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I sindaci delle “città libere” di Visegrád vogliono fondi diretti dall’Ue

Varsavia, Praga, Bratislava e Budapest chiedono il 10 per cento di quel che è destinato ai loro paesi. La burocrazia dice no

14 Febbraio 2020 alle 12:18

I sindaci delle “città libere” di Visegrád vogliono fondi diretti dall’Ue

(foto dal profilo Twitter di V4 Presidency)

Milano. Immaginate una matrioska. La bambola più grande, la prima, è l’Unione europea. Poi si apre e ci si trova dentro la bambola del gruppo di Visegrád, il cuore dell’est europeo coi suoi quattro paesi uniti dal sovran-populismo (con diverse sfumature) e dalla diffidenza verso Bruxelles: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Lì, nonostante l’arrivo di gran parte dei fondi di coesione, l’Europa va poco di moda. Anzi, viene irrisa e derisa, e non di rado i suoi principi di...

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