L'ipotesi Jean-Louis Borloo per salvare il macronismo e l'esempio italiano

Quello che serve alla Francia per uscire dall’impasse, oggi, è un governo tecnico, un primo ministro tecnico all’italiana, un Mario Monti o un Mario Draghi francese, dice al Foglio Brice Couturier, giornalista di France Culture
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10 OCT 25
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Parigi. Entro stasera il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron dovrebbe sciogliere la riserva sul nome del prossimo premier, colui che proverà a costruire un governo di larghe intese dopo il tentativo fallito di Sébastien Lecornu, e lunedì presenterà in consiglio dei ministri la proposta di manovra finanziaria per il 2026, prima dell’inizio dei dibattiti in Parlamento. Ieri, fino a metà pomeriggio, è circolato con insistenza il nome del centrista Jean-Louis Borloo, ex ministro di Chirac e Sarkozy, ma che sa dialogare con la sinistra e non ha ambizioni per l’Eliseo nel 2027: insomma tutte le caratteristiche ricercate da Macron per incarnare quello che Politico ha definito un “gouvernement déprésidentialisé”. Sollecitato dall’Afp, Borloo ha negato qualsiasi contatto con l’Eliseo. Ma secondo diverse fonti sentite dall’Huffington Post, Gabriel Attal, leader di Renaissance e capogruppo dei macronisti all’Assemblea nazionale, avrebbe sondato il tasso di popolarità di un ticket Jean-Louis Borloo-Laurent Berger (ex leader del sindacato riformista Cfdt) tra i deputati di destra e sinistra. Il profilo di Borloo piace anche al leader dei gollisti Bruno Retailleau, il turbolento ministro dell’Interno che con un tuìt, domenica sera, ha precipitato la caduta del Lecornu I. A un evento sulla competitività organizzato ieri da Politico, Retailleau ha definito il profilo di Borloo “disruptif”, aggiungendo che l’ex primo ministro rispetta due requisiti fondamentali per la partecipazione dei Républicains al prossimo governo: “Non è né di sinistra, né macronista”.
“Borloo potrebbe essere una soluzione. Ma quello che serve alla Francia per uscire dall’impasse, oggi, è un primo ministro tecnico all’italiana, un Mario Monti o un Mario Draghi francese”, dice al Foglio Brice Couturier, giornalista di France Culture, saggista e fine osservatore della vita politica d’oltralpe. “La Francia è sempre stata vista dall’Italia come un modello di stabilità, ma oggi assistiamo a un ribaltamento: è l’Italia a essere stabile e la Francia instabile. Avete avuto dei governi tecnici che hanno risollevato il paese: potremmo benissimo fare la stessa esperienza. È evidente che abbiamo bisogno di riforme radicali, poiché il nostro modello non è più sostenibile. Siamo uno dei paesi più indebitati della zona euro e il caos che regna favorirà, al momento della discussione della legge di bilancio in Parlamento, una demagogia peggiore di quella che abbiamo conosciuto finora”, secondo Couturier. Sarkozy, Hollande e Macron hanno cercato di riformare in profondità il modello francese, “ma hanno fallito tutti e tre”, sottolinea il giornalista di France Culture. “Non è la volontà politica a mancare: è il sistema che resiste a qualsiasi modifica strutturale. Di conseguenza, se si vuole riuscire a riformare questo paese che sta crollando, bisognerà ricorrere a un’altra soluzione, una soluzione puramente tecnica. Si dice sempre che l’Italia è il laboratorio politico dell’Europa e anche in questo caso potrebbe essere vero. Non so se Macron andrà in questa direzione, ma la nomina di un tecnico è una delle ipotesi sul tavolo. Non esistono soluzioni politiche, perché non c’è la maggioranza assoluta in Parlamento”, spiega al Foglio Couturier.
È la stessa Quinta Repubblica a essere stanca. “Le nostre istituzioni sono state concepite da De Gaulle per favorire il raggruppamento della destra e della sinistra sotto la guida della parte più centrista della destra e della parte più centrista della sinistra. Quello che abbiamo oggi è invece una frammentazione tripartitica, in cui la destra e la sinistra sono dominate dalla loro componente più radicale. Ed è questo che favorisce la comparsa di un blocco centrista”, dice al Foglio Couturier, prima di aggiungere: “Se c’è un blocco centrale al centro, ovviamente, a destra e a sinistra, sono i più radicali a dettare legge, a dare il tono. Ed è quello che sta succedendo, dato che la France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, di fatto, ricatta il resto della sinistra, e a destra il Rassemblement national di Marine Le Pen e Jordan Bardella domina completamente la scena conservatrice. Le nostre istituzioni non erano state pensate per un simile schema: sono state costruite per favorire il bipolarismo politico e il predominio del centro, poiché per vincere è necessario convincere l’elettorato centrista indeciso. Ma oggi non è più così. È necessario cambiare le istituzioni”. Couturier, nel 2017, ha dedicato un libro all’attuale presidente francese, “Macron, un président philosophe”. Con il suo progetto di superamento della destra e della sinistra, “Macron, semplicemente, prendeva atto del fatto che i due partiti di governo erano a fine corsa. Non bisogna dimenticare che alle ultime presidenziali la candidata gollista, Valérie Pécresse, ha ottenuto meno del 5 per cento dei voti e la candidata del Partito socialista, Anne Hidalgo, l’1,7”.