a che fare con sé stessa. “Regno Unito, Ucraina, Turchia e Norvegia, mi riferisco a questi quattro paesi forti che fanno parte dell’Europa – dice Zelensky – Insieme, Regno Unito, Ucraina e Turchia hanno eserciti più forti di quello russo. Senza l’Ucraina e la Turchia, l’Europa non può eguagliare la Russia. Con i quattro paesi a bordo può prendere il controllo dei mari, avere cieli sicuri e le forze di terra più grandi”. Non si tratta di fare la guerra, di essere offensivi, precisa il presidente ucraino che ha una certa contezza del dibattito (finto)pacifista europeo, “ma quando la Russia decide di avere un esercito di 2,5 milioni di persone entro il 2030, l’Europa deve pensare alla sicurezza e a come preservare la propria indipendenza”. Un tempo il Regno Unito faceva parte dell’Ue, dice Zelensky ricordando l’ovvio di fronte a un britannico che ancora si dispera per la Brexit, dieci anni dopo, e certo ci sono molte e altre preoccupazioni quando si parla di Turchia come di un paese europeo: “Ma puoi gestire ogni cosa se hai un’economia davvero grande – dice Zelensky – Ma la sicurezza viene prima, l’economia seconda, non viceversa”. Il presidente ucraino fa un discorso pratico, fatto di alleanze rapide e snelle, e non disquisisce del tradimento americano, perché sa che la minaccia esistenziale è un’altra, è la Russia, e l’alleanza della Russia con l’Iran, è l’asse violento dei regimi.
Le nuove alleanze nascono dall’ostilità americana ma non devono essere basate su questa ostilità, perché la parte non detta da Trump sul suo volersi disfare della Nato è chiara: all’America non conviene. Jim Townsend, un ex assistente del ministero della Difesa americano che si occupava di Europa e di Nato, ha detto al sito Axios: “Non c’è punizione che possiamo dare alla Nato o a un alleato europeo che non faccia male anche a noi”. E’ talmente chiaro che nel 2023 l’attuale segretario di stato Marco Rubio disse: “La Nato è un’alleanza militare essenziale che protegge gli interessi nazionali condivisi e rafforza la presenza internazionale dell’America”. Allora Rubio aveva proposto e fatto approvare – assieme ai democratici, un altro mondo – una legge ancora in vigore che impedisce al presidente degli Stati Uniti di ritirarsi dall’Alleanza atlantica senza l’approvazione del Congresso. Era quando l’interesse americano aveva un senso e non era l’arma ideologica per indebolire gli alleati e rafforzare i nemici.