Così si organizzano le tribù elettorali francesi

L’altra grande tribù, secondo la definizione di Kuper, è quella degli “urban winners”, gli abitanti felici delle città, che vivono nei centri più belli e più ricchi del paese (pare che la destinazione più ambita oggi sia Bordeaux) e che hanno votato il candidato che ha un punto esclamativo nel logo, l’ottimista Macron. “Questo è uno scontro molto presente – dice Kuper – è difficile immaginare che i pessimisti, soprattutto giovani, finiscano per votare l’ottimista Macron”. La frattura campagne-città in Francia ripercorre quella che già si è concretizzata nel Regno Unito sulla Brexit e anche in America, e naturalmente gioca a favore della Le Pen. Fin dal suo discorso domenica sera, la candidata del Front national ha ripetuto gli slogan dei partiti internazionali a lei vicini, nazionalisti e antieuropeisti, e sotto il suo leggio si vedeva chiaro il messaggio: “Au nom du peuple”. Il popolo contro le élite arroganti: questa è la colla che la Le Pen userà per formare la sua coalizione euroscettica e antisistema, sperando che su questa strada l’eredità del suo partito, il Front national, risulti infine meno pesante: i partiti tradizionali saranno anche finiti, ma le fondamenta del Fn sono note a tutti, e per completare la sua opera di normalizzazione ora alla Le Pen conviene fare un pochino a meno della sua tanto cara identità politica.
Le tribù del Front sono molteplici: ci sono i piccoli imprenditori, che soprattutto al sud sono molto conservatori e che spiegano quel nero e rosso che risaltano sulla mappa elettorale della costa mediterranea. Ma è nel nord che la battaglia tra “les deux France” diventerà cruciale, perché soprattutto nella parte orientale c’è la “rust belt” francese, come la chiama Kuper usando un riferimento americano, dove il Partito socialista, che è stato a lungo il punto di riferimento politico, ha perso gran parte del suo consenso, in particolare negli ultimi cinque anni hollandiani. Avete presente le roccaforti laburiste che, in occasione del referendum europeo hanno votato Brexit? Ecco. L’arancione-Macron da queste parti è raro (il candidato di En Marche! è andato bene nel nord occidentale), perché qui di urbano non c’è nulla, anzi ci sono quelli che vengono chiamati i “deserti” delle campagne, dove non si trovano né bistrot né poster elettorali, e a volte non prende bene nemmeno il telefono, come sottolinea Kuper. Uno studio Ifop di qualche tempo fa aveva raccontato che ogni volta che si chiude un ufficio postale crescono gli elettori del Fn: il senso di esclusione aumenta.
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Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi