Lo strano piano di pace russo per la Crimea che piace all'entourage di Trump

Si apre un nuovo capitolo nelle "relazioni particolari" tra Washington e Mosca. Così una bozza di accordo "assurda" è finita sul tavolo dei consiglieri del presidente
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23 AUG 20
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Roma. Andrey Artemenko era un parlamentare ucraino semisconosciuto anche in patria fino a quando, domenica scorsa, il New York Times ha pubblicato uno scoop che assegna al membro del Partito radicale ucraino nientemeno che il ruolo di mediatore tra Washington, Kiev e Mosca per un piano di pace nell’Ucraina orientale, dove ribelli filorussi ed esercito regolare combattono da tre anni. A fare scalpore è che la bozza dell’intesa – a detta di Artemenko – è sponsorizzata dall’entourage di Vladimir Putin, è molto sbilanciata a favore della Russia e che uomini vicini al presidente Donald Trump, per loro stessa ammissione, hanno voluto prenderlo sul serio al punto da metterne a conoscenza Michael Flynn, l’ex consigliere per la sicurezza costretto a dimettersi per i suoi rapporti poco chiari con la Russia. Secondo il quotidiano americano, a gennaio Artemenko è volato a New York dove ha incontrato Michael D. Cohen, avvocato di Trump già coinvolto in un’inchiesta dell’Fbi per i suoi legami con Mosca, e Felix H. Sater, che lavora con la Trump Organization aiutandola a concludere affari in Russia. Il compromesso proposto da Artemenko prevede che l’Ucraina ceda la Crimea alla Russia “in leasing” per un periodo compreso tra i 30 e i 50 anni, al termine del quale gli abitanti stessi sceglieranno se restare sotto la Russia o l’Ucraina con un referendum. Una volta conclusa l’intesa, ha spiegato il parlamentare ucraino al sito Strana.ua, gli Stati Uniti cancelleranno le sanzioni imposte a Mosca. Artemenko si è anche impegnato a consegnare ai due “negoziatori improvvisati” (così li definisce il New York Times) le prove necessarie a dimostrare un caso di corruzione ai danni del presidente ucraino, Petro Poroshenko. Cohen ha commentato al quotidiano dicendo che “frodare non è bello, giusto?”, sebbene Poroshenko sia il presidente sponsorizzato fino a oggi da Europa e Stati Uniti.
Cohen e Sater hanno confermato la storia al New York Times, che a sua volta lascia intendere velatamente l’esistenza di un rapporto causa-effetto tra questa trattativa segreta e le dimissioni di Flynn. I due hanno detto al quotidiano di non avere parlato a Trump della proposta di accordo ma mentre l’Amministrazione americana è messa sotto osservazione dai media e dalla Cia per i suoi rapporti segreti con la Russia, il caso Artemenko aggiunge un nuovo capitolo alle strane relazioni tra Washington e Mosca. Il Cremlino ha smentito l’esistenza di qualsiasi trattativa in corso: “E' assurdo. Come potremmo prendere in affitto una terra che è nostra?”, ha commentato il portavoce di Vladimir Putin, Dmitry Peskov. Ma ieri il procuratore generale ucraino, Yuriy Lutsenko, ha fatto sapere che Artemenko è indagato per alto tradimento e per “atti sovversivi contro l’Ucraina”. Lunedì il Partito radicale ha espulso il parlamentare, segno che in Ucraina la storia è considerata con un certo fondamento. “La Russia è l’aggressore, la Russia è l’occupante ed è la Russia a doversene andare dall’Ucraina”, ha commentato Oleh Lyashko, leader del partito.
Cohen ha ammesso al New York Times che a bloccare la trattativa sono state le dimissioni improvvise di Flynn. “Siamo d’accordo che nelle prossime settimane presenteremo il piano a Washington ai deputati e ai senatori che mi sostengono. Il tempo ci dirà come reagiranno la Casa Bianca e il Cremlino”, ha spiegato Artemenko a Reuters. Il Kyiv Post e Rferl, due siti in lingua inglese specializzati nelle vicende dell’Europa orientale, hanno indagato a fondo nella storia di Artemenko, che si auto-definisce “il leader del futuro dell’Ucraina in stile Trump”. Nel 2013 il radicale partecipò alle manifestazioni di piazza Maidan contro l’allora presidente filo-russo Viktor Yanukovich, per poi avvicinarsi all’estrema destra ucraina e infine al Partito radicale. Ma una volta eletto in Parlamento, Artemenko è rimasto ai margini della vita politica e si è adoperato piuttosto nelle sue attività imprenditoriali. Oltre a fare affari negli Stati Uniti, Artemenko ha fondato diverse imprese specializzate nel dare sostegno logistico alle forze armate in zone di conflitto, e tra il 2007 e il 2013 ha compiuto molti viaggi in Siria, Arabia Saudita e Qatar. “Se l’Amministrazione Trump lavora davvero con Artemenko allora sono degli idioti”, ha commentato lapidaria a Rferl Kristina Berdynskykh, una giornalista che l’ha intervistato di recente.