Virus asiatico e vite parallele

Giulia Pompili

30/01/2020

coronavirus

A Seul una donna si unisce a una manifestazione per chiedere al governo sudcoreano di vietare l'ingresso nel paese ai cinesi, per paura del coronavirus (foto LaPresse)

Linag Wudong era un otorino di Wuhan, e medici e infermieri sono gli eroi di queste giornate di emergenza. Carlo Urbani scoprì la Sars per tutti noi

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VITE PARALLELE

 

C'era un tempo sul Foglio una rubrica che si chiamava così, Vite Parallele. Erano due obituary messi vicini, un omaggio a Plutarco con storie di persone se non celebri, di sicuro importanti, e legate tra loro da qualcosa. La riproponiamo qui:

 

LIANG WUDONG.  Sessantadue anni, era andato in pensione lo scorso anno. Era il capo otorino di uno dei migliori ospedali di Wuhan, l'ospedale provinciale di Hubei di medicina integrata e occidentale. La scorsa settimana si è sentito male ed è stato trasportato al Jinyintan Hospital. La China Global Television Network il 25 gennaio ha dato notizia della sua morte parlando di un "eroe al fronte", la prima vittima tra il personale medico e infermieristico che sta curando i pazienti infetti. Tre minuti dopo la CGTN ha scritto che in realtà il dottor Liang Wudong era in pensione dal marzo del 2019, lasciando intendere che forse non stava curando nessuno mentre veniva contagiato. Ma non è così scontato: lo ha raccontato Anna Fifield sul Washington Post. Ci sono così tanti pazienti a Wuhan che gli ospedali stanno richiamando anche il personale in pensione, per dare il cambio a chi non ne può più. Un altro medico, Jiang Jijun, di 51 anni, è morto di attacco cardiaco durante un turno. 

 

CARLO URBANI. E' nato a Castelplanio, in provincia di Ancona, il 19 ottobre del 1956. Dopo la laurea in Medicina conseguita nel 1981 all'Università di Ancona si specializza in malattie infettive a Messina. Torna a Castelpiano, e prosegue con l'attività di infettivologo molto attivo anche nel volontariato. Nel 1993 diventa consulente dell'Organizzazione mondiale della Sanità, e contestualmente entra in Medici senza frontiere. Nel 1999, quando Msf riceve il premio Nobel per la Pace, Urbani è il presidente della sezione italiana e scrive questo messaggio. Nel 2000 gli viene dato un incarico triennale da parte dell'Oms in Vietnam. In qualità di infettivologo, il 28 febbraio del 2003 viene chiamato dall'ospedale francese di Hanoi per un caso grave di influenza. Il paziente arriva da Hong Kong, era Johnny Chen. Urbani capisce subito la situazione. Si impegna per isolare il reparto, l'ospedale, e soprattutto avverte l'Oms, che si attiva per aiutarlo a isolare e studiare il virus. Senza di lui non avremmo le conoscenze che abbiamo oggi sulla Sars. Grazie a lui il virus non si è diffuso ulteriormente. E' considerato un eroe della salute globale. La vedova di Urbani, che era con lui e con i loro tre figli durante l'emergenza, ha detto giorni fa al Corriere: "Se Carlo fosse qui oggi, farebbe come 16 anni fa. Fortunatamente andrebbe a finire in modo diverso grazie ai protocolli di sicurezza che lui ha contribuito a mettere in campo". 

  


  

Del nuovo coronavirus a Wuhan abbiamo parlato parecchio. E ne parleremo ancora. Per gli aggiornamenti quotidiani il Global Times ogni mattina mette qui il numero di morti e di contagi all'interno dei confini cinesi (NOTA BENE: che secondo Pechino comprendono anche Taiwan). 

 

Le notizie sono abbastanza spaventose, è importante immedesimarsi ma farsi prendere dal panico è sempre sbagliato, soprattutto in Italia. Ho cercato un po' di notizie, e a quanto mi risulta a oggi né le nostre Forze armate né il sistema sanitario nazionale è stato messo in allarme, neanche preventivo. Il ministro della Salute Speranza ha fatto la prima riunione della Commissione e ha incontratol'ambasciatore cinese in Italia Li Ruiyu. Nei pronto soccorso italiani la vera emergenza, come sempre in questo periodo, è l'influenza stagionale. E senza sottostimare, se volete fare un piccolo esercizio di paragoni, un focolaio di morbillo a Samoa, in Oceania, iniziato cinque mesi fa, ha fatto finora 5,707 infetti e 83 morti.

 

Il problema qui è diverso, naturalmente: il primo è che non conosciamo bene questo ceppo di coronavirus e quindi conosciamo poco anche la sua mortalità, ma sappiamo che ha una fortissima capacità di diffusione. Questo è per rispondere alle teorie complottiste di una "montatura delle case farmaceutiche". 

 

E poi c'è che la Cina è cambiata dall'ultima epidemia mortale, quella di Sars, e oggi si viaggia più che mai da e per l'Asia. Questo è anche il motivo per cui la de facto quarantena per 51 milioni di cinesi è un danno economico ancora difficile da calcolare, oltre al prolungamento delle festività del nuovo anno lunare e alla paura (insomma la teoria dell'inside job è abbastanza stupida).

 

Una paura che forse si avverte soprattutto a Hong Kong – che già vive una situazione economica piuttosto complicata, ne ho scritto in questo longform. L'ex colonia inglese è quella che ha avuto più vittime di Sars nel 2003, e l'altro giorno la chief executive Carrie Lam si è presentata in conferenza stampa con la mascherina e ha detto che entro il 30 gennaio verranno bloccati i collegamenti via terra e via mare con la Cina continentale. Un bel casino

 

Quello di cui dovremmo preoccuparci davvero è un altro aspetto di certe emergenze: le fake news, diffuse anche da autorevoli media, e un certo razzismo strisciante che si ripropone di continuo.  In Italia, ma pure in Canada a quanto pare. 

 

C'è molto caos sui piani di evacuazione. America e Giappone siano i primi ad aver già messo in piedi il sistema di voli charter per andarsi a prendere i connazionali – l'America lo fa, tradizionalmente, ogni volta che c'è una mezza emergenza. America, Giappone, Corea del sud, sono i primi a essere partiti, segue l'Australia. E poi c'è il nodo degli Europei. 

 

Per quanto riguarda l'Italia, la Farnesina o i diplomatici locali sono obbligati a prevedere piani d'evacuazione quando c'è una situazione d'emergenza. Eppure il primo piano proposto dalla Farnesina sembrava fosse via terra (qui Guido Santevecchi da Pechino), cioè in treno e poi con una quarantena di due settimane prima del rimpatrio aereo. Non una buona opzione per la cinquantina di italiani bloccati a Wuhan. Il direttore dell'Unità di crisi della Farnesina, Stefano Verrecchia, ha poi detto a Unomattina che "stiamo valutando, con altri soggetti che collaborano con noi - tra cui il ministero della Sanità, l'Ospedale Spallanzani e il Centro Interforze - l'idea di un trasferimento aereo, che sarà complesso perché bisogna pesare sia all'uscita, che dipende dalle autorizzazioni della Cina, che all'arrivo, dove dovremmo intraprendere una serie di misure". Ieri è circolata la voce che la Farnesina stesse domandando supporto logistico alla Francia, ma anche quella sembrava un'ipotesi un po' superficiale: poi se qualcuno sta male dove lo porti, in Italia o in Francia?

 

Oggi è arrivata la notizia che finalmente il ministro degli Esteri Luigi Di Maio – va ricordato, l'uomo che in teoria dovrebbe avere un rapporto preferenziale con Pechino perché poco meno di un anno fa ha firmato l'intesa sulla Via della Seta – dicevamo, Di Maio finalmente è riuscito a far partire l'organizzazione di "un volo operato dal Comando Operativo di Vertice Interforze, per rimpatriare i cittadini italiani bloccati a Wuhan". Dovrebbe decollare domani, ma "una volta acquisite le necessarie autorizzazioni da parte cinese". Si tratterebbe di un volo charter, che potrebbe atterrare a Pratica di Mare, a Pomezia, vicino Roma, dove c'è il Reparto Medicina Aeronautica e Spaziale del Centro Sperimentale di Volo – un'eccellenza italiana dal punto di vista della gestione delle malattie infettive. Cosa faranno dopo gli italiani evacuati non si sa.

 

La Gran Bretagna invece ha deciso che li spedirà in quarantena in una struttura militare. L'Australia gli fa fare una quarantena su un'isola.

 

E' forse cinico parlarne in questo modo, ma le emergenze sono anche un importantissimo momento di politica estera e diplomazia. La Casa Bianca, per esempio, che è in una fase molto delicata nei rapporti con la Cina, ha messo a disposizione degli aiuti anche tecnici. Altri aiuti – compreso un carico di mascherine chirurgiche e altro materiale per il contenimento del virus – è arrivato con il primo volo di evacuazione del Giappone. 

 

Nel frattempo però parecchie compagnie aeree hanno deciso di bloccare i voli da e per la Cina. E' per esempio il caso della British Airways (anche se, a dire la verità, ho provato a prenotare un volo per Pechino online ed è ancora possibile). 

 

Di sicuro per il presidente Xi Jinping l'emergenza è un'occasione, diciamo così, per mostrarsi potenza responsabile. Nel frattempo, infatti, ha dato modo di mostrare quanto la Cina sia influenteall'interno dell'Organizzazione mondiale della Sanità, quando ieri ha incontrato un sorridente direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus. Ha parlato del virus come di un "diavolo" che si "nasconde". Un interessante commento di Minxin Pei lo trovate qui, e spiega soprattutto la propaganda incredibile che sta facendo Pechino in questi giorni sull'eroica sfida di contenere il virus. 

 

A proposito di quarantene: come funzionano, e che cosa c'entra l'informazione – importantissima, in certi casi – lo ha spiegato sul manifesto Mauro Capocci, partendo dall'esempio di Venezia nel 1370. Leggetelo (Ps. Per l'ex sottosegretario Michele Geraci la Cina è stata perfetta, naturalmente). 

 

Il nuovo coronavirus apre anche una discussione sui mercati di animali che esistono pressoché ovunque in Asia orientale, ma che in Cina sono particolarmente, come dire, tosti. Ne ha scritto qui Francesco Radicioni. Sul China Daily un editoriale durissimo: è ora di chiuderli definitivamente. (Questo la dice lunga anche su quanti dicono che la Cina è un paese granitico e senza riflessioni interne).