Perché russi e separatisti dicono che nel Donbass c'è un genocidio
Mosca e i filorussi raccontano che nelle zone di Donetsk e Lugansk gli ucraini commettono atrocità terribili contro la popolazione. Non è vero, ma questa strategia per creare una realtà virtuale è iniziata molto tempo fa e serve a giustificare l'intensificarsi degli attacchi contro il territorio di Kiev e un'aggressione da parte di Mosca
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18 FEB 22

Nel Donbass non c’è nessun genocidio, da otto anni si combatte una guerra lenta ma sanguinosa tra l'esercito regolare ucraino e i filorussi aiutati da Mosca che hanno conquistato terreno nelle aree di Donetsk e Lugansk. Si sono dati un governo e il leader di Donetsk, Denis Pushilin, è anche membro di Russia unita, il partito di Putin. La guerra nel Donbass è costata quattordicimila morti e da anni non si vedevano intensificare gli scontri come avvenuto nella giornata di giovedì, quando colpi di mortai e artiglieria pesante hanno bersagliato il territorio ucraino, hanno violato più di quaranta vole il cessate il fuoco, e hanno colpito un asilo. I filorussi hanno cercato prima di dare la colpa all’esercito di Kiev, poi hanno continuato a sparare cercando di provocare la risposta degli ucraini, che però da anni non reagiscono al fuoco perché sanno che ogni colpo, per quanto difensivo, potrebbe diventare un pretesto o per un’aggressione russa oppure per essere accusati di violenze contro i russi. I leader filorussi e i media di Mosca raccontano che l’Ucraina vuole lanciare un’offensiva per riprendere il territorio perduto nel Donbass, dicono che nel farlo sarà molto violenta nei confronti della popolazione russa e chiamano questo attacco “l’operazione per mettere in ginocchio il Donbass”. Non è vero, l’Ucraina da tempo non pianifica azioni offensive, cercano di difendersi e non perdere terreno.
Ieri, quando i leader di Donetsk e Lugansk, Denis Pushilin e Leonid Pasechnik, hanno annunciato l’evacuazione dei cittadini, lo hanno fatto dopo la pubblicazione di un video che mostrava un presunto soldato ucraino intento a far saltare in aria delle bombole di cloro a Gorlovka, nella zona di Donetsk. Il video è stato fatto girare molto dai i media russi e si può supporre che ne arriveranno di nuovi simili: mettere in scena un presunto attacco chimico serve a suffragare la tesi del genocidio, delle violenze contro i russi e demonizzare l’Ucraina. Non ci sono prove di queste violenze se non quelle fabbricate dalla propaganda.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)