Foto Epa, via Ansa
in messico
El Mencho è stato ucciso in un blitz dell'esercito messicano coordinato con l'intelligence americana
Il narcotrafficante aveva creato il cartello Jalisco Nueva Generación e rivoluzionato il sistema. È stato il primo capace di unire il Messico del narcotraffico. Dalla cocaina alle droghe sintetiche fino armi, Oseguera era riuscito a creare un impero criminale
Domenica a Tapalpa, stato di Jalisco in Messico, Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto ai più come "El Mencho", è stato ucciso in un blitz dell'esercito messicano con la collaborazione, secondo quanto hanno detto alcune fonti della difesa statunitense al Washington Post, del Joint Interagency Task Force-Counter Cartel, ossia una collaborazione tra militari messicani ed intelligence americana istituita circa un mese fa per scovare i più pericolosi narcotrafficanti. Ed "El Mencho" non era uno che di professione faceva solo narcotrafficante. Era il capo dei narcotrafficanti del cartello della droga Jalisco Nueva Generación (Cjng), il cartello più potente del Messico, quello che secondo la Drug Enforcement Administration (Dea) è la terza organizzazione criminale più pericolosa al mondo dietro la mafia russa e le triadi cinesi.
El Mencho (sul cui capo pendeva una taglia da 15 milioni di dollari da parte del Dipartimento di Stato americano) è stato un rivoluzionario del narcotraffico, per questo il suo cartello è riuscito a imperare a lungo. Aveva trasformato il suo cartello da una banda ristretta di uomini che si arricchivano enormemente sfruttando il lavoro di tanti, a una sorta di sistema aziendale in franchaising. Un sistema nel quale c'è sempre una banda ristretta di uomini che si arricchisce enormemente, ma permette a più persone di fare altrettanto. Un modello che ha in breve tempo si è espanso in tutto il paese convincendo sempre più narcos a lasciare i vecchi cartelli per passare con quello del Mencho. Al resto c'ha pensato l'esercito privato del boss. I cartelli di Sinaloa e Beltrán Leyva sono stati spazzati via. Stesso trattamento ricevuto da chi aveva "tradito" i vecchi cartelli aggregandosi alla Cjng. La violenza e soprattutto la spettacolarizzazione della violenza - esecuzioni in pubblico, smembramenti e teste mozzate esposte nelle strade come moniti - hanno fatto il resto. Il messaggio era chiaro: o state col Mencho, oppure questa è la vostra fine.
L'unione del Messico in un'unica grande associazione criminale dedita al narcotraffico e al commercio d'armi era impensabile sino a qualche anno fa. El Mencho è riuscito a fare ciò che i più consideravano impossibile. Secondo la Drug Enforcement Administration (DEA) degli Stati Uniti l'organizzazione dal 2018 a oggi è riuscita a unire sotto una stessa insegna i narcos del Golfo e la fazione di Los Chapitos, colpita duramente dagli arresti e dal trasferimento in America dei suoi principali leader regionali.
Grazie a queste operazioni, El Mencho riuscì ad accapparrarsi sia del commercio della cocaina, sia della produzione e del commercio (soprattutto extra confine) delle droghe sintetiche: metanfetamine e feniletilamine (ectasy e Mdma, per intenderci).
Secondo la Dea, ci sarebbe stato sempre El Mencho dietro il massiccio ingresso di Fentanyl (negli ultimi cinque anni) negli Stati Uniti. Un'operazione di narcotraffico avvenuta in joint venture con alcune delle triadi più importanti della Cina e con l'appoggio esterno di alcune bande criminali statunitensi.
El Mencho a lungo si è considerato più importante del presidente del Messico. E forse era così. Si è creduto inarrivabile. Non si comportava come gli alti leader dei cartelli. Non esibiva ricchezza e lusso in piccoli paesini e grandi alberghi nello Yucatan o a Città del Messico, Era un'ombra. L'ultima e unica sua fotografia in mano all'intelligence americana risaliva a 20 anni fa. Non era così. El Mencho era seguito da mesi, l'intelligence americana aspettava solo un suo errore per catturarlo. Trump era pronto addirittura a dare il via libera per l'ingresso delle forze speciali americane nel territorio messicano. Poi riuscirono a fargli cambiare idea. E così venne trovato un accordo tra Stati Uniti e Messico e venne creato il Joint Interagency Task Force-Counter Cartel.
L’operazione, pianificata dalle forze speciali messicane con quelle americane, puntava alla cattura del boss con un rapido blitz. L'operazione però si è trasformata in un violento scontro a fuoco che ha portato all'uccisione di cinque narcotrafficanti (oltre a cinque feriti) e al ferimentoi di tre soldati dei nuclei d'assalto dell'esercito messicano.
La morte del Mencho rappresenta un colpo più simbolico che operativo per il Cjng. Secondo alcuni esperti di narcotraffico, la struttura del cartello è fatta in modo di sopravvivere alla morte del capo. Nell’immediato, però, l’eliminazione del suo leader potrebbe avere un impatto sulla catena di approvvigionamento della droga verso gli Stati Uniti e aprire una fase di instabilità interna, con possibili lotte per la successione.
La notizia della morte del leader ha scatenato una reazione immediata e coordinata del CJNG in diverse aree del paese. In almeno una dozzina di stati si sono registrati blocchi stradali con veicoli incendiati, assalti a negozi e banche, sparatorie e roghi. Solo nello stato di Jalisco sono stati segnalati decine di posti di blocco improvvisati. A Guadalajara, una delle città che ospiteranno i prossimi Mondiali di calcio, si sono viste colonne di fumo alzarsi in vari quartieri. A Puerto Vallarta, importante località turistica sulla costa pacifica, alcuni residenti hanno parlato di “zona di guerra”.
Il governatore di Jalisco, Pablo Lemus Navarro, ha dichiarato il codice rosso, sospendendo il trasporto pubblico e gli eventi di massa. Il governo federale ha parlato di “coordinamento assoluto” tra autorità statali e centrali, invitando la popolazione alla calma. Nelle ore successive sono state arrestate almeno 25 persone, accusate di aver partecipato alle violenze o ai saccheggi. Diverse compagnie aeree internazionali hanno cancellato i voli verso la regione, mentre le autorità statunitensi e britanniche hanno invitato i propri cittadini a prestare la massima cautela.
.
L'editoriale dell'Elefantino