Ansa

Giustificare le ragioni del terrorismo palestinese non aiuta a sconfiggerlo

Ben-Dror Yemini

Israele può solo difendersi dall’odio che arriva dalla Palestina. Il racconto di Jenin e il rifiuto del compromesso

No, non ci sono “due parti”. E no, non è l’“occupazione”. E no, non è neanche che “non hanno una prospettiva politica”. Queste sono illusioni e false affermazioni che non serviranno ad abbassare il livello del terrorismo. Al contrario, ne incoraggeranno l’incremento. E il fatto che vi siano molti utili idioti, appartenenti ai circoli illuminati e progressisti del mondo, incluso in Israele, che adducono delle giustificazioni al terrorismo, non dà ragione a tutte queste persone. Non esiste una “spirale di violenza”. C’è una parte palestinese, che è filoiraniana o jihadista, che non è per nulla interessata alla riconciliazione e alla pace, ma piuttosto alla distruzione dello stato ebraico.

 

Il leggendario leader degli arabi di Palestina era un islamista nazista, il Muftì Haj Amin al Husseini, che predicava lo sterminio degli ebrei. La sua eredità continua a vivere. Hamas e la Jihad sono suoi epigoni e proseguono sulle sue orme. L’incitamento all’odio contro gli ebrei continua. L’Ue minaccia di fermare i finanziamenti, ma sono solo minacce. E c’è poi un’altra parte, quella degli ebrei che, perseguitati in quasi tutti i paesi del mondo, fuggiti o espulsi, dall’Europa o dai paesi arabi, hanno infine ricevuto il diritto all’autodeterminazione e hanno costituito uno stato. Il rifiuto arabo al compromesso e alla partizione ha portato a una doppia Nakba: sia palestinese sia ebraica. Nel corso degli anni del conflitto, gli ebrei hanno ripetutamente teso la mano per la pace, disposti a fare concessioni di vasta portata. La mano tesa è stata ripetutamente respinta, e, quando i palestinesi preferiscono la jihad e il terrorismo, Israele deve rispondere. Quando gli americani uccisero il leader di al Qaida, Osama bin Laden, nessuno ha condannato “entrambe le parti”. Pertanto, ringrazio il Papa per aver condannato la violenza nel suo discorso settimanale della domenica, ma tutta la violenza appartiene alla parte che sostiene il terrorismo, che educa i suoi figli all’odio, che si identifica in messaggi di antisemitismo e razzismo.

Il problema non è mai stato una “prospettiva politica” o una “speranza di una vita migliore”, perché gli esecutori del terrorismo, chi li manda, chi li sostiene, chi li incoraggia, non vogliono alcuna prospettiva politica e alcuna speranza di una vita migliore. Vogliono un mondo oscuro, fatto dai “Fratelli musulmani”. Dopotutto, il loro modello è il Mufti. E il loro ultimo leader, e quello di tutti i “Fratelli musulmani” nel mondo, è stato lo sceicco Yusuf Qaradawi, che rivolgeva ai musulmani l’appello a “Completare l’opera di Hitler”. I suoi discepoli sono coloro che controllano la programmazione della televisione palestinese, dove continua la chiamata allo sterminio degli ebrei.

Proviamo allora a dire che il problema sia l’occupazione. Quando masse di giovani dall’Europa, centinaia o migliaia da ogni paese, hanno lasciato il carnaio urbano per unirsi allo Stato islamico, non è stato per via dell’occupazione o per una “prospettiva politica”. Tra loro c’erano medici, ingegneri e professionisti. Hanno subìto il lavaggio del cervello, attraverso i social network, attraverso i predicatori nelle moschee, attraverso un canale di incitamento come Al-Jazeera. Alcuni di loro si sono cimentati nelle decapitazioni. “La più grande minaccia per gli Stati Uniti è il Regno Unito”, scrisse la rivista New Republic quando emerse l’entità del sostegno dei giovani musulmani ad al Qaida nel Regno Unito. Era il 2006. L’articolo accese un dibattito. Quando in seguito migliaia di britannici si sono offerti volontari per l’Isis, è diventato chiaro che questi  numeri non erano solo opinioni e sondaggi. E quando l’esercito americano si è mobilitato per sconfiggerli, nessuno ha detto che “la spirale di violenza dovrebbe essere fermata”. Esattamente come, nel caso in cui vi fossero un stupratore e una donna violentata, nessuna persona normale direbbe che “la spirale di violenza tra di loro deve essere fermata”. Il problema sono coloro che preferiscono la Jihad alla pace e alla riconciliazione, anche se sono descritti come la parte debole. Quelli che rifiutano tutte le proposte della comunità internazionale per togliere il blocco dalla Striscia di Gaza e preferiscono i razzi al benessere, sono loro il problema.

Finché non si inizia a parlare di Israele. A quel punto, la follia raggiunge nuove vette. Il canale Al-Jazeera dei Fratelli Musulmani e la Bbc hanno entrambe pubblicato lo stesso titolo: “Nove palestinesi uccisi a Jenin”. Questo è lavaggio del cervello. Perché a Jenin sono stati uccisi nove jihadisti, oltre a una donna, che purtroppo si è trovata nel fuoco incrociato. Progettavano di effettuare un attacco terroristico contro Israele, che ha risposto con un attacco preventivo. Il New York Times ha fatto un ulteriore passo avanti affermando che il l’uccisione è stata un risultato del nuovo governo di destra. Il precedente governo forse non operava a Jenin? E il governo americano non combatte la jihad? Il linguaggio utilizzato determina l’effetto sulla mente del pubblico. Israele è una democrazia e, dopo tutto, ci sono israeliani stessi che diffondono la propaganda di bugie e giustificazioni al servizio del terrorismo. La maggior parte delle volte hanno buone intenzioni. Vogliono aiutare i deboli, adoperarsi per una soluzione pacifica. Ma nessuno può esimersi dai fatti. E quando i fatti basilari vengono ignorati, l’impatto sulla mente del pubblico è determinato di conseguenza. Sui media internazionali questa è ritenuta un’ulteriore aggressione israeliana, nel contesto dell’occupazione, e i poveri palestinesi sono costretti a rispondere con la loro follia omicida.

Solo pochi giorni fa c’è stato un attacco terroristico suicida in una moschea nella città di Peshawar, in Pakistan. Musulmani hanno ucciso altri musulmani. Almeno 92 morti, e i numeri sono ancora in aumento. Il vero nemico dei musulmani e dei palestinesi è il terrorismo, la Jihad e Hamas, e non chi lo combatte. Questo non vuol dire che tutto ciò che l’occidente ha fatto nell’ambito della guerra al terrorismo sia giustificato. E non è neanche necessario giustificare ogni soldato israeliano, uno su cento, che faccia del male a un palestinese senza giustificazione, né la creazione degli avamposti, che non fanno altro che recar danno alla sicurezza. Ma non dobbiamo dimenticare: la guerra israeliana contro il terrorismo, Hamas e la Jihad è una lotta necessaria e legittima. Non c’è bisogno di rinunciarvi a causa della follia che adduce loro scuse e giustificazioni.

Ben-Dror Yemini, giornalista, conferenziere e ricercatore israeliano, autore del libro “Industry of Lies”

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