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L'esordio di Times Radio e Boris Johnson

Che noia l'intervista al premier della nuova arma mediatica di Murdoch contro la Bbc

29 Giugno 2020 alle 13:11

L'esordio di Times Radio e Boris Johnson

Boris Johnson (foto LaPresse)

Londra. Se sei una radio nata da due ore e cinque minuti e parti con un’intervista a Boris Johnson, uno che a Bbc Radio 4 non si fa vedere dall’ottobre del 2019, hai buone possibilità di fare i fuochi d’artificio: pirotecnico lui, l’intervistatore deve solo essere
sicuro di tenergli testa e metterlo un minimo alle strette. E va bene che Times Radio si vuole porre come la "calda, accogliente"
alternativa alla leggendaria radio d’informazione della Beeb, manco fosse il compianto Harem di Catherine Spaak, ma un po’ di lame e coltelli vanno fatti scintillare. Tanto più perché nelle tue reti hai un pesce grosso e sgusciante nel pieno di una crisi planetaria, a capo di un paese in cui continuano a morire più di cento persone al giorno, uno che ha inanellato talmente tanti errori che nel Regno Unito ci sono state più vittime che in tutto il resto d’Europa e si parla di una nuova zona rossa nella città di Leicester. Ecco, quando Stig Abell, giovane ex direttore del Times Literary Supplement, dopo un’intervista tenera tenera condotta con guanti di velluto e quasi nessuna interruzione insieme alla collega Aasmah Mir, giocosa conduttrice strappata ai sabato pomeriggio su Bbc 5, ha fatto a Johnson la domanda a scelta - "C’è qualcos’altro che vuole dire, primo ministro?" - nelle orecchie dell’ascoltatore, curioso di vedere partire la prodigiosa macchina da guerra annunciata da mesi a suon di investimenti
stellari, se i fuochi d’artificio si sono materializzati è stato solo per scrivere la parola “noia” alta nel cielo.  

    

  

È difficile iniziare la giornata senza il brusio centenario della Bbc, senza il ritmo incalzante di quelle vecchie voci, senza imburrare i toast ascoltando compiaciuti la cortese mattanza quotidiana di una classe politica a cui si dà sempre e comunque torto. Times Radio ha il compito titanico di inventarsi un nuovo format, di dare seguito alla richiesta di una classe media sfiancata da Brexit e Covid di qualcosa di meno “divisivo” della Bbc, il cui mandato di imparzialità è difficile da mantenere in un paese prima spaccato e poi frammentato in mille pezzi. Boris odia il vecchio broadcaster nazionale mantenuto da un canone obbligatorio che vorrebbe tanto abolire e, se non fosse stato per il coronavirus, avrebbe invece volentieri mantenuto il divieto per i suoi ministri di andare a farsi trifolare dai coriacei Nick Robinson, Mishal Husain e Sarah Montague. Il rischio è però di diventare irrilevante e soprattutto di far sentire in maniera troppo pesante la mano di Rupert Murdoch e di un Dominic Cummings che non è stato ancora perdonato dall’opinione pubblica per essersi fatto beffa della regole del lockdown. 

 

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Questa mattina Boris ha parlato quasi senza contraddittorio, non è stato incalzato e si è dilungato su temi come la lotta all’obesità, centrali ma fino a un certo punto: non gli hanno chiesto di Leicester e del rischio di dover mettere una zona rossa per contenere l’avanzata dei contagio nella città. Di Brexit, neanche l’ombra. Sulle dimissioni di Sir Mark Sedwill, che ha un ruolo centrale come cabinet secretary e che Boris e Dominic avrebbero messo all’angoletto, siamo rimasti molto sul vago e lui ha detto di non essere assolutamente responsabile. In compenso hanno parlato delle flessioni che fa nel suo ufficio, ma sul suo più grande rimpianto nella crisi del Covid – non un domandone, va detto - ha glissato, parlando della pandemia come di un «disastro», un "incubo assoluto per il paese", ma anche una "opportunità per cambiare e fare le cose in meglio". Twitter ha
emesso un grande sbadiglio tra l’annoiato e l’indignato, con molte risate per il fatto che un sacco di gente sia finita ad ascoltare la ritmatissima Times Radio Malawi per via di un errore di Alexa, e subito in studio è stato catapultato Tom Newton-Dunn, ex capo del politico del Sun, tra i nomi più importanti trascinati nel progetto, a dire che intervista storica sia stata, e che bello e quante notizie siano venute fuori. Che solo i maltesi siano più obesi dei britannici, ad esempio. 

  

Ci sarà tempo e modo di migliorare, ma per molti è stato come iniziare la mattina con una tazza di tè tiepida e un toast gommoso.

Cristina Marconi

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