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L'insurrezione è fallita, Biden è presidente
Da quando è stato eletto Trump abbiamo preso a interrogarci sulla tenuta della democrazia americana, sugli anticorpi di un sistema forgiato nell’Ottocento e quindi pieno di crepe e di inefficienze. Ci siamo divisi in catastrofisti e in idealisti, tutti con le loro falle e ingenuità, e nella notte tra il 6 e il 7 gennaio del 2020 in poche ore ci siamo ritrovati uno di fronte l’altro
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7 JAN 21
Ultimo aggiornamento: 05:21 PM

La mattina dopo l’elezione di Donald Trump nel 2016, il presidente uscente Barack Obama, nel giardino delle rose della Casa Bianca, iniziò il suo discorso dicendo: “Indipendentemente dal vostro voto, indipendentemente dal fatto che il vostro candidato abbia vinto o perso, il sole alla mattina sorgerà di nuovo”. Il sole è risorto anche ieri mattina, dopo l’assalto al Congresso americano, dopo quelle ore di caos e oscenità, la notte nera della democrazia americana, l’anarchia e lo svilimento dei luoghi di quella democrazia. Il sole è risorto con la certificazione della vittoria del presidente eletto Joe Biden, dopo che il Congresso si è riunito e ha votato nonostante le violazioni e le razzie: l’insurrezione è finita ed è fallita, Donald Trump si è impegnato per una “transizione ordinata” il 20 gennaio, perché l’azione del Congresso “rappresenta la fine del più grande primo mandato della storia della presidenza”. Trump non si è congratulato con Biden, ha ribadito il suo “disaccordo totale” nei confronti dell’esito elettorale, non ha potuto nemmeno twittare la sua resa a denti stretti perché il suo account è stato bloccato, ma il processo democratico non prevede che lo sconfitto sia d’accordo, prevede semmai che lo siano i cittadini che hanno votato e le istituzioni che li rappresentano.
Da quando è stato eletto Trump abbiamo preso a interrogarci sulla tenuta della democrazia americana, sugli anticorpi di un sistema forgiato nell’Ottocento e quindi pieno di crepe e di inefficienze. Ci siamo divisi in catastrofisti e in idealisti, tutti con le loro falle e ingenuità, e nella notte tra il 6 e il 7 gennaio del 2020 in poche ore ci siamo ritrovati uno di fronte l’altro: la catastrofe in atto, violenta e sprezzante, e subito dopo la forza di risedersi su quelle panche abbandonate di fretta, con la paura e la rabbia addosso, per portare a termine il processo laborioso, macchinoso, interminabile dell’elezione del presidente degli Stati Uniti.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi