Mark Rutte (Ansa)

La provocazione

Quel tricolore a testa in giù che fa inorridire l'Olanda

Francesco Gottardi

È il simbolo della dura protesta dei contadini e dei trattori contro la politica ambientalista di Rutte, che punta a ridurre drasticamente le emissioni inquinanti. Le organizzazioni di settore lamentano una corposa riduzione del volume d’affari, fino al 70 per cento nelle aree rurali. E annunciano barricate contro il governo

Le istituzioni dei Paesi Bassi tenevano in conto le proteste dei propri contadini, anche la possibilità che i trattori si mettessero in marcia. Ma c’è stato un gesto su tutti, inatteso e perentorio, che in questi giorni ha indispettito il governo, l’esercito e perfino la famiglia reale d’Oranje-Nassau: il tricolore rovesciato ormai icona delle organizzazioni agricole in rivolta.
Tutto è da ricondursi alla stretta annunciata un mese fa dall’esecutivo di Mark Rutte sul settore primario: l’Olanda si è impegnata a ridurre drasticamente le emissioni inquinanti – l’azoto del 75-90 per cento, l’ammoniaca del 50 – entro il 2030. Per il premier si tratta di “una transizione ecologica inevitabile”, anche perché era fra i pilastri dell’accordo di coalizione sigillato lo scorso dicembre dopo un lungo stallo. Per i comparti coinvolti, in particolare la zootecnia responsabile dei gas serra, si profilano però tempi duri. E i sussidi per 24 miliardi di euro stanziati dal governo non basterebbero, secondo gli addetti ai lavori, a compensare la riduzione del volume d’affari – fino al 70 per cento nelle aree rurali – e del parco bestiame nazionale – di quasi un terzo.

 

E’ un gran dilemma olandese conciliare le aspirazioni ambientaliste con il ruolo di secondo esportatore agricolo globale dopo gli Stati Uniti. Nel 2019, le manifestazioni contadine furono talmente forti  e coordinate che un analogo progetto di legge venne congelato. Ora però i tempi sono maturi e così: bloccata la distribuzione nei supermercati, mezzi agricoli a rallentare il traffico autostradale, balle di fieno in fiamme. Nel solo villaggio di Stroe, in Gheldria, si sono riuniti 40 mila attivisti. Finora non si è andati oltre i tafferugli, pochi scontri con le forze dell’ordine e una manciata di arresti. Ma il simbolo della protesta è all’Aia: sulla spianata del Malieveld, le schiere di trattori guarniti con il vessillo olandese capovolto – blu, bianco, rosso: come quello dell’ex Repubblica federale jugoslava – hanno lasciato il segno.

Nei Paesi Bassi manca una legislazione sul vilipendio alla bandiera e ciò facilita il diffondersi della provocazione. Si dice che prenda spunto dalla storia marittima, quando l’inversione dei colori sul pennone significava richiesta di soccorso. Altri invece sottolineano l’eterogeneità del movimento, che a fianco degli agricoltori vede un più ampio fronte cospirazionista. La Dokkumer Vlaggencentrale, principale produttrice di bandiere del paese, ha suggerito “di appendere semmai il fazzoletto rosso dei contadini al tricolore tradizionale”, evitando così forme irrispettose di solidarietà.

Le dimensioni effettive della protesta si capiranno presto. Il gruppo d’azione Agractie, falliti i tentativi di dialogo col governo, ha fatto appello a tutti i cittadini di interrompere il proprio lavoro per 15 minuti, venerdì 15 luglio alle ore 15. Rutte sembra aver preso la minaccia sul serio: “Lavoriamo a una prospettiva comune”, ha twittato ieri il premier dopo la visita a un caseificio. “Noi saremo sempre un paese agricolo: parlando coi contadini, ho capito che molti di loro sentono mancarsi la terra sotto i piedi”. Non saranno i soli, se domani l’Olanda finirà davvero in blackout temporaneo.
 

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