A Ushuaia, nella Terra del fuoco, si capisce che Pechino preoccupa più dei carri di Putin 

Giulia Pompili

Il vantaggio cinese su America e Russia in un luogo di competizione strategica: l'America latina

La Russia usa i carri armati e i soldati. La Cina l’economia e l’influenza politica. Gran parte di quello che ha costruito il Dragone negli ultimi dieci anni – cioè dall’arrivo di Xi Jinping al potere – è in bella mostra in questi giorni ai Giochi olimpici di Pechino. Ma per osservare da vicino le difficoltà con cui l’occidente cerca di contenere la dominazione politica cinese nel resto del mondo, con tutto ciò che ne consegue in termini di stato di diritto e trasparenza, bisogna andare alla fine della terra. A Ushuaia, nella Terra del Fuoco, in Argentina: la città più a sud del mondo. 

 

Secondo quanto riportato dal quotidiano argentino Página12, Xiaomi, il colosso delle telecomunicazioni cinese, è pronto a investire “milioni di dollari” nella regione, con l’apertura di negozi ma anche con la produzione locale dei suoi smartphone, probabilmente acquisendo impianti già attivi. La notizia ha iniziato a circolare la scorsa settimana, quando in occasione della cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici il presidente argentino Alberto Fernández è volato nella capitale cinese – è la prima volta dal suo insediamento nel dicembre del 2019 – e con Xi Jinping ha firmato il memorandum d’intesa che sancisce l’ingresso ufficiale dell’Argentina nel progetto strategico della Via della Seta. 

 

La Cina è oggi il secondo partner commerciale di Buenos Aires dopo il Brasile. In un comunicato, il governo argentino ha fatto sapere che l’ingresso nella Via della Seta porterà alla firma “di diversi accordi che garantiscono finanziamenti per investimenti per oltre 23,7 miliardi di dollari”. Le promesse cinesi non sono sempre mantenute – come sa bene l’Italia, che ha fatto il suo ingresso nel progetto strategico cinese nel 2019 – ma il peso politico di Pechino in America latina sta ormai superando quello russo e quello americano. E non è un caso se il presidente Fernández, subito prima di andare a Pechino, sia volato in Russia dove ha incontrato il presidente Vladimir Putin, in cerca di sostegno politico internazionale nel mezzo della crisi con l’Ucraina. Accolto affettuosamente a Mosca, Fernández ha detto di voler costruire un paese “libero dalla dipendenza dagli Stati Uniti e dal Fondo monetario internazionale”: una dichiarazione perfettamente in linea con gli sforzi di Russia e Cina di costruire un “modello alternativo” a quello americano. La Russia vorrebbe essere ancora influente in America latina, ha scritto martedì il New York Times, usando i suoi rapporti speciali per esempio con il presidente venezuelano Nicolas Maduro e quello cubano Miguel Díaz-Canel. Ma l’economia in questo è eloquente, e la Cina a oggi non ha grandi rivali: secondo i dati di Harvard, nel 2019 l’intero sud America ha esportato 5 miliardi di dollari verso la Russia, 66 miliardi di dollari verso gli Stati Uniti e ben 119 miliardi di dollari verso la seconda economia del mondo.

 

Al di là delle materie prime, delle terre rare e del petrolio, Pechino guarda all’America latina anche per ragioni militari. In questo l’Argentina è un esempio perfetto: nel 2014 l’allora presidente argentina Cristina Kirchner firmò un accordo segreto con la Cina affinché costruisse e gestisse una stazione spaziale nella provincia di Neuquén, al confine nord-occidentale della Patagonia. L’intera area, oggi operativa, è concessa in uso esclusivo a Pechino, e da alcuni documenti governativi fatti filtrare un paio di anni fa si capisce che già allora a Buenos Aires nessuno sapeva cosa ci facessero i cinesi con quella base. Ufficialmente è una base “civile” e di “esplorazione dello spazio profondo”, ma la tecnologia radar istallata è usata anche dai militari. 

 

E’ anche per questo che tutti gli occhi dell’alleanza atlantica sono ora su Ushuaia. La città alla fine della terra è un luogo strategico perché è anche una delle cinque città d’accesso dell’Antartide, insieme con Cape Town in Sudafrica, Christchurch in Nuova Zelanda, Hobart in Australia e Punta Arenas in Cile. Da anni  si parla della possibilità della costruzione da parte di Pechino di una base militare nella Terra del fuoco, tanto che il consigliere della Casa Bianca per l’America latina, Juan González, meno di un anno fa ha portato a Buenos Aires un messaggio scritto del presidente Joe Biden in cui manifestava la sua “preoccupazione”. Il governo di Fernández ha smentito una ulteriore collaborazione militare con la Cina. Ma Pechino sa come aggirare certi paletti: basta usare le sue aziende, i suoi campioni nazionali, e rendersi insostituibile.

 
L’America latina è un luogo di competizione strategica tra America, Russia e Cina: per ora la Cina sembra in vantaggio.

  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”, ed è in libreria con "Sotto lo stesso cielo" (Mondadori). È terzo dan di kendo.