La fase due tutta gestita dai giovani? Il piano inglese spiegato dai suoi ideatori

Gregorio Sorgi

Il governo di Londra e il progetto “young first”   

Londra. Dopo avere archiviato l’ipotesi dell’immunità di gregge, gli uomini vicini al premier Boris Johnson stanno esaminando un’altra proposta molto originale: allentare le restrizioni per i giovani che non abitano con i loro genitori, mantenendo le misure attuali per tutti gli altri. L’idea è stata lanciata da due economisti dell’Università di Warwick, Andrew Oswald e Nick Powdthavee, che hanno proposto di sospendere il lockdown per la fascia di età dai 20 ai 30 anni come primo passo verso un ritorno alla normalità. Questa categoria è meno esposta ai rischi del coronavirus – il tasso di mortalità è pari allo 0,03 per cento – ma subisce maggiormente i contraccolpi economici del lockdown. Molti giovani in Gran Bretagna hanno contratti precari, e non vengono tutelati dagli ammortizzatori sociali se perdono il posto di lavoro.

 

 

I due autori riconoscono che affidare la ripresa economica ai giovani sarebbe un esperimento sociale senza precedenti, che potrebbe lasciare un segno sulla generazione dei millennial. “Molti adulti non hanno una grande considerazione dei giovani”, spiega al Foglio Nick Powdthavee, uno dei coautori dello studio: “La nostra proposta darebbe loro la grande responsabilità di rilanciare la crescita. Nascerebbe un’economia gestita dai giovani sotto la tutela degli anziani, che continuerebbero a lavorare da casa. Sono fiducioso che questo renderebbe la generazione dei millennial più matura e solidale”. Lo studio stima che il rilascio anticipato dei ventenni produrrebbe un gettito iniziale di 13 miliardi di sterline, creando benefici per tutte le categorie. I giovani sarebbero liberi di consegnare la spesa ai loro genitori, e produrre beni e servizi per il resto della società. I due autori smentiscono che la loro proposta potrebbe alimentare il risentimento degli anziani verso la generazione dei propri figli. “La nostra idea comporta una forma di solidarietà intergenerazionale”, spiega al Foglio il professore Andrew Oswald: “Il tasso di mortalità aumenta esponenzialmente a secondo dell’età. Basta pensare che la fascia tra i 30 e 39 anni rischia quasi tre volte in più rispetto ai ventenni. Il governo dovrebbe insistere su questo dato affinché la nostra idea non venga percepita come un’ingiustizia dal resto della società. Gli anziani hanno ogni interesse a non uscire di casa”.

 

I due autori riconoscono due grandi rischi. Innanzitutto, un’eventuale mutazione del virus potrebbe renderlo più pericoloso per i giovani, compromettendo la loro strategia. Inoltre, alcune persone tenteranno di violare le regole. “Sarebbe necessaria una maggiore sorveglianza da parte delle forze dell’ordine”, spiega Oswald: “Ognuno dovrebbe portare con sé un documento di identità per accertare la propria età”. La soluzione auspicata non è perfetta ma è migliore delle alternative. “Riaprire le attività commerciali e allentare le restrizioni per tutti aumenterebbe il rischio di nuovi contagi”, spiega Powdthavee: “Al contrario, il mantenimento del regime attuale farebbe aumentare la povertà e la disoccupazione, creando danni molto maggiori rispetto al nostro scenario”. Gli scienziati calcolano che il rilascio dei 4,2 milioni di ventenni in Gran Bretagna provocherebbe circa 630 vittime. “Questa proposta è valida per qualunque paese alle prese con il lockdown”, conclude Oswald: “In Italia molti giovani vivono con i propri genitori, quindi sarebbe necessario che il governo fornisse loro degli alloggi. Ma questa idea può funzionare anche da voi”.

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