In New Hampshire il secondo round Buttigieg-Sanders. Ma occhio al fattore Klobuchar

Luciana Grosso

In attesa dei risultati ufficiali dell'Iowa gli elettori democratici tornano a votare. I sondaggi danno ancora avanti Sanders ma anche questa volta potrebbero esserci delle sorprese

Poche ore ancora e i democratici americani voteranno di nuovo, si spera con esiti più chiari di quelli della scorsa settimana in Iowa. Lo Stato cui tocca scegliere lo sfidante di Donald Trump, questa volta, è il New Hampshire, terra di inverni rigidi, solida tradizione industriale e mineraria (the Granite State) e di reddito pro capite piuttosto altro (49 mila dollari a testa, il settimo più alto del Paese).

Qui, dove si celebrano primarie vere e non caucus, uscirà con ogni probabilità il primo vero responso degli elettori democratici.

 

I sondaggi danno molto avanti Bernie Sanders (che tra l’altro è senatore dello stato confinante, il Vermont) che qui, nel 2016 vinse contro Hillary con il 60% dei voti. Un risultato, quello del 2016, che forse ha poi penalizzato la candidata presidente, che molti degli elettori di Sanders non vollero seguire (o seguirono di malavoglia), visto che meno di un anno dopo, alle elezioni quelle vere, Clinton vinse lo stato solo con un margine di 0,5%.

 

Nonostante il dominio di Sanders nei sondaggi, le sorprese potrebbero non mancare.

Colpa della Buttigieg-Mania, esplosa nell’ultima settimana, effetto della (non certa, ma probabile) vittoria del giovane ex sindaco Pete Buttigieg in Iowa la scorsa settimana. Negli ultimi giorni la popolarità dell’ex misconosciuto candidato è cresciuta verticalmente, così come pure hanno fatto i sondaggi che lo riguardano.

Solo una settimana fa i sondaggi davano Sander al 26% e Buttigieg addirittura quarto, fermo al 13%, dietro Biden e Warren. Ora, invece, Sanders è dato al 28 e Buttigieg al 22%. 

 

 

La popolarità di Buttigieg ha innervosito non poco il fronte pro Sanders, che infatti ha smesso di attaccare Joe Biden e preso di mira il giovane sindaco. Un’ostilità mostratasi feroce durante un incontro pubblico tra i candidati di poche sere fa, quando il i sostenitori di Sanders hanno “booato” Buttigieg chiamandolo WallStreetPete.

 

 

Ma le sorprese non sono tutte qui. Anzi. C’è un altro candidato, fino a poche settimane fa trascurato dai sondaggi, che però potrebbe dare del filo da torcere a entrambi i frontrunner, in particolare a Buttigieg. Si tratta di Amy Klobuchar. Senatrice del Minnesota, Amy Klobuchar è nota in America soprattutto per due cose, il suo pessimo carattere e modo di fare che la rendono schietta al limite della maleducazione (la cosa può non piacere, ma in tempi di elezioni può essere una virtù) e l’aver chiesto, tra le prime, una commissione di indagine sui rapporti tra l’amministrazione Trump e la Russia.

 

Klobuchar sta andando molto bene nei sondaggi, che la danno sì indietro ma in costante crescita. Inoltre, il suo intervento al dibattito televisivo di poche sere fa è stato riconosciuto come il migliore dalla stampa e dal pubblico. In particolare sembra siano stati efficaci i passaggi nei quali Klobuchar attaccava proprio Buttigieg per la sua inesperienza (“abbiamo già avuto un presidente senza esperienza delle cose di Washington, e guarda cos’è successo”, ha attaccato, agganciandosi anche all’infelice battuta di Buttigieg che aveva definito l’impeachment “noioso”).

  

 

Ad oggi, Klobuchar è data in New Hampshire all’11%. Si certo è poco rispetto al quasi 30% che potrebbe arrivare a Bernie Sanders, nessuno lo nega. Ma potrebbe essere un risultato sufficiente a fare due cose: la prima, impensierire Buttigieg (visto che entrambi pescano nello stesso elettorato centrista e liberal); la seconda: portarla sul podio. Sì, perché pur con il suo misero 11% (stimato, il risultato vero potrebbe essere anche più alto), Klobuchar potrebbe arrivare terza, lasciando alle sue spalle Elizabeth Warren (data al 12%, ma in discesa) e Joe Biden, dato all’11%. Un risultato che potrebbe sgonfiare la Buttigieg-mania e riaprire il campo dem, in attesa dell’arrivo del terremoto Michael Bloomberg.