Troppa fretta di riaprire. Il caso del Cile, e i saccheggi in piazza

Il totale dei casi verso quota 50 mila: è il quarto paese più colpito dell’America Latina
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21 MAY 20
Ultimo aggiornamento: 10:48 AM
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Cile, proteste contro il governo a Santiago

Roma. “Il Cile traccia nuovi percorsi”, spiegava un mese fa Bloomberg elogiando un “piano di battaglia” contro il Covid che “finora ha dimostrato di avere successo”. Gli indici di popolarità di Sebastián Piñera si sono risollevati, dopo il crollo seguito alla rivolta per l’aumento dei biglietti dei trasporti. Ma venerdì la “fase 2” è stata interrotta col ristabilimento del lockdown nell’intera Santiago – sette milioni di abitanti. Lunedì sempre a Santiago centinaia di manifestanti sono scesi in strada: saccheggi, mezzi pubblici in fiamme e sassaiole. Martedì si è raggiunta la cifra record di 31 morti e 3.520 contagi, portando il totale dei casi verso quota 50 mila: il quarto paese più colpito dell’America Latina, dopo Brasile, Perù e Messico. Le vittime però sono ancora poche, poco più di 500.
Malgrado le polemiche sul “neoliberalismo”, in realtà il Cile continua ad avere una delle spese pubbliche per la Sanità più alte della regione, e quando il contagio è arrivato il sistema ha avuto la capacità di fare quattromila test al giorno, la più alta della regione. Il governo è inoltre riuscito a gestire l’apparato sanitario in maniera unitaria, superando non solo la contrapposizione tra pubblico e privato, ma anche ogni tipo di differenza regionale. Perfino l’aeronautica militare è stata utilizzata per spostare i malati dagli ospedali in difficoltà a quelli più capienti, anche oltre i 500 chilometri di distanza. E alle strutture private il governo ha ordinato di raddoppiare la dotazione sia in posti per la terapia intensiva sia in respiratori. Sopratutto, a partire dal 18 marzo, il governo aveva avviato un sistema originale e flessibile di lockdown che era stato molto lodato. Il Cile non ha proceduto a un blocco totale, ma il “destro” Piñera non si è concesso al negazionismo di altri “destri” come Donald Trump o Jair Bolsonaro, che peraltro in America Latina è condiviso da “sinistri” come Andrés Manuel López Obrador in Messico o Daniel Ortega in Nicaragua. Dal 18 marzo il coprifuoco completo si è limitato alla notte: dalle 22 alle 5. Sono state poi chiuse frontiere, locali e imprese non essenziali, ma le quarantene complete sono state imposte con flessibilità nei singoli comuni, a seconda di come andava la curva dei contagi. Per il resto si poteva uscire, ma con l’obbligo di mascherina e della distanza di un metro. La convenienza di stare il più possibile a casa è stata suggerita da una campagna governativa, che ha anche consigliato le misure di igiene da adottare. Il livello dei contagi è stato dunque fermato sui 300-500 al giorno, e il livello di mortalità all’1,2 per cento: il più basso della regione dopo il Costa Rica.
Ovviamente, però, l’economia si è bloccata comunque. Con mezzo milione di posti di lavoro saltati e un tasso di povertà che potrebbe aumentare del 40 per cento, Piñera ha pensato fosse venuto il momento di una fase due. L’attenzione si è così smussata, ci sono state feste con 400 persone, le mascherine si sono diradate, e le cifre dei contagi sono di nuovo decollate. Vero che i test sono stati ulteriormente aumentati, fino a 16 mila al giorno. Ma il tasso di positività è comunque cresciuto dall’8 al 12 per cento, i morti sono triplicati, e il sistema sanitario è al limite. Dai 1.000 respiratori disponibili a gennaio si è arrivati a 1.800 e per fine anno si dovrebbe raggiungere quota 3000, ma la capienza ospedaliera è ormai all’81 per cento su scala nazionale e al 93 nella Regione metropolitana di Santiago. Poiché l’80 per cento dei casi è nella capitale, il lockdown selettivo è stato imposto lì e tra i più poveri è montata la protesta. Ad aprile Piñera aveva promesso ai 4,5 milioni di cileni più poveri un buono familiare da 317 dollari, e domenica ha aggiunto l’ulteriore promessa di distribuire 2,5 milioni di pacchi di generi alimentari. Né gli uni né gli altri sono però ancora arrivati.