Il nuovo piano per dimenticare Navalny: dichiararlo estremista
L'etichetta priverebbe la Fondazione anticorruzione e la squadra dell'oppositore in prigione della possibilità di prendere parte alla vita politica, avere delle sedi per la loro attività e ricevere dei finanziamenti. Se opporsi è da estremisti
di
27 APR 21
Ultimo aggiornamento: 04:00 AM

Il gruppo vanta molti membri coraggiosi, è ben organizzato, ma il rischio, in vista delle elezioni di settembre per rinnovare la Duma, è che non riesca a trasformare la piazza in consenso elettorale. Il Cremlino vuole eliminare ogni rischio ed è pronto a fare in modo che la giustizia russa etichetti tutto il movimento come estremista. Questo vorrebbe dire che verrebbe trattato come un gruppo terroristico e sarebbe un segnale terribile dell’idea che il presidente Putin ha dell’opposizione e del dissenso. La preoccupazione principale da parte del Cremlino è che dopo il suo rientro in Russia Navalny è riuscito in un’impresa insperata: ha messo assieme varie facce dell’opposizione, tutte in una stessa piazza, tutte per un’unica causa: una Russia nuova. E anche dentro all’opposizione sistematica, quella che da anni finge di presentarsi alle elezioni ben sapendo che perderà, c’è chi ha iniziato a guardare con interesse alla squadra dell’uomo che è sopravvissuto a un avvelenamento. Dentro al Partito comunista, per esempio, alcuni membri hanno cominciato a mostrare una certa curiosità per Navalny e la sua strategia del “voto intelligente”: vota il partito d’opposizione con più possibilità di vincere. Se la Fbk diventasse estremista questi avvicinamenti diventerebbero impensabili, oltre che proibiti.
Ieri Alexei Navalny ha fatto causa alla colonia penale in cui è rinchiuso, per tre ragioni. La prima è che non vuole essere considerato un “prigioniero a rischio di fuga”, la seconda riguarda la decisione delle guardie di trattenere i suoi libri, la terza è per la censura sui giornali: gli arrivano quotidiani con articoli rimossi. Il più forte degli oppositori cerca di trattare il sistema russo come se ci fossero ancora delle realtà fuori dal Cremlino a cui appellarsi, come se fosse un sistema normale, come se si fidasse ancora della giustizia, nonostante tutto. In risposta il Cremlino invece ogni giorno fa un passo verso l’anormalità, verso l’ingiustizia, verso l’autoritarismo, verso un modello di stato in cui l’opposizione, se esiste, è estremista.
Di più su questi argomenti:
Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)