Se anche il Sudan riconosce Israele

Effetto domino, la normalizzazione indebolisce la posizione palestinese
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25 AUG 20
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(foto LaPresse)

Dopo l’accordo recente tra Emirati Arabi Uniti e Israele adesso anche un altro paese arabo, il Sudan, è pronto a fare il passo del riconoscimento sempre con la mediazione degli Stati Uniti (ma ancora non c’è un annuncio ufficiale). Il segretario di stato americano, Mike Pompeo, vola diretto da Israele a Khartoum, capitale del Sudan, e già questa rotta è simbolica della sua missione e di quello che sta succedendo. Se l’accordo con i sudanesi funzionerà, allora si potrà cominciare a parlare di effetto domino e di progressiva normalizzazione di tutti i paesi arabi con Israele, e non soltanto di alcune poche eccezioni. Egitto e Giordania hanno già relazioni con Israele ma condividono un confine con lo stato ebraico e quindi avevano molte ragioni pratiche per arrivare a un accordo di pace, molti anni fa. Gli Emirati prima e adesso il Sudan invece non hanno confini in comune con Israele, parlano di normalizzazione perché riconoscono che è più utile nel grande gioco delle relazioni internazionali parlare con Israele invece che fare finta che non esista.
A questo punto ci sono da capire due cose. La prima è cosa faranno i palestinesi. Questa normalizzazione progressiva per loro è una cosa terribile, perché vuol dire che stanno perdendo poco a poco la solidarietà storica delle nazioni arabe. Se non possono più dire di avere alle spalle tutti i paesi arabi e se i governi arabi non considerano più la causa palestinese una questione di principio che viene prima di tutto il resto, allora si apre una fase di debolezza e incertezza. La seconda cosa da capire è se quest’effetto domino si fermerà qui – in fondo il Sudan è un territorio dove gli Emirati sono molto influenti – oppure se la catena continuerà e chi sarà il prossimo. Questi accordi sono positivi, ma c’è da tenere a mente una cosa: nascono per tentare di tenere a bada una regione che è sempre più instabile e pericolosa.