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Putin assapora l’assedio largo a Kyiv, la forza bruta guadagna terreno
Ecco il piano del presidente russo per tracciare un semicerchio attorno alla capitale ucraina, senza guerriglia urbana
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9 MAR 22
Ultimo aggiornamento: 05:14 AM

Kyiv, dal nostro inviato. Le prime quasi due settimane della guerra sono state il periodo della sorpresa – in negativo per gli invasori russi e in positivo per gli ucraini che resistono – dell’ottimismo e della solidarietà internazionale. Ma passato questo primo momento il peso dei numeri, la superiorità dei mezzi e la potenza di fuoco dell’esercito russo cominceranno a macinare risultati, come stanno già facendo, e porteranno in vantaggio gli aggressori contro i difensori ucraini in un numero crescente di regioni – oltre al sud del paese, dove questo corso delle cose si vede già. L’indignazione contro il presidente russo Vladimir Putin non è un elemento sufficiente a battere la forza bruta (si parla adesso di guerra convenzionale, non di guerriglia partigiana – che potrebbe durare per anni e convincere la Russia a mollare la presa). Presto la rimonta militare russa potrebbe arrivare anche nel nord, sul campo di battaglia più importante, che è quello attorno alla capitale Kyiv. A nord di Kyiv, dove i carri armati russi aspettano un ordine per avanzare sulla capitale, la situazione è questa. Il fronte è arrivato fino a un viadotto stradale a quattro corsie che passa sopra un fiume, dopo un piccolo centro abitato che si chiama Irpin. Il viadotto è troncato a tre quarti della sua lunghezza da un’esplosione e i civili hanno lasciato le macchine ormai inutili per scappare sopra e adesso attraversano il ponte su poche assi di legno – grazie al cielo le acque sono basse.
Qualcuno prova a portare biciclette e culle, altri li abbandonano sotto il viadotto. Un civile ha attraversato con un monopattino, ha risalito la riva, lo ha postato sulla strada di asfalto ed è andato via con quello. Un altro lo ha fatto con cinque gatti in gabbia. Ucraini e russi si scambiano colpi di artiglieria e di mortaio da una sponda all’altra, ma quasi mai vicino al viadotto perché c’è la fila di civili (lunedì un proiettile di mortaio russo è caduto alla fine del ponte: tre morti). I russi sono nascosti sull’altra riva. I loro cecchini si sono appostati su una lunga fila di palazzoni che affaccia sul fiume, i loro carri armati sono fermi fra gli alberi. Se il ponte non fosse spezzato, potrebbero proseguire verso Kyiv – la centralissima Maidan è soltanto a ventuno chilometri. Per ora si sono attestati lì. Più a est c’è un altro centro abitato, Horonka, che ieri era coperto da un leggero velo di neve. Per oggi è prevista una corrente artica che abbasserà la temperatura fino a meno quindici gradi sotto zero e avvantaggia i carri armati russi, che prediligono il terreno duro e gelato. A Horonka un gruppo di civili armati a un posto di blocco ha fermato la macchina del Foglio, “non si può proseguire!”, hanno intimato ed è sempre un cattivo segno. Sta per cadere. A sud-ovest di Irpin c’è Makariv, dove due giorni fa un colpo di artiglieria ha centrato un sito industriale per la produzione di pane e ha ucciso tredici civili. Anche a Makariv non si può andare più ed è un altro brutto segno perché appena sotto passa la strada E40 che corre verso ovest e da giorni è bloccata. Se i russi proseguono oltre Makariv arriveranno a tiro anche della strada E95 e della ferrovia, che al momento sono le uniche strade che portano fuori dalla città sul lato ovest – che è quello che guarda verso la Polonia, l’Europa e la salvezza.
Se prendessero anche la E95 e la ferrovia, a quel punto i soldati russi avrebbero tracciato un semicerchio attorno alla metà ovest di Kyiv, che contiene i palazzi del governo ucraino e il centro. Poi c’è da considerare il fiume Dnepr che taglia in due la città. Se i russi colpissero i ponti stradali – sempre in teoria – il pezzo importante della capitale resterebbe isolato tra i carri armati da una parte e il grande fiume dall’altra. A questo punto il presidente russo Vladimir Putin avrebbe cinto con un assedio molto largo Kyiv senza perdere uomini e mezzi in una battaglia urbana e potrebbe presentarsi ai negoziati (che sono già in corso) per dire: ho in ostaggio almeno metà della capitale, che cosa vogliamo fare? Per adesso i furgoni dei volontari attraversano la linea di contatto fra ucraini e russi che passa sul ponte di Irpin, a nord di Kyiv. Passano sotto gli occhi invisibili dei carristi e dei cecchini e corrono fino al centro abitato per raccogliere i civili rimasti indietro. Un guidatore piazza una bandiera bianca sul portellone scorrevole, guida per un paio di chilometri. Carica una coppia con un bambino in culla, lui si è messo una pettorina verde da soccorso stradale per identificarsi come non combattente. Poi raccoglie un’anziana che zoppica e i suoi due accompagnatori. Poi un’altra coppia con bambino in culla (anziani e coppie con bambini piccoli sono gli ultimi a tentare il passaggio del fiume). Il furgone è pieno. Si corre indietro, verso il ponte troncato e le assi di legno in direzione di Kyiv. Di fatto, si esce da un assedio presente e si rischia di finire in un altro assedio, soltanto più ampio.