Foto di Lewis Joly, via LaPresse 

Alla guida della capitale di Francia

I tormenti (anche sullo stadio) della sindaca Hidalgo, in una Parigi quasi fallita

Mauro Zanon

Per far respirare le casse del comune, la prima cittadina ha annunciato l'aumento dell'Imu del 52 per cento: “Per mantenere i servizi pubblici e accelerare la trasformazione ecologica non abbiamo altra scelta”

Parigi. Il commissariamento del Comune di Parigi “non è da escludere”, ha detto il ministro dei Trasporti francese Clément Beaune, perché nella capitale francese “c’è una grave situazione finanziaria che non è, come dice Anne Hidalgo, legata al Covid-19. Le cifre sono eloquenti, il debito, dall’inizio del mandato della signora Hidalgo nel 2014, è raddoppiato”. Suonano come un ultimatum le dichiarazioni del ministro Beaune rivolte alla sindaca socialista di Parigi, Anne Hidalgo, l’ex grande promessa della gauche francese, oggi sempre più isolata e sommersa dal debito monstre accumulato dalla capitale durante la sua gestione: 7,7 miliardi, ossia un +110 per cento rispetto al 2014, quando venne eletta per la prima volta.

 

Dinanzi a una situazione divenuta asfissiante dal punto di vista finanziario, Hidalgo ha annunciato a inizio novembre una misura choc per far respirare le casse del comune: un aumento della taxe foncière, ossia dell’Imu, del 52 per cento, per un gettito aggiuntivo di 586 milioni di euro all’anno a partire dal 2023. Ma la misura ha scontentato tutti, dalle associazioni dei proprietari di immobili al governo, anche perché la sindaca è stata rieletta nel 2020 con la promessa di non aumentare le tasse e ha giustificato la misura col pretesto del “dissesto climatico”, della “crisi in Ucraina”, della “crisi energetica” e dell’“inflazione”. “Per mantenere i servizi pubblici e accelerare la trasformazione ecologica non abbiamo altra scelta che aumentare la tassa sulla proprietà”, ha spiegato M.me Hidalgo, accusando lo stato centrale di non aver fatto nulla per aiutare la città. “Come succede spesso con Anne Hidalgo è tutta colpa dello stato. In ogni caso, non aumenteremo certo le tasse di tutti i francesi per colmare le perdite della gestione del Comune di Parigi”, ha reagito Gabriel Attal, ministro dei Conti pubblici, prima di aggiungere: “Ci sono più funzionari a Parigi che alla Commissione europea”. 

 

Come sottolineato dal Figaro in un articolo dedicato al “fallimento annunciato” di colei che i parigini hanno ribattezzato “Notre-Drame-de-Paris”, i dipendenti dell’Hôtel de Ville si aggirano tra i 53 mila e i 56 mila: un record. Nel 2001, all’insediamento di Bertrand Delanoë, erano quarantamila. Va detto che sia Attal sia Beaune, i due ministri più loquaci sul dossier Hidalgo, hanno mire politiche su Parigi, da sempre trampolino di grandi destini nazionali (Jacques Chirac, sindaco della capitale per diciotto anni, ne è l’esempio più lampante). Ma è innegabile che la giunta socialista-ecologista abbia fatto ben poco per contenere i costi, ampliando a dismisura la massa salariale e moltiplicando gli investimenti sconsiderati a discapito delle vere priorità della città, la sicurezza e la pulizia: dal tram più caro di Francia, 60 milioni di euro al chilometro, ai 24 milioni per rinnovare (male) Place de la République, passando per i 650 mila euro sborsati per l’installazione di un cuore illuminato di dubbia utilità a Porte de Clignancourt, opera dell’artista Joana Vasconcelos. 

 

L’Union parisienne pour la sauvegarde de Paris, federazione che riunisce i collettivi che operano per preservare il prestigio della capitale, denuncia regolarmente sul suo sito i problemi della gestione Hidalgo, dalla pessima organizzazione dei servizi di nettezza urbana, alle modifiche del piano di circolazione senza concertazione con le associazioni di categoria, dal degrado dell’arredo urbano all’anarchia prodotta dall’invasione dei monopattini elettrici. Contro la sindaca, si è scagliato negli ultimi giorni anche un suo ex “amico”, il qatariota Nasser al Khelaïfi, presidente del Paris Saint-Germain, l’influente società calcistica della capitale. Prima a Bloomberg, poi a Marca, Al Khelaïfi ha accusato il Comune di non voler vendere il Parc des Princes alla proprietà qatariota a un prezzo ragionevole, dicendosi pronto a cercare alternative. Tra queste ci sarebbe anche lo Stade de France, abitualmente utilizzato dalla nazionale francese, e situato nel comune di Saint-Denis. 

 

Recentemente Hidalgo ha rivelato qual è il suo metodo per resistere ai nemici, a chi la chiama perfidamente “Madame 2 per cento”,  in riferimento al risultato ottenuto alle ultime elezioni presidenziali da candidata del Ps: guardarsi allo specchio ogni mattina ripetendosi “tutti mi amano”, e con “Le Quattro Stagioni” di Vivaldi, la sua opera preferita, in sottofondo. Resistere, dunque, almeno fino al 2024, quando ci saranno i Giochi olimpici e gli occhi del mondo saranno tutti su Parigi.

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