Il dibattito in Australia

La guerra dei koala

Giulia Pompili

Per salvare i marsupiali il governo di Sydney vuole una nuova legge, che però non piace agli agricoltori del Nuovo Galles del Sud

I koala stavano per far saltare il governo del Nuovo Galles del Sud, in Australia. Il vicepremier dello stato si chiama John Barilaro, ed è anche il leader di un partito di coalizione molto importante per la maggioranza di governo, il National Party. Barilaro qualche settimana fa ha minacciato di far saltare il suo appoggio al governo se fosse andata avanti una legge che protegge ancora di più gli habitat dei koala, una specie particolarmente a rischio in Australia soprattutto dopo gli incendi dello scorso anno.

 

In un intervento sul Sydney Morning Herald (Sydney è la capitale del Nuovo Galles del Sud), Barilaro ha scritto che c'è una “guerra del koala” che sta polarizzando la popolazione. Il problema è lo “State Environmental Planning Policy Koala Habitat Protection”, ma “sarebbe più appropriato chiamarla 'tassa degli agricoltori' perché è questo che è. La nuova legge aumenta a un numero eccessivo le specie arboree classificate come habitat per i koala, e costringe gli agricoltori a impegnarsi in indagini dispendiose in termini di tempo e denaro prima di eseguire sulla propria terra qualsiasi attività di sviluppo o agricola”. La legge in discussione dalla maggioranza non è piaciuta ai cittadini delle aree rurali del Nuovo Galles del Sud ­ i principali elettori del National Party ­ proprio perché metterebbe dei vincoli troppo stringenti in favore dei mammiferi marsupiali. Attualmente le specie di piante e alberi che sono identificate come habitat per i koala (e quindi devono essere protette) sono dieci, e la nuova legge dovrebbe farle salire a 123.

 

Lo scontro è diventato campagne contro città. “Non siamo anti-koala, ma dobbiamo proteggere i nostri agricoltori”, ha detto Barilaro, secondo il quale la politica a Sydney è guidata “dalle emozioni”, e non si rende conto di quello che succede fuori dai confini, tra gli agricoltori.

 

Eppure non è solo una questione di ambientalismo. I koala, cioè un mammifero fondamentale per l'ecosistema australiano, sono davvero a rischio. Secondo uno studio pubblicato a giugno, ripreso dalla Bbc, negli ultimi anni la popolazione è stata minacciata così tanto dagli incendi boschivi e dalle attività agricole che se non si procedesse a una modifica delle regole e delle strategie, nel Nuovo Galles del Sud potrebbero non esserci più koala entro il 2050. 

 

La sortita di Barilaro, che è finita sui giornali internazionali, era evidentemente un fuoco di paglia. Ieri a sorpresa, dopo un breve incontro a porte chiuse con la premier Gladys Berejiklian, il “partito anti-koala” ha cambiato idea, e in un comunicato congiunto le varie forze di governo hanno fatto sapere che la maggioranza gode di ottima salute e andrà avanti. In un'intervista alla radio, Barilaro ha detto che il suo partito voleva solo “fare un po' di rumore” sulla questione. 

 

Se lo standoff è durato soltanto 24 ore, pone un problema più grande, che quasi tutte le democrazie stanno affrontando. Secondo i media australiani, il tema dell'ambiente, sempre più forte e urgente, sembra essere entrato nella politica istituzionale ma i partiti fanno fatica a comunicarlo correttamente, rendendo sempre più distanti le città dalle aree rurali.

 

Quest'anno in Australia la stagione degli incendi è stata così devastante che 143 milioni di mammiferi sono stati colpiti dalla calamità, secondo un report del Wwf. Le immagini dei koala che scappavano dalle fiamme australiane hanno generato raccolte fondi e hashtag internazionali. Tra gli incendi più devastanti per la popolazione dei koala ci sono stati quelli nel Nuovo Galles del Sud, dove almeno un terzo degli habitat naturali dei mammiferi sono bruciati. Come spesso accade, dopo l'emergenza viene la politica, e la necessità di fare compromessi. 

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”, ed è in libreria con "Sotto lo stesso cielo" (Mondadori). È terzo dan di kendo.