Coincidenze imbarazzanti

Il pasdaran a spasso per la fiera di armi tra i Predator americani

Luca Gambardella

La partecipazione di ufficiali iraniani a un evento importante nel settore della Difesa internazionale come quello di Doha ha messo in imbarazzo Washington. Lo stand delle Guardie della Rivoluzione era proprio di fianco ai droni statunitensi

Per tre giorni, all’Esposizione internazionale per la difesa marittima di Doha, i droni americani Predator di ultima generazione sono stati messi in bella mostra proprio al fianco dello stand delle Guardie della Rivoluzione islamica dell’Iran, i pasdaran inclusi nella lista delle organizzazioni terroristiche. Per farsi un’idea di quanto abbia del paradossale la presenza degli iraniani a una fiera di armamenti a Doha basta ricordare che le Guardie sono tuttora sotto un regime di sanzioni – anche economiche – e che gli americani hanno in Qatar la più grande base aerea militare della regione, quella di al Udeid. 

 

Facendosi beffe delle sanzioni internazionali e senza nascondersi ai giornalisti, il comandante delle forze navali iraniane, Alireza Tangsiri, si è fatto ritrarre mentre passeggiava  per la fiera, a pochi passi dal vice ammiraglio Charles Cooper, comandante della Quinta flotta americana stanziata in Bahrein. A certificare quanto si trovasse a suo agio, una foto ritrae Tangsiri mentre è seduto sui divanetti dello stand iraniano assieme ad altri ufficiali, con il  tè e le scatole di datteri sui tavolini. E’ passato anche davanti agli stand di molti paesi occidentali, fra cui quello italiano, che esponevano le loro tecnologie più sofisticate nell’industria della difesa. Per l’Italia erano presenti tra gli altri Fincantieri, Leonardo, Iveco e Beretta, oltre alla Federazione delle aziende italiane Aerospazio, Difesa e Sicurezza. 

 

 

Gli americani invece esponevano l’MQ-9 – l'ultimo prototipo dei Predator, impiegato fra gli altri anche dalla nostra Aeronautica militare. Il drone, armato di bombe a guida laser e missili anticarro, è prodotto dall’americana General Atomics e gli emiri di Dubai – che sono in aperta ostilità con l’Iran – ne hanno appena acquistati 18, con un accordo da circa 3 miliardi di dollari. La partecipazione di ufficiali iraniani a un evento importante nel settore della Difesa internazionale come quello di Doha – che ha riunito 140 espositori e numerose delegazioni militari e civili in rappresentanza di oltre 90 paesi – ha messo in imbarazzo gli americani. Proprio in queste settimane, Washington è molto criticata da Israele e dalle monarchie sunnite del Golfo perché presto potrebbe rimuovere i pasdaran dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche in cambio di un accordo con l’Iran sul nucleare. Un funzionario dell’esposizione ha provato a negare l’evidenza, dicendo a Reuters che i Guardiani della rivoluzione non erano fra gli invitati e che il padiglione espositivo era riservato al ministero della Difesa iraniano. Il Qatar però, a differenza delle altre monarchie del Golfo, ha buoni rapporti con Teheran ed è chiaro che la presenza dei pasdaran a Doha non fosse un caso. 

 

Il grottesco “non sappiamo come sia potuto accadere” non ha fermato l’irritazione della Casa Bianca, che da mesi tenta  di placare i malumori degli alleati in medio oriente, innervositi da un’eventuale distensione con Teheran. “Condanniamo la presenza dell’Iran a un’esibizione della Difesa marittima, considerato che l’Iran da solo sta minacciando la stabilità marittima nel Golfo”, ha protestato Ned Price, portavoce del dipartimento di stato. 

 

Dal 2019, gli iraniani hanno combattuto sottotraccia una guerra contro Israele con una serie di attacchi e provocazioni reciproche nel Golfo dell’Oman. La principale arma impiegata da Teheran sono stati i droni Shahed 136, caricati di esplosivi e lanciati in attacchi suicidi contro petroliere e cargo. Ad agosto dello scorso anno, gli Uav iraniani hanno colpito una nave commerciale uccidendo due marinai, uno inglese e un altro rumeno. Il nome dello stesso generale Tangsiri,  a spasso per gli stand di Doha, è menzionato nelle sanzioni americane del 2019, in quanto “responsabile del sabotaggio di navi commerciali in acque internazionali”, minacciando la chiusura dello Stretto di Hormuz. Vederlo in questi giorni a Doha, libero di contemplare le armi dei suoi nemici e di esporre le proprie, suona come una beffa per gli alleati degli Stati Uniti nella regione. 
 

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it