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A Belgrado Vučić apre la campagna elettorale mandando la polizia nel rettorato
Il superpoliziotto fedelissimo del presidente serbo fa “sparire” il rettore per un giorno nell’università della capitale. E risveglia la rabbia delle piazze: il lungo sit-in di fronte all’edificio, fatto di cori e sfottò ai poliziotti
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4 APR 26

Il rettore dell'università di Belgrado, Vladan Dokić, saluta gli studenti al termine del suo discorso
"Potete perquisire gli uffici, non la coscienza delle persone. Potete mandare la polizia, ma per ogni pattuglia arriveranno migliaia di studenti. Sedici persone sono morte a Novi Sad, e nessuno ha risposto. Ma quando io prendo la difesa degli studenti, ecco che arriva la polizia". Parole di Vladan Đokić, rettore dell’università di Belgrado, nella fredda notte belgradese del 31 marzo. Sotto il suo balcone ci sono migliaia di studenti, in una giornata che segna il risveglio del loro movimento. E che, forse, lancia definitivamente la volata del rettore per le elezioni dell’anno prossimo.
La giornata di passione si apre con un blitz dell’unità di polizia criminale e del suo capo, Marko Kričak, nel rettorato. In estate Nikolina Sindelić, una studentessa, ha accusato Kričak di aver tentato di violentarla. Malgrado ciò, lui ha ottenuto una promozione in un quadro più ampio di sostituzione delle colombe all’interno della polizia con falchi più violenti e vicini al presidente della Repubblica Aleksandar Vučić.

Ufficialmente Kričak è lì per indagare sulla morte di una studentessa, caduta da una finestra della facoltà di filosofia il 26 marzo. Ma lui non entra da solo: c’è anche la TV filogovernativa Informer, che trasmette l’ispezione in diretta. Oltre allo sdegno, gli studenti sono in allarme: dov’è Đokić, il popolarissimo rettore che li ha supportati fin da subito e che il partito di governo, SNS, ha già designato come sfidante naturale di Vučić? Nessuno lo sa.
La situazione precipita nel pomeriggio: gli Studenti u Blokadi (studenti in blocco) chiamano un presidio di fronte al rettorato per le 7 di sera. Arriviamo a quell’ora e vediamo scontri con la polizia, che non si fa problemi a usare i manganelli. Ma il numero di cittadini assembrati è troppo alto: dopo un’ora di tensione, gli agenti antisommossa si ritirano da Trg Republike, il cuore pulsante di Belgrado, verso il quartiere di Dorćol. Restano un centinaio di poliziotti a presidiare le porte del rettorato.

Dopo un’attesa snervante, alle 21.50 Đokić esce al balcone. Tono solenne, messaggi chiari: "Una giovane donna è morta giovedì, e merita un’indagine approfondita. Noi volevamo e vogliamo collaborare. Ma invece abbiamo subito un’irruzione in diretta tv", dice Đokić. "I computer della segreteria del rettore non contengono informazioni utili, lo sanno tutti. Ma il punto è l’immagine della polizia che entra nell’università. E' pensata per voi, per farvi dire: se possono fare questo a loro, cosa potrà succedere a me?".

Dopo un’attesa snervante, alle 21.50 Đokić esce al balcone. Tono solenne, messaggi chiari: "Una giovane donna è morta giovedì, e merita un’indagine approfondita. Noi volevamo e vogliamo collaborare. Ma invece abbiamo subito un’irruzione in diretta tv", dice Đokić. "I computer della segreteria del rettore non contengono informazioni utili, lo sanno tutti. Ma il punto è l’immagine della polizia che entra nell’università. E' pensata per voi, per farvi dire: se possono fare questo a loro, cosa potrà succedere a me?".