Hamas organizza una conferenza per decidere cosa fare "quando Israele sparirà"

Daniele Raineri

Una serie di punti della lista: quali ebrei uccidere e quali lasciare in vita; la dichiarazione da inviare alle Nazioni Unite; i rapporti con i vicini e mettere subito le mani sugli archivi dell'intelligence

Alla fine di settembre c’è stata a Gaza una conferenza sponsorizzata dal gruppo palestinese Hamas per parlare di “cosa fare quando Israele sparirà”. La conferenza ha pubblicato un documento finale per spiegare con una lista di punti che è necessario prepararsi alla fine dell’esistenza di Israele sotto l’aspetto pratico e amministrativo. Alcuni dei punti  riguardano la moneta corrente, che sostituirà quella israeliana, i trattati internazionali con i vicini come Egitto e Giordania, che per qualche tempo non saranno modificati perché è più comodo lasciarli così come sono, e i criteri per ridistribuire edifici, case e proprietà fra i palestinesi. Una dichiarazione, dice il testo che riassume i lavori della Conferenza, sarà inviata alle Nazioni Unite per annunciare che lo stato palestinese prende il posto di Israele secondo la Convenzione di Vienna del 1978 che regola la successione degli stati. Altri punti della lista riguardano cosa fare con gli ebrei e distingue tra quelli che devono essere uccisi e quelli che non devono essere uccisi. Gli ebrei che combattono devono essere uccisi. Quelli che non combattono e fuggono possono essere lasciati in vita per poi se è il caso essere perseguiti con accuse penali. Gli ebrei pacifici che si consegnano di loro spontanea volontà possono restare e integrarsi oppure possono godere di un po’ di tempo per lasciare il paese. Non tutti però, perché, come dice il testo finale della Conferenza: “Gli ebrei istruiti e gli esperti in medicina, ingegneria, tecnologia e industria civile e militare devono essere trattenuti in Palestina per qualche tempo e non gli si può permettere di partire e di portare con sé la competenza e l’esperienza che hanno acquisito mentre vivevano nella nostra terra”. Il documento continua: “Nel minuto stesso del collasso di Israele, gli apparati di sicurezza ad interim devono mettere le mani sui dati. 


Quelli che riguardano gli agenti dell’occupazione in Palestina, nella regione e in tutto il mondo, e scoprire i nomi dei reclutatori, ebrei e non ebrei, nel paese e all’estero. Queste informazioni preziose non devono essere perse, per ripulire le terre palestinesi, arabe e musulmane da questa schiuma che sparge corruzione”. In breve: gli organizzatori della Conferenza raccomandano di impadronirsi dei dati e degli archivi dell’intelligence israeliana, che interessano a molti. Se si considera che Hamas riceve finanziamenti diretti da parte dell’Iran, è facile vedere perché si allarga il discorso “a tutte le terre musulmane”. E’ molto probabile che a ispirare la Conferenza ci sia anche il collasso brutale dell’Afghanistan, dove il governo è scappato ed è stato rimpiazzato dai talebani – collasso che del resto Hamas ha celebrato con messaggi di congratulazioni. Tuttavia questa conferenza è organizzata da un istituto “per il dopo Israele” di Gaza che è stato fondato nel 2014. La dichiarazione finale è un evento interessante perché di Hamas si parla soltanto durante gli occasionali round di guerra, ma questo concetto – che non c’è da negoziare con Israele perché  sarà distrutto dalla guerra – è il pilastro ideologico del gruppo. Secondo i sondaggi, Hamas in alcune aree palestinesi gode di un buon consenso fra gli elettori in caso di voto.

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  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)