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Il personaggio #2

Chi è Jorge Rodríguez, il Fouché del chavismo

Maurizio Stefanini

Psichiatra, stratega e potere dietro il trono di Nicolás Maduro, mentore della sorella Delcy e protagonista di trattative opache con Washington, Jorge incarna l’anima più cinica della rivoluzione bolivariana: quella pronta a tutto, anche a sacrificare il leader, pur di sopravvivere

Il Telegraph ha tirato fuori la storia di un “Patto di Doha” concluso dai fratelli Delcy e Jorge Rodríguez dopo mesi di negoziati segreti con l’Amministrazione Trump, tra aprile e settembre. Scopo: una transizione per lasciare intatto l'apparato statale chavista senza Nicolás Maduro in cambio di un pieno accesso alle risorse del Venezuela. Complottismo, forse, ma dà una idea della immagine che ha Jorge Jesús Rodríguez Gómez, psichiatra, classe 1965, e di quattro anni più anziano di Delcy. Indicato come un “Fouché del chavismo”, un romanzo del 2020 che sotto identità fittizie è in realtà una loro biografia ha definito lui e Delcy “i fratelli sinistri”. Entrambi sono stati definiti anche “il potere dietro al trono”. In teoria, la più potente è lei, confermata presidente ad interim da un’Assemblea nazionale di cui è stato confermato alla presidenza lui. In pratica, è considerato lui il mentore della sorella.

Il padre era un guerrigliero arrestato nel 1976. Torturato per fargli rivelare dove lui e i suoi compagni avessero nascosto un imprenditore statunitense sequestrato, morì senza parlare, tant’è che il rapito fu liberato solo quattro anni dopo. I responsabili della morte furono puniti, ma la vedova, anche lei di nome Delcy, crebbe i “figli del martire” con l’idea di vendicarlo. Coccolati da un’area ideologica che li riconobbe come leader fin da studenti, Chávez li selezionò tra i suoi collaboratori. “La rivoluzione bolivariana è stata la nostra vendetta personale”, ha detto Delcy.

 

A parte avere reso la sua vistosa calvizie di moda, Jorge ama la bella vita, il lusso, i ristoranti mondani e i viaggi in prima classe, con soggiorni in hotel a cinque stelle pagati dal tesoro pubblico o da appaltatori amici. Le sue fughe nella Repubblica dominicana e le sue vacanze in Messico sugli aerei della Pdvsa, con “diarie” di decine di migliaia di dollari pagate dallo stato, sono leggendarie. Al punto da far pensare che proprio per mantenere questo stile sia disposto anche a accordarsi con l’America di Donald Trump.

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