Minsk spinge i migranti contro il filo spinato della Polonia
Ai confini europei la situazione è sempre più tesa e il traffico di migranti organizzato da Lukashenka dal medio oriente è in aumento. E' anche una guerra di propaganda e le vittime sono le persone incastrate in quel lembo di terra tra Varsavia, che ha rifiutato gli aiuti europei, e la Bielorussia
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8 NOV 21

Nella città polacca di Kuznica, al confine con la Bielorussia, gli elicotteri volano bassissimi, ai bambini è stato detto di non andare a scuola e le strade sono piene di polizia. Il ministro della Difesa polacco, Mariusz Blaszczak, ha aumentato il numero dei soldati lungo la frontiera a dodicimila dopo che per tutto il fine settimana arrivavano segnalazioni di lunghe code di migranti condotte da Minsk fino al confine. Le notizie dalla frontiera non sono molte, dalle immagini sembra una guerra, ma tutto è filtrato dalla macchina della propaganda di Aljaksandr Lukashenka, il dittatore bielorusso che da mesi organizza il traffico di migranti dal medio oriente all’Ue, e dalle notizie riportate dal governo polacco che di fatto ha reso quel lembo di terra non raccontabile: ha indetto lo stato di emergenza, giornalisti e ong non possono avvicinarsi e ha anche rifiutato l’aiuto dell’Ue, pronta a sostenere Varsavia con Frontex. In questa guerra d’informazione in cui le vittime sono le persone lasciate nella terra di nessuno fuori dall’Ue, Lukashenka racconta di aver invaso la Polonia e il governo polacco racconta di doversi difendere.
Secondo Minsk alla frontiera con Kuznica, un comune di poco più di quattromila abitanti dove di questi tempi la temperatura la notte scende sotto lo zero, sono accampate circa duemila persone. Secondo informazioni di intelligence riportate dal giornale bielorusso Reform, quella di oggi è stata soltanto una prova generale: Lukashenka sta preparando un’azione ancora più grande per i prossimi giorni.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)