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Cambiare la polizia in America

Le manifestazioni puntano a riforme importanti, la più grande è la fine della qualified immunity

6 Giugno 2020 alle 06:02

Cambiare la polizia

AP Photo/Wong Maye-E

Roma. Questi giorni di proteste negli Stati Uniti contro la brutalità poliziesca hanno visto accumularsi altri episodi di brutalità poliziesca – in molti casi davanti alle telecamere – e hanno portato argomenti molto buoni a chi vuole abolire la cosiddetta qualified immunity, che è lo scudo legale che da quasi quarant’anni protegge gli agenti. Nelle strade è come se la curva d’apprendimento fosse piatta.

 

Ieri due agenti della polizia di Buffalo, nello stato di New York, hanno spinto per terra un passante di settantacinque anni e magrolino che non stava facendo nulla se non camminare sul marciapiede. L’anziano è caduto all’indietro, ha battuto la nuca, ha cominciato a perdere sangue – colava dall’orecchio – mentre la telecamera di una rete televisiva a quattro metri di distanza continuava a filmare la scena. L’uomo è vivo e in ospedale ma la perdita di sangue dall’interno è il segno di una brutta ferita. Nel primo rapporto della polizia si dice che “un uomo è inciampato e si è fatto male”, ma poi i due agenti sono stati sospesi. Considerata la coazione a ripetere, si capisce perché le proteste chiedono una riforma della polizia americana. Tra le richieste ci sono un database nazionale degli agenti cacciati dalla polizia in modo che non vadano ad arruolarsi nella polizia di un altro stato, regole più strette su cosa fare con le body-cam (le telecamere indossate dagli agenti), un protocollo nazionale e uguale per tutti sull’uso della forza (per esempio: quella mossa di tenere George Floyd schiacciato a terra con il ginocchio sulla gola non è permessa da alcune forze di polizia, ma da altre sì) e l’identificazione precisa degli agenti – e questo è un punto importante, perché a Washington in questi giorni molte agenzie governative hanno mandato i loro uomini a fare ordine pubblico e a un certo punto non era più possibile capire chi fosse chi. Si vedevano soltanto uomini con giubbotti, elmetti e armi, che non dichiaravano il loro reparto d’appartenenza e dicevano in modo vago di essere lì “per ordine del dipartimento di Giustizia”. 

  


AP Photo/Seth Wenig


 

Si tratta di richieste che puntano a uno standard federale ma si scontreranno con il fatto che ogni stato vuole decidere in autonomia. Tra le domande, la più importante è la fine della qualified immunity che protegge i poliziotti dalle conseguenze civili di quello che fanno. In teoria tutti i cittadini americani possono fare causa ai funzionari dello stato se pensano che i loro diritti civili siano stati violati. I procedimenti penali sono rari, le cause civili potrebbero essere un buon deterrente. In pratica però la qualified immunity si frappone tra i funzionari e le conseguenze delle loro decisioni e quando divenne legge nel 1982 lo scopo era far funzionare la macchina dello stato senza che ci fossero continue cause immotivate, violazioni dei diritti civili immaginarie e richieste di risarcimenti per ragioni superficiali. Il problema è che si è trasformata in una promessa di impunità per i poliziotti. Se un agente compie un atto illegale o incostituzionale ai danni di qualcuno c’è materiale per sostenere che c’è stata una violazione dei diritti civili, ma scatta la qualified immunity e può essere annullata soltanto a patto che ci sia già un chiaro caso nel quale lo stesso atto è stato dichiarato illegale o incostituzionale. Quando si dice “lo stesso atto” vuol dire proprio lo stesso atto in modo specifico. Altrimenti vale la qualified immunity. A febbraio le accuse contro un agente che in Texas aveva spruzzato dello spray al peperoncino contro un detenuto chiuso nella sua cella senza alcun motivo sono cadute perché gli altri casi che stabilivano una chiara protezione legale dei detenuti riguardavano percosse e l’uso di taser senza alcun motivo. Suona ridicolo, ma funziona così. Soltanto quest’anno, secondo una ricerca fatta dal sito di notizie Usa Today, lo scudo legale ha protetto alcuni funzionari che avevano rubato 225 mila dollari, guardie che hanno chiuso un detenuto in una cella allagata da acqua di fogna per giorni, un poliziotto che ha sparato a un bambino di dieci anni mentre cercava di colpire il cane di famiglia “non minaccioso” e altri casi.

 

Due giorni fa la Corte suprema americana ha annunciato che rivedrà la dottrina della qualified immunity, per vedere se regge ancora – e lo farà a causa della morte di George Floyd. In questi giorni al Congresso è stata presentata una riforma di legge per abolire lo scudo legale.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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  • Andrew

    Andrew

    06 Giugno 2020 - 21:17

    «GEORGE FLOYD NON È IL MIO MARTIRE» dice Candace Owens, donna afroamericana, «Tutti fingono che quest’uomo conducesse uno stile di vita “eroico”. Nessuno vuole dire la verità a riguardo». La verità a cui si riferisce è che Floyd era stato condannato per ben 5 volte a una pena detentiva e che nel 2007 aveva fatto irruzione nella casa di una donna incinta e l’aveva minacciata puntandole la pistola sulla pancia. Il giorno della sua morte Floyd era strafatto di fentanyl e metanfetamine. La Candance si chiede anche: «Perché l'atroce omicidio della ragazzina bianca Tessa Major per mano di 3 minorenni neri non è considerato crimine a sfondo razziale?». Parole da prendere in considerazione come un tassello nel mosaico, non per relativizzare la brutalità del poliziotto, ma per indurre a riflettere chi oggi eccita e sostiene i saccheggi e le devastazioni in atto. (La Owens è stata minacciata di stupro e di morte).

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  • CohleandHart

    06 Giugno 2020 - 21:07

    è una follia. grazie da parte di chi, come me, ha cercato di capire il fondamento delle continue assoluzioni in tutti questi casi senza venirne a capo.pazzesco.

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  • Andrew

    Andrew

    06 Giugno 2020 - 12:40

    Sul colore della pelle e sul controllo di queste forme anarchiche esplose negli attuali eccessi di violenza da parte di giovani rioters e delle loro gang giovanili, che prediligono il saccheggio a qualunque forma di dialogo politico (di cui disconoscono la legittimità per la mancanza assoluta di una formazione culturale e scolastica adeguata, a loro del tutto estranea avendo le stimmate del nemico di classe), si gioca il braccio di ferro tra l’autorità federale presidenziale, da un lato, e le autorità locali dall’altro. Governatori e sindaci spesso democratici che non si sono dimostrati in grado di controllare e porre fini ai saccheggi malgrado il coprifuoco. Non a caso, sono proprio quelle minoranze ribelli che svolgono lavori marginali, precari e scarsamente retribuiti. Ricordiamocene anche noi, perché le Minneapolis sono ovunque: nelle nostre periferie dimenticate, come nelle banlieue francesi o nei ghetti londinesi.

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  • branzanti

    06 Giugno 2020 - 10:14

    La polizia non può cambiare in Usa, perche rispecchia la violenza del paese, di cui rappresenta un tratto fondativo ed un elemento culturale essenziale. Non può cambiare perché una larga parte della popolazione apprezza quelle pratiche, specie se bianca; i media si sono soffermati sulle manifestazioni, ma sarebbe interessante sapere quante collette sono state promosse, nell'orrenda America profonda, per la difesa dei poliziotti assassini. E non dimentichiamo che molti poliziotti vengono da precedenti esperienze nelle forze armate, dove l'addestramento contro i civili è ossessivo (come dimostrato da orribili episodi ai quattro angoli del mondo).

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    • mristoratore

      06 Giugno 2020 - 13:37

      Secondo te cambiare la legge non serve a niente. Quindi non bisogna che aspettare

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