L'arsenale dei regimi

Tutte le armi fornite da Russia, Cina e Iran al Venezuela. Ma Maduro ha un dubbio

Paola Peduzzi

Droni, carri, elicotteri e manutenzione dei sistemi militari. Le alleanze strategiche consentono al regime di Caracas di accumulare armi sofisticate e creare un asse anti-occidentale, ma l’efficacia reale dell’esercito resta un'incognita

Missili da crociera iraniani  per colpire le navi, missili terra-aria russi per colpire aerei a bassa quota, mezzi blindati cinesi, alcuni vecchi caccia americani F-16. L’arsenale di Nicolás Maduro, presidente del Venezuela, è il frutto delle sue alleanze, la conferma di un asse che ha come obiettivo scardinare l’ordine democratico del mondo. Le entrate petrolifere hanno permesso al regime venezuelano di avere una capacità di spesa in armi che gli esperti considerano unica nella regione: sulle armi americane c’era l’embargo, così Maduro si è rivolto ad altri fornitori, a partire dall’Iran, che ha consegnato la tecnologia per realizzare droni dotati di missili. Ma il più grande fornitore di armi del Venezuela è di gran lunga la Russia, che ha fornito di tutto, dai carri armati agli elicotteri, dai fucili di precisione Dragunov ai lanciamissili a spalla Igla-S. 

Mosca, secondo quanto ha ricostruito il New York Times, contribuisce anche alla manutenzione di alcuni sistemi, oltre che a un flusso continuo di armi: un aereo russo Ilyushin Il-76, in grado di trasportare 50 tonnellate di carico militare, è atterrato a Caracas in ottobre e Maduro ha chiesto a Russia e Cina di contribuire a rafforzare le capacità militari. Gli aerei da combattimento Sukhoi di fabbricazione russa costituiscono la spina dorsale delle difese aeree del Venezuela. Sulla carta, questi aerei danno al Venezuela una delle flotte di aerei da combattimento più capaci dell’America latina, dotata di missili aria-aria a lungo raggio. Le stime variano di molto, ma si pensa che il Venezuela, in tutto, abbia più di 30 aerei da combattimento funzionanti, più di 40 navi della Marina e fino a 200 carri armati.

Ci sono molti dubbi sulla capacità dell’esercito venezuelano di far funzionare questo arsenale, ma non sulla sua natura: “Iran, Russia e Cina ora operano militarmente, tecnologicamente e con l’intelligence in Venezuela”, ha detto María  Corina Machado, leader dell’opposizione al regime di Maduro che ha appena ricevuto il Nobel per la Pace (e che deve vivere nascosta per le continue minacce che riceve). Come scrive Anne Applebaum nel saggio “Autocrazie”, Russia, Cina, Iran e Venezuela non hanno un’ideologia condivisa, non hanno sotto alcuni aspetti nemmeno interessi condivisi, se non quello di creare un fronte ostile alle democrazie occidentali. Per loro, dice la studiosa, lo stato di diritto, i media liberi, la giustizia indipendente, cioè i valori fondanti dell’ordine liberale, sono una minaccia, ed è per questo che si uniscono, per contrastare questa minaccia – e naturalmente per conservare il proprio potere. L’arsenale venezuelano ne è la dimostrazione, anche se resta un’incognita di fondo che per Maduro oggi è più importante che mai: lui ha chiesto aiuto a Russia e Cina contro l’America, ma i suoi alleati glielo daranno? Casa e protezione, come è accaduto per l’ex dittatore di Damasco, Bashar el Assad, ora a Mosca, non sono l’aiuto che si aspetta Maduro.
 

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi