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cosa succede a tel aviv

I razzi del Jihad islamico colpiscono Israele, che studia le mosse di Hamas

Fabiana Magrì

L'attacco nel sud del paese è arrivato 36 ore dopo l'uccisione di tre comandanti jihadisti nella Striscia di Gaza. "Non siamo interessati a una guerra. Ma siamo pronti per ogni scenario", ha detto il portavoce militare israeliano Hagari

Tel Aviv. Ha atteso 36 ore il Jihad islamico prima di reagire all’attacco con cui Israele ha eliminato tre comandanti dell’organizzazione nella Striscia di Gaza, che l’intelligence dell’esercito ha classificato come minaccia imminente, una fonte di “instabilità” e di “escalation”. L’organizzazione ha scaricato sul territorio ebraico una raffica di razzi che sono piovuti sulle comunità nel sud di Israele, lungo la costa sulle città di Ashkelon, Ashdod, Bat Yam e Giaffa, fino al centro del paese sfiorando Tel Aviv. Una reazione prevista dai militari israeliani che avevano disposto misure precauzionali per mettere al riparo la popolazione civile  – oltre 1 milione di persone nelle zone a rischio – chiudendo le scuole, fermando il traffico ferroviario e invitando i residenti a tenersi il più possibile nei pressi dei rifugi.

“L’operazione ha esclusivamente come obiettivo il Jihad islamico palestinese nella Striscia”, ha ribadito il portavoce militare israeliano Daniel Hagari in un briefing con la stampa. La campagna “preventiva”, basata su elementi di intelligence che affondano le radici all’inizio del mese di Ramadan, quando il Jihad aveva colpito Israele con lanci di razzi da ogni confine, Gaza, Libano e Siria, era in agenda da una settimana. Da quando la morte dell’attivista palestinese Khader Adnan in una prigione israeliana dopo un lungo sciopero della fame aveva scatenato il precedente lancio di oltre 100 razzi sul sud del paese. “Israele –  ha detto Hagari rivolgendo di tanto in tanto lo sguardo allo schermo su cui arrivavano gli aggiornamenti in tempo reale delle traiettorie dei razzi – non è interessato a una guerra. Ma siamo pronti per ogni scenario”.

La prima fase dell’operazione “Scudo e Freccia”, lanciata da Tzahal, le Forze di difesa israeliane, nella notte tra lunedì e martedì, ha puntato sull’effetto sorpresa. Un attacco nel cuore della notte, dritto nelle camere da letto dei tre uomini chiave del Jihad islamico. Seppure l’esercito ha elogiato l’esito di un’azione condotta con “precisione progettuale ed esecutiva”, ci sono stati morti anche tra i civili, tra cui donne e bambini. Tra gli obiettivi militari colpiti, anche una decina di avamposti operativi a sud e nel centro della Striscia. La seconda fase è iniziata dopo le 36 ore, trascorse in una sorta di suspense, in cui l’organizzazione, alleata dell’Iran nella Striscia, ha digerito l’attacco subìto e ha elaborato una strategia. Una suspence che lasciava aperte domande su come si sarebbero posizionati gli altri gruppi nemici di Israele. Soprattutto Hamas, che aveva manifestato approvazione per il precedente lancio di razzi ma che, secondo tutti gli analisti, non avrebbe convenienza a istigare l’escalation. Ciò che è venuto dopo è parso seguire un copione già visto. La raffica di centinaia di razzi e colpi di mortaio dalla Striscia verso il territorio ebraico. Non senza interferenze da parte di Tzahal, che ha continuato a colpire esponenti e postazioni militari del Jihad islamico. Il premier Benjamin Netanyahu ha detto che “Israele è pronto ad allargare l’operazione a Gaza”. Il ministro della difesa Yoav Gallant ha chiesto al governo l’autorizzazione di prorogare lo stato di emergenza a tutela delle comunità nel raggio di 80 chilometri dalla Striscia. Sui media egiziani è iniziato a circolare l’invito per un cessate il fuoco tra i due fronti.

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