Perché il jihad riciclerà spezzoni del discorso afghano di Biden

Daniele Raineri

Ecco che cosa hanno sentito i jihadisti nelle parole del presidente 

L’ultimo giorno di agosto il presidente americano, Joe Biden, ha tenuto un discorso per spiegare il ritiro definitivo dall’Afghanistan. Il testo contiene molti passaggi che senz’altro sono interessanti per i gruppi del jihad. Ancora non c’è stata una reazione ufficiale da parte di quei gruppi, ma in questi anni hanno prodotto una quantità enorme di propaganda e di commenti e per questo motivo sappiamo già con precisione che cosa pensano in questi giorni. 

Biden a un certo punto del discorso promette che l’America continuerà a dare la caccia ai terroristi che uccidono cittadini americani: “Gli Stati Uniti non si fermeranno mai. Non perdoneremo. Non dimenticheremo. Vi daremo la caccia fino ai confini della Terra e pagherete il prezzo più alto”. E’ un passaggio significativo ed è la seconda volta che Biden dice queste parole in pochi giorni. Aveva detto lo stesso la sera del 26 agosto, una settimana fa, dopo che lo Stato islamico aveva ucciso con una bomba quattordici marines all’aeroporto di Kabul. Ebbene, i gruppi del jihad sono convinti che l’America non sia in grado di mantenere questa promessa di rappresaglia. L’esistenza stessa dei gruppi del jihad è in pratica una scommessa a lungo termine sul fatto che gli americani reagiranno con durezza agli attacchi ma poi si perderanno per strada, perché non sono progettati per un impegno a lungo termine. I vertici della nazione cambieranno ogni pochi anni, gli elettori si stancheranno delle missioni militari, i militari deluderanno le aspettative. Questo concetto torna con molta frequenza nella loro propaganda, ma il primo a ufficializzarlo fu il fondatore di al Qaida, Osama bin Laden, che in un’intervista alla rete Abc nel 1998 disse: “Abbiamo visto in questo decennio il declino del governo americano e la debolezza del soldato americano che è pronto alla Guerra fredda ma è impreparato per combattere guerre lunghe. Ne abbiamo avuto la prova a Beirut quando i marines scapparono dopo due bombe. Provarono anche che fuggono in meno di ventiquattr’ore e questo si ripeté in Somalia”. 


Queste parole divennero un concetto fondamentale del jihad e del reclutamento: il nemico è molto meno potente e duraturo di quello che sembra. Ancora Bin Laden: “Dopo che Allah ci ha onorato della vittoria in Afghanistan, ha cancellato dalle menti musulmane il mito delle superpotenze. I giovani smisero di vedere l’America come una superpotenza. Dopo aver lasciato l’Afghanistan si diressero verso la Somalia e si prepararono per una lunga battaglia, pensando che gli americani fossero come i russi, ma rimasero sorpresi... I giovani sono rimasti sorpresi dal morale basso dei soldati americani e si sono resi conto più di prima che i soldati americani sono tigri di carta”. Questo era il 1998, poco prima dei due attentati alle ambasciate americane in Africa (Bin Laden, che amava i riferimenti ellittici, si fece intervistare con alle spalle una mappa dell’Africa. Tutti capirono dopo). Traslato al 2021, il messaggio è ancora più fresco. 

Un secondo passaggio interessante per i gruppi del jihad nel discorso di Biden è l’ammissione del logoramento dei militari americani. Il presidente lo cita come argomento che rafforza l’idea di un ritiro necessario, ma è inevitabile che sia recepito dalle fazioni estremiste come una consacrazione della guerra santa. Dice Biden: “Molti dei nostri veterani e le loro famiglie hanno attraversato l’inferno. Missione dopo missione, mesi e anni di distanza dalle proprie famiglie, compleanni mancati, anniversari, sedie vuote durante le vacanze, difficoltà finanziarie, divorzi, perdita di arti, stress post-traumatico”. Questo è un topos dei video del jihad. Le conseguenze orribili della guerra sui soldati. Scene di soldati feriti o ustionati e di ospedali militari ricorrono con frequenza nei montaggi sia di al Qaida sia dello Stato islamico e sono un motivo di vanto. Nelle pubblicazioni si citano i dati sui suicidi dei soldati come di una parte della vittoria. C’è da aspettarsi che lo spezzone del discorso di Biden, come talvolta succede, sarà riutilizzato in qualche messaggio ufficiale per stravolgerne il senso. 

Il discorso di Biden è stato scritto per il consumo interno ed era diretto, naturalmente, agli elettori americani. Tuttavia, come si è visto ancora una volta in queste settimane, la conversazione pubblica americana aveva un’audience indesiderata e allargata in Afghanistan. L’annuncio del ritiro, che Biden considerava una vittoria laterale in politica estera ma non una questione fondamentale, è diventato una sconfitta centrale che definisce il suo primo anno di mandato. 

Il rischio, come già molti hanno detto, è che questo ritiro dall’Afghanistan non sia percepito come uno “straordinario successo” e una “decisione saggia”, che sono le definizioni usate da Biden, ma come la piattaforma di lancio per una nuova fase del jihad. I jihadisti ascoltano i discorsi presidenziali, ma ne traggono conclusioni diverse da quelle degli elettori. 

  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)