La pandemia è globale e lo sono anche gli errori e i guai dei governi
I medici uccisi dal coronavirus sono in tutto il mondo e il dramma delle Rsa è planetario, come dice l’Oms. Attrezzare i cervelli
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23 APR 20

(foto LaPresse)
Roma. “In Europa quasi la metà dei decessi con il Covid 19 ha interessato persone residenti in case di riposo”: lo ha detto ieri il direttore europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità, Hans Kluge, certificando con la burocratica lentezza dell’Oms una realtà già evidente ma che prende corpo con l’affiorare dei dati, ufficiali e non: e cioè che quando si è alle prese con una pandemia per la quale non esiste ancora vaccino, allora ecco appunto i problemi e le tragedie di un male mondiale. Circa metà dei deceduti europei in case di riposo, private o pubbliche come da noi le Residenze sanitarie assistenziali, significa oltre 50 mila su un dato ufficiale al 23 aprile di 113.048. Ad essi si aggiungono gli anziani morti a casa e in ospedale: sempre in base alle statistiche ufficiali l’80 per cento delle vittime ha oltre 65 anni. Il totale dà 90 mila e va depurato di chi è morto in casa di riposo: altri 40 mila. Poi ci sono i medici e infermieri. Quelli infettati e deceduti sono ovunque: al 10 aprile, quindi con numeri da aggiornare, rappresentavano il 10 per cento dei contagiati in Italia, il 14 di quelli in Spagna, il 2 in Germania, l’otto nel Regno Unito. Al 21 aprile i morti nel personale sanitario erano 170 in Italia, 40 in Spagna, 27 nel Regno Unito, 18 in Cina, 8 in Francia, 7 negli Usa. Si tratta di cifre che anche qui indicano una cornice più che i dettagli: lo dimostra il primato italiano di medici e infermieri deceduti e quello spagnolo nella percentuale di contagiati. Dipende dal fatto che il personale sanitario pubblico in Italia (103 mila medici e 260 mila infermieri) è oltre un terzo superiore alla Spagna. Poi ci sono i focolai nelle carceri, dei quali si sa ben poco: se non che esistono in gran numero, specie nell’est europeo.
Tutte queste cifre sono considerate sottostimate, sia i contagi che dipendono dai tamponi fatti, sia i deceduti, che secondo il Financial Times sono più che doppi nel Regno Unito (41 mila anziché 18 mila) specie nelle case di riposo. Accuse piovute anche sul governo tedesco, anche se un conto è nascondere la realtà e altro differenti metri di calcolo, a cominciare dalle vittime. Quanti sono davvero morti per il Covid 19 e quanti per altre patologie? Lo sapremo forse tra anni e anche questo è tipico delle pandemie. Il mondo, abituato a regolare tutto, è colto impreparato, ma due cose sono certe: i focolai sono sempre quelli – i vecchi, le strutture nelle quali sono costretti, i medici, gli infermieri, le carceri – ma, dall’altra parte, esiste la capacità di adattamento della società, la coabitazione con il virus, dopo il panico. Non a caso gli anni Venti furono definiti ruggenti. E accadde nel secondo dopoguerra quando le pandemie non impedirono le ricostruzioni, il baby boom, il miracolo italiano e tedesco. Finirà così anche stavolta? Sì, se la globalizzazione (e l’Europa) verranno utilizzati come opportunità e vaccino, invece di essere avversati. Ma una pandemia va fronteggiata anche nel valutare gli errori commessi qui come altrove. I dati dell’Oms, le rivelazioni scomode, magari sulle carceri, confermano per esempio l’errore della sanità lombarda, a livello politico e operativo: l’ospedalizzazione forzata e l’uso delle Rsa come ricoveri per i contagiati hanno moltiplicato morti ed effetti. Visto che il contesto è uguale per tutti non è il momento dei processi politici; non è neppure il caso cercare rivalse accusando chi ha agito esattamente al contrario (il Lazio ha chiesto alle Rsa di attrezzare reparti Covid per separare gli infetti) o inventando complotti da talk show come il “piano segreto” del governo, uno scenario accademico tipo stress test bancari. La sanità pubblica resta il modello da difendere senza revanchismi su quella privata. Va migliorata con linee guida comuni e attrezzature che spaziano dalle mascherine alla ricerca. La pandemia ha travolto le follie dei no vax, pur se incalzano i no 5G. Per questo servono capitali e credibilità sui mercati. Essendo la pandemia globale, attrezziamo i cervelli a rispondere globalmente.