Le stragi nelle scuole sono state deformate dai complottismi e da una memoria distorta

Paola Peduzzi

Commentando la sparatoria a Uvalde, alcuni hanno detto: “Inimmaginabile”. Non era vero che l’assalto del 1966 era indimenticabile e non è vero che quello di oggi è inimmaginabile

Guardando salire il numero delle vittime dell’assalto nella scuola di Uvalde, in Texas, il padre di un bambino di sei anni ucciso nella scuola di Sandy Hook, in Connecticut, nel 2012 si è “sentito sconfitto”, ha scritto su Twitter Elizabeth Williamson. “È come un replay istantaneo, e lo sarà anche la discussione sulle leggi contro le armi”, ha detto il padre. La Williamson, che oggi lavora al New York Times ed è stata nelle più importanti redazioni americane, ha pubblicato a marzo un libro sulla strage a Sandy Hook, in cui nel 2012 furono uccisi 20 bambini tra i sei e i sette anni e sei insegnanti, che si intitola “Sandy Hook: An American Tragedy and the Battle for Truth”. Non è la storia delle vittime né quella dello stragista ventenne (che si suicidò dopo la strage e che prima di uscire di casa aveva ucciso sua madre nel letto) né del dibattito sulle armi che da sempre, e ancor più in questi anni di violenza reiterata, tormenta e frustra la classe politica americana.

 

La Williamson ha scelto di raccontare le teorie del complotto legate a quella strage, la trasformazione mostruosa di una tragedia nazionale dalle profonde e conosciutissime ragioni in uno scontro politico. In sintesi la teoria del complotto, propagandata dall’estrema destra e da Alex Jones, animatore caduto in disgrazia di Infowars e alleato di Donald Trump, dice che i bambini uccisi erano attori, che la strage era una finzione per dare modo a Barack Obama, presidente nero e liberal, di mettere mano alla legge sulle armi e deformare così ulteriormente lo spirito americano caro a questi estremisti. I dettagli di questa teoria sono di una brutalità assoluta: il video di un bambino ucciso è stato messo in rete con un sottofondo di frasi pornografiche. Anche prima di Sandy Hook, queste teorie circolavano: i sostenitori delle lobby pro armi dicevano che le stragi erano una manovra di sinistra per abbatterli. Ma con i social e il trumpismo il complotto è stato amplificato e reiterato, i genitori dei bambini uccisi si sono trovati addosso dei complottisti che li tormentavano per farsi dire “la verità”, cioè che non c’era stata alcuna strage, e che a volte li minacciavano.

 

La Williamson ha sentito questi genitori (i loro racconti sono strazianti), ha sentito i molestatori (i loro racconti sono agghiaccianti), ha messo tutto in fila e ha mostrato come nel 2012, nella scuola di Sandy Hook, non siano stati assaltati  soltanto degli studenti e degli insegnanti, ma anche la verità dei fatti. E’ accaduto lì ed è accaduto altrove, fino ad arrivare all’assalto del Congresso del 6 gennaio, dove  la distorsione e la deformazione dei fatti s’è fatta eversione. Il ripetersi sempre più accelerato di queste stragi ci riporta alla frustrazione e all’impotenza della classe politica americana, di tutti i partiti. La memoria però non ci aiuta a farci fare passi in avanti significativi, né sulle armi né sulla capacità di ricucire insieme l’America. In “Trapped in the Present Tense”, un libro sul vivere esclusivamente nel presente e distrarsi rispetto alla propria storia, la saggista Colette Brooks ricorda la prima strage in una università, ad Austin, sempre in Texas, nel 1966: allora si disse che era un fatto “non dimenticabile”. Commentando la strage a Uvalde, alcuni hanno detto: “Inimmaginabile”. Non era vero che l’assalto del 1966 era indimenticabile e non è vero che quello di oggi è inimmaginabile. 

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi