L'Unifil continua a collezionare incidenti e feriti. La missione stretta tra Idf e Hezbollah

Tre peacekeeper feriti nel sud del Libano. Ieri un razzo di origine ignota su Shama, quartier generale italiano. Nell'ultima settimana, sulle teste dei caschi blu oltre cento lanci al giorno dal Partito di dio, trecento dagli israeliani. Crosetto chiede regole d'ingaggio diverse. La scadenza a fine 2026

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3 APR 26
Ultimo aggiornamento: 03:08 PM
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Soldati e mezzi miloitari della Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) - foto Ansa

"Questo pomeriggio, un'esplosione all'interno di una postazione Onu ha ferito tre caschi blu, due dei quali in modo grave. Sono tutti attualmente in fase di evacuazione verso l'ospedale. Non conosciamo ancora l'origine dell'esplosione", ha dichiarato la portavoce dell'Unifil Kandice Ardiel. Nel pomeriggio di ieri, 2 aprile, un razzo di origine non ancora accertata ha colpito la base di Shama, quartier generale del contingente italiano e del settore ovest dell'Unifil, nel sud del Libano. Non si registrano feriti tra i militari italian, ma solo lievi danni alle infrastrutture. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha attivato la consueta catena di comando - Capo di Stato Maggiore, Comandante del Covi, Comandante del contingente - per ricevere aggiornamenti in tempo reale.
Non è la prima volta, e non sarà l'ultima. A metà marzo detriti di un razzo di Hezbollah intercettato dalle difese israeliane erano caduti sulla stessa base di Shama, danneggiando mezzi militari ma senza coinvolgere i soldati, avvertiti in tempo per raggiungere i bunker. Nel novembre 2024 era andata peggio: quattro militari italiani erano rimasti feriti in un analogo episodio.
Gli ultimi attacchi arriva in coda a una settimana già pesante per la missione Onu. Il 30 marzo due peacekeeper indonesiani erano rimasti uccisi in un'esplosione che aveva distrutto il loro veicolo nei pressi di Bani Hayyan, nel settore est. Il giorno prima, un terzo casco blu indonesiano era stato ucciso in un'esplosione all'interno di una base Unifil a Ett Taibe. Un altro contingente, quello ghanese, aveva già subito perdite il 7 marzo, con tre soldati feriti da colpi d'arma da fuoco. Dopo la morte dei tre indonesiani e un attacco al contingente francese, Parigi ha chiesto la convocazione del Consiglio di sicurezza, dove il capo delle operazioni di pace Onu Jean-Pierre Lacroix ha lanciato un appello affinché il Consiglio dia "un sostegno forte e unanime" alla missione.
Sullo sfondo un'escalation sistematica nel sud del Libano, alimentata dall'allargamento dell'offensiva israeliana dopo l'attacco congiunto israelo-americano sull'Iran di fine febbraio. Netanyahu ha ordinato di ampliare la zona cuscinetto per blindare l'Alta Galilea, mentre Hezbollah risponde con lanci sempre più intensi. Nell'ultima settimana i caschi blu italiani - 1.300 in tutto il paese - hanno rilevato oltre cento lanci quotidiani di razzi da parte delle milizie sciite e oltre trecento da parte dell'Idf, con i militari costretti a rifugiarsi nei bunker ogni giorno.
In questo contesto la missione si fa più complicata: i pattugliamenti continuano, l'accesso umanitario viene favorito dove possibile, ma l'operatività è compromessa. L'Italia, che dallo scorso giugno ha il comando della missione con il generale Diodato Abagnara, è da tempo in pressing per rivedere le regole d'ingaggio. Crosetto ha ripetuto più volte che il problema strutturale è esattamente quello: i peacekeeper possono subire attacchi, ma le loro possibilità di risposta restano ridottissime. La missione è prorogata fino al 31 dicembre 2026, con il 2027 come anno per l'eventuale smantellamento definitivo (salvo si decida per una chiusura anticipata).