Canada, Italia, Uk e Giappone hanno un’idea su un super aereo militare (senza Trump)

Ottawa sta cercando di entrare, almeno come osservatore, nel progetto GCAP. Questa mossa permette a Carney di restare saldamente dentro la Nato, senza però dipendere esclusivamente dagli Stati Uniti, anche alla luce delle tensioni recenti. Un test sulle due velocità dell’occidente


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11 APR 26
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Il primo ministro canadese Mark Carney. Foto Ansa


Secondo il Financial Times, il Canada sta cercando di entrare, almeno come osservatore, nel programma congiunto di caccia di nuova generazione sviluppato da Italia, Regno Unito e Giappone. Il progetto, noto come GCAP, nasce nel 2022 con un obiettivo preciso: sviluppare tecnologie militari avanzate riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti. Non è un dettaglio. I tre paesi che guidano l’iniziativa hanno caratteristiche diverse ma complementari. Il Regno Unito porta una lunga tradizione industriale e militare, oltre a una forte integrazione con il sistema anglosassone. Il Giappone rappresenta una potenza tecnologica che, per ragioni storiche, ha sempre cercato forme di autonomia compatibili con l’alleanza americana. L’Italia, infine, aggiunge una filiera industriale avanzata e una capacità di mediazione politica che spesso si rivela decisiva nei progetti multilaterali. Insieme, questi tre attori hanno costruito un’iniziativa che non rompe con l’occidente tradizionale, ma ne modifica gli equilibri.
Non c’è un centro dominante, ma una cooperazione tra pari, fondata su interessi condivisi e su una distribuzione più orizzontale delle competenze e delle responsabilità. E’ questo che rende interessante la mossa canadese. Ottawa resta saldamente dentro l’alleanza atlantica, ma sente l’esigenza di non dipendere esclusivamente dagli Stati Uniti, anche alla luce delle tensioni recenti. Avvicinarsi al GCAP significa esplorare una seconda gamba strategica, senza mettere in discussione la prima. Il punto non è sostituire un sistema con un altro. E’ affiancare al modello tradizionale, più gerarchico, una rete di cooperazioni più flessibili. In un contesto internazionale segnato da maggiore instabilità e da una minore prevedibilità americana, questo tipo di architettura può diventare un riferimento. Non perché sia perfetta, ma perché è replicabile: pochi paesi, capacità industriali reali, obiettivi chiari e una leadership distribuita. Più che un’alternativa all’occidente, è un modo per adattarlo a una fase nuova, in cui l’autonomia non è una deviazione, ma una condizione di equilibrio.