In America

Il senatore democratico Manchin non è un mostro anti ambiente

Paola Peduzzi

Il progetto di riforme di Joe Biden è in ostaggio del "no" di un senatore del suo partito. Ma nel negoziato ci sono elementi che non sono affatto caricaturali, nonostante la accuse sugli interessi nel carbone di Manchin. E' più una questione di progetti-simboli o di progetti permanenti

Da giorni un gruppo di attivisti in kayak protesta attorno alla barca del senatore Joe Manchin (si chiama “Almost Heaven”, che è l’attacco di “Take me home, country roads” di John Denver) ancorata a sud di Washington, la sua casa quando è in città. Lo accusano di aver gettato via il progetto visionario di Joe Biden quando ha detto che non voterà il Build Back Better (Bbb), e lo accusano di fare il gioco dei repubblicani (“le diamo una notizia senatore”, ha gridato uno dalla canoa, “i repubblicani saranno presto maggioranza e lei non dovrebbe fare regali in anticipo”), cosa di cui i democratici radicali sono convinti: la loro deputata star, Alexandria Ocasio-Cortez,  dice da sempre che i cosiddetti moderati non dovrebbero stare con i democratici ma con i conservatori. Soprattutto, Manchin è accusato di aver gettato via l’opportunità dell’America di trasformarsi in un’economia ecocompatibile, e di averlo fatto per un conflitto di interessi, visto che lui è molto vicino agli industriali dei combustibili fossili.

Le accuse sono diventate minacce – a Manchin, alla sua famiglia, in particolare alla figlia – tanto che il senatore aveva chiesto allo stesso Biden di non essere indicato esplicitamente come un traditore, cioè non voleva essere citato nella dichiarazione con cui la Casa Bianca diceva che il negoziato sul Bbb proseguirà nel 2022 perché ancora non c’è un consenso maggioritario. Biden non l’ha ascoltato, il comunicato era molto ostile, e così Manchin ora è l’uomo che, da solo, tiene in ostaggio il presidente degli Stati Uniti e il riscatto sociale e climatico dell’America.

Ma è davvero così? Dal punto di vista istituzionale, sì: con un Senato diviso a metà e un dialogo bipartisan interrotto da tempo (in realtà andando indietro nella storia recente non lo si ravvede mai: è un po’ il sogno di tutti i presidenti che si schianta contro le ambizioni dei Parlamenti), il singolo voto prende un peso rilevante. Dal punto di vista politico anche: un po’ tutti, nel  Partito democratico, si sentono in ostaggio, vuoi dei più radicali, vuoi dei più moderati, perché la convivenza è difficile e la voglia di compromesso in grosso calo. Poi però ci sono i fatti e con essi la possibilità di uscire dal vicolo cieco del senatore solo che riesce a fermare un progetto presidenziale.

Jonathan Chait ha scritto sul New York Magazine un articolo pieno di questi fatti dal titolo: “Biden dovrebbe prendere l’accordo Manchin immediatamente”. Sono usciti i dettagli sul Washington Post di quel che proponeva il senatore prima che iniziasse questa crisi: un’espansione della copertura sanitaria, un’espansione dei servizi per i bambini piccoli e miliardi di dollari in spese per l’energia verde, con il totale promesso di milleottocento miliardi di dollari. Non c’è un assalto alle politiche verdi e sociali di Biden, ma un approccio fiscale differente. In sintesi: il presidente vuole finanziare più progetti con lo stesso ammontare di fondi ed eliminarli o rinnovarli nel corso degli anni. Il senatore invece, che è uno rigoroso sui conti, considera irresponsabile attivare dei progetti che non hanno una copertura oggi, anche perché quando ci saranno maggioranze repubblicane al Congresso e si dovranno rinnovare certi programmi, di certo non lo saranno, quindi i cantieri di oggi, aperti con tanta fatica e con uno sforzo economico ingente, hanno già di fatto una data di chiusura. Per fare progetti permanenti, dice Manchin, bisogna tagliarne alcuni: il senatore è andato sul terreno del sostegno alle famiglie con figli, cosa che ovviamente non piace a molti a sinistra, ma su cosa tagliare ci potrebbe essere un negoziato, o almeno così sembrava.

Poi c’è stata la crisi: Manchin sembra molto offeso con la Casa Bianca, parla di un atto di “inciviltà” da parte del presidente, cosa che fa drizzare i capelli in testa ai democratici che gli dicono: incivile Biden? Ma dove hai vissuto negli anni di Trump, in una caverna? Ma proprio perché i toni sono  atipici per entrambi i Joe, molti scommettono sulla pace: ci sarebbe già stata una conversazione tra i due molto pacata e di spiegazione.

Resta però la questione principale: si accetta il rigore di Manchin per fare meno ma farlo permanente o si tengono i simboli di Biden sapendo che molti si perderanno per strada? E soprattutto: si salvano le misure per le famiglie con figli? Jonathan Chait, che a questo pacchetto tiene molto, propone una triangolazione con i repubblicani moderati, quei pochi che rimangono, come il senatore Mitt Romney. Ma quel che conta di più, Biden non dovrebbe buttare via la proposta di Manchin, non soltanto perché così c’è una chance di salvare il negoziato sul Bbb, ma anche perché di fatto il senatore sta proponendo un grande investimento ambientalista più la creazione di un piano di investimenti permanenti per i più piccoli e per le assicurazioni sanitarie.

Non è così male, anche se ovviamente al presidente toccherebbe pure il compito non facile di de-mostrificare Manchin, che si è  permesso di non rispondergli al telefono. Ma è Biden che ha detto: nessuno ottiene mai tutto ciò che vuole, me incluso. E’ questo il compromesso, è questo il consenso.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi