Lo Xinjiang è la regione da cui arriva il venti per cento del fabbisogno globale di cotone, l’84,9 per cento del fabbisogno in Cina. Il fatto che il cotone dello Xinjiang sia raccolto a mano lo rende di altissima qualità ma anche molto costoso. Il governo ha cercato di modernizzare la raccolta per rendere il prezzo del cotone dello Xinjiang più competitivo, si legge
nel report del Center for Global Policy americano firmato da Adrian Zenz, uno dei più famosi esperti di Xinjiang. Nel 2019 la meccanizzazione ha raggiunto l’83 per cento dei campi dell’area, ma nel sud dello Xinjiang resiste la coltivazione a mano, tanto che lo scorso anno poco più del 30 per cento della produzione è stata fatta con le macchine. Dietro all’organizzazione del lavoro c’è la Xinjiang Production and Construction Corps (Xpcc), l’organizzazione paramilitare fondata negli anni Cinquanta da Mao Zedong per lo sviluppo economico della regione e per favorire “l’armonia etnica”. A luglio l’America ha usato il Magnitsky Act per imporre sanzioni contro lo Xpcc, accusato di abusi contro gli uiguri e le altre minoranze nello Xinjiang. Negli ultimi mesi molte case di moda, tra cui l’internazionale H&M, hanno annunciato di non comprare più cotone dallo Xinjiang. I documenti governativi visionati da Adrian Zenz e dalla Bbc e poi confrontati con le notizie di stampa locali “mostrano che nel 2018 le prefetture di Aksu e Hotan hanno inviato 210.000 lavoratori ‘tramite trasferimento di lavoro’” per lavorare per lo Xpcc. “In Cina il ‘trasferimento di manodopera’ in seguito a un ‘surplus di manodopera rurale’”, si legge nel report del Center for Global Policy, “si riferisce al trasferimento di lavoratori rurali”, per esempio agricoltori o pastori, “a lavori salariati nel settore manifatturiero, nei servizi o lavori agricoli stagionali retribuiti come la raccolta del cotone, poiché questo si traduce in un reddito salariale misurabile”. Questo dà modo al governo locale di misurare gli obiettivi di riduzione della povertà, che altrimenti sarebbe troppo complicato da prevedere. Spesso i trasferimenti comportano un trasferimento fisico. Ma nello Xinjiang non c’è solo il motivo economico: “Un obiettivo chiave è mantenere occupate e sorvegliate le minoranze. Gli operai per esempio vivono e lavorano in complessi sicuri, ambienti che sono più facilmente controllabili dallo Stato rispetto ai pastori o agli agricoltori”.