Non siam pronti alla morte. L'Europa s'imbosca

Sarà il caso di cominciare a capire che cosa dobbiamo fare noi, sia come Italia che come Europa, in questa che è una guerra che probabilmente non finirà domani

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1 APR 26
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Ansa

Abbiamo negato agli Stati Uniti la base di Sigonella, e un giubilo di patriottismo sembra partire da ogni direzione. Finalmente abbiamo preso posizione! Meloni sta seguendo l’esempio di Sánchez! E’ l’effetto dello schiaffo referendario che le fa abbassare la cresta e la scolla dalla sua sudditanza nei confronti di Trump! Vabbè, commenti comprensibili. Tuttavia sarà il caso di cominciare a capire che cosa dobbiamo fare noi, sia come Italia che come Europa, in questa che è una guerra che probabilmente non finirà domani.
Il sentimento più diffuso nelle nostre cancellerie è quello di stare a guardare e sperare che finisca presto. Un atteggiamento sostanzialmente da imboscati. “Non è la nostra guerra” è il mantra, accompagnato dal fatto che Trump è pazzo e Netanyahu un criminale. E va bene anche questo. Ora, però, se uno allarga il campo, altre domande iniziano a sorgere. A partire dal fatto che non si capisce per quale motivo nel momento in cui si dà avvio a una guerra contro uno stato strutturalmente ostile all’occidente, ossia l’Iran degli ayatollah, uno stato di cui il cancelliere Merz pochi mesi fa, dopo l’attacco ai siti nucleari della scorsa estate, ha detto “gli israeliani stanno facendo per noi il lavoro sporco”, uno stato che ci sta mettendo in ginocchio dal punto di vista energetico bloccando Hormuz e attaccando il Qatar da cui ci approvvigioniamo per il gas, non si capisce in quale modo questa non sia anche una nostra guerra.
Ovviamente non ci metteremo a ricordare qui che si tratta di un regime in grado di uccidere più di trentamila dei suoi ragazzi in paio di giorni di gennaio (in questo caso il nostro umanitarismo d’accatto non vale!). Non ci metteremo a ricordare che si tratta di uno stato terrorista che da quasi cinquant’anni cerca continuamente di destabilizzare la regione, che predica la distruzione di Israele e che si auspica la cancellazione dell’America e dell’intero occidente. Dettagli.
Bisogna qui rimanere attaccati alla politica quotidiana. E quindi, non si capisce a cosa servirebbero i grandiosi e faraonici programmi di riarmo europeo se nel momento in cui sono necessarie navi per andare a sgomberare Hormuz la cosa non solo viene negata, ma ripudiata per paura di ritorsioni iraniane. O per paura di perdere navi e uomini. Il che può essere legittimo. Ma allora, perché non smetterla con qualsiasi idea che, oggi, se chiamati in causa in una guerra saremmo pronti per combattere? Perché, ripeto, programmare un riarmo? E’ evidente che l’Europa, oggi, non sarebbe sostanzialmente in grado di sostenere minimamente delle perdite in una guerra. Faremmo meglio ad alzare preventivamente bandiera bianca, sarebbe un atteggiamento di maggiore realismo. Del resto siamo vecchi, lo siamo davvero. Più vecchi che in qualsiasi altro periodo della storia. E, essendo vecchi, vogliamo solo essere assistiti.
L’esibizionista della pace, il narciso Pedro Sánchez, sventolando da un lato la bandiera arcobaleno e dall’altra le sue pale eoliche è diventato il nuovo punto di riferimento dell’Europa, praticamente un’immagine perfetta della dolce morte politica a cui abbiamo deciso di auto-condannarci. D’altro canto, non si capisce perché di fronte alla richiesta di aiuto da parte degli americani, che abbiamo deciso di ignorare, quegli stessi americani dovrebbero continuare a spendere denari per fornire difesa dalle nostre parti.
Siamo stati invece prontissimi a stracciarci le vesti, noi che ormai siamo un paese in cui il cattolicesimo è un fenomeno semi-residuale, perché il cardinale Pizzaballa ha deciso di forzare, quello sì un atto politico, un divieto che riguardava tutte le confessioni, a partire dagli ebrei che non possono recarsi al Muro del pianto, in una città santa su cui piovono missili iraniani.