Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump mostra la tabella dei dazi presentandoli alla Casa Bianca, Washington, 2 aprile (foto ANSA)

la sentenza

La Corte suprema annulla i dazi di Trump

Redazione

Secondo i giudici il presidente ha oltrepassato i suoi poteri senza una chiara autorizzazione del Congresso. La sentenza è passata con sei voti favorevoli: hanno votato contro Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che i dazi introdotti dal presidente Donald Trump durante il suo secondo mandato sono illegali. Secondo la Corte, "il presidente ha oltrepassato i suoi poteri, imponendo i dazi senza una chiara autorizzazione del Congresso". La decisione è passata con sei voti a favore e tre contro. I giudici Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh hanno espresso parere contrario. Non è ancora chiaro se l'Amministrazione debba restituire i soldi incassati in questi mesi. Il rischio è un enorme buco nel bilancio federale, se si considera che i nuovi dazi introdotti da Trump hanno prodotto circa 200 miliardi di dollari di gettito secondo i dati diffusi a dicembre dalle dogane americane, la Customs and Border Protection.

La pronuncia dei giudici era attesa e rappresenta un brusco freno all'agenda economica del presidente. Il ricorso contro l’amministrazione era stato presentato da alcuni gruppi di imprese americane, affiancati da 12 stati federati, che sostengono di aver subito danni economici a causa dei dazi. Secondo quanto riporta Cnn, Trump ha definito la decisione una "vergogna" e ha assicurato di avere un piano di riserva.

È la prima volta che l'Alta Corte ha definitivamente bocciato una delle politiche del secondo mandato di Trump. Sebbene la composizione dell’attuale collegio sia a netta maggioranza conservatrice, con sei giudici su nove nominati da presidenti repubblicani, di cui tre proprio da Trump, su questi temi, l’impostazione giuridica repubblicana va in direzione opposta. In altri ambiti, come la deportazione dei migranti, la maggioranza conservatrice della Corte ha finora concesso a Trump ampia libertà di dispiegare il potere esecutivo in modi innovativi. 

Il caso riguardava due categorie di dazi. Trump ne ha imposto uno praticamente a tutti i paesi del mondo, apparentemente per riparare i deficit commerciali. Ha imposto l'altro gruppo di dazi a Messico, Canada e Cina, affermando che questi paesi sono responsabili del flusso di fentanyl illegale negli Stati Uniti. La corte ha respinto l'argomentazione di Trump secondo cui una legge del 1977, l'International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), autorizzava implicitamente entrambi i gruppi di dazi. "Se il Congresso avesse voluto conferire il potere distinto e straordinario di imporre dazi, lo avrebbe fatto espressamente", ha scritto il giudice capo, John Roberts

Il piano B a cui fa riferimento Trump è stato più volte tratteggiato dal segretario al Tesoro Scott Bessent e dal direttore del Consiglio economico nazionale Kevin Hassett. Secondo gli uomini della Casa Bianca, sarebbe possibile usare altre leggi per sostituire i dazi imposti secondo l’Ieepa. Ci sono alcune alternative, come alcune leggi che potrebbero consentire al presidente di usare i dazi per far fronte a grandi e gravi deficit della bilancia dei pagamenti o per rispondere a paesi che discriminano il commercio con gli Stati Uniti. Ma in realtà la questione non è così chiara dal punto di vista giuridico, altrimenti l’Amministrazione Trump avrebbe usato dall’inizio queste normative.

L'Unione europea, in una nota, ha fatto sapere che sta "analizzando attentamente" la sentenza dei giudici. "Restiamo in stretto contatto con l'amministrazione statunitense per chiarire quali misure intende adottare in risposta a tale sentenza. Le imprese su entrambe le sponde dell'Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Continuiamo quindi a sostenere tariffe basse e a lavorare per ridurle", ha dichiarato un portavoce della Commissione Ue.

Il nuovo regime tariffario era stato annunciato lo scorso aprile in occasione del cosiddetto “liberation day”, provocando settimane di turbolenze sui mercati finanziari e preoccupazione tra gli alleati degli Stati Uniti. Pur avendo successivamente attenuato alcune delle misure più severe, gli Stati Uniti hanno chiuso il 2025 con un’aliquota tariffaria effettiva superiore al 10 per cento, il livello più alto dalla Seconda guerra mondiale.

 

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