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I combattenti di Azovstal non sono i 300 spartani
La resistenza nell'acciaieria di Mariupol fa parte di una strategia che ha rallentato l'avanzata dei russi nel Donbas. Zelensky dice di essere pronto a un accordo se la Russia si ritererà dalle posizioni prese dopo il 24 febbraio. La controffensiva di Kyiv a nord-est e la nave da guerra russa in fiamme nel Mar Nero
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6 MAY 22

Zelensky aveva detto: “Non voglio che la storia dell’Ucraina diventi una leggenda sui 300 spartani”. E oggi è convinto di poter rompere l’assedio, dice che non è stato eletto “presidente di una mini Ucraina”. Per lui i ponti diplomatici non sono tutti bruciati e sarebbe disposto ad accettare un accordo di pace se l’esercito russo si ritirerà dalle posizioni prese dopo il 24 febbraio: quindi pur rimanendo in Crimea e Donbas, che potrebbero essere oggetto di un secondo negoziato. La strategia ucraina si muove unitaria, agile e ieri, secondo fonti non confermate avrebbe colpito un’altra nave da guerra, la “Ammiraglio Makarov” nel Mar Nero. Proprio vicino all’Isola dei Serpenti.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)