Sue altezze rivali

Tiziana Della Rocca

Da Maria Stuarda a Margaret, da Diana a Meghan Markle. Le donne della Corona inglese si sfidano, ma alla fine vince sempre la regina

Chissà perché piacciono tanto, i reali inglesi. O meglio, non piacciono un granché, e però destano un interesse, capace di provocare una frenetica curiosità persino in quelli che normalmente si disinteressano dei protagonisti mondani, e delle loro beghe. Penetrare nei loro segreti diventa una specie di fissazione, e le loro intricate vicende servono da prologo per poi parlare d’altro. Ci saranno pure nel mondo personaggi ben più eroici o affascinanti o originali, a meritare la nostra attenzione: eppure eccoci qui ad appassionarci ogni volta ai tormenti della famiglia Windsor, impersonati questa volta da un elemento acquisito, alieno, inequivocabile seme di discordia, l’ex attrice californiana ora duchessa di Sussex, Meghan Markle, decisa a mollare l’Isola per il Canada. Pare non sostenesse più il confronto con la rivale, la principessa Kate Middleton. Vero o falso? E’ tutta una montatura? In realtà poco cambia, se all’interno di una corte reale si trova o non si trova una rivale. Lo dice il codice antico della socialità mondana: se si ha una rivale occorre cercare il più possibile di piacere per essere preferita a lei, se invece non c’è, anche in questo caso bisogna piacere il più possibile, onde evitare di averla. In tutte e due le situazioni non c’è scampo. Dunque, che cosa avrebbe scatenato la rivalità di Megan? Il fatto di non riuscire a piacere al pubblico più dell’altra? E non volendo risultare la seconda in modo confuso e infantile ha attentato al suo trono? Facendole la guerra con sgambetti, ripicche e rivalse?

 

I tabloid inglesi descrivono Meghan come una donna adulta entrata a far parte della famiglia reale senza alcun merito né fatica

I tabloid inglesi, che mal la sopportano, descrivono Meghan come una donna adulta entrata a far parte della famiglia reale senza alcun merito né fatica, capace, nonostante il divorzio alle spalle, di dare la scalata al potere più esclusivo. E a causa della sua smania di apparire e dei suoi capricci non si è, nemmeno, uniformata a quelle regole, che tanti privilegi le garantiscono, e le ha fatte saltare. In questi giorni la paragonano, alla “sfascia impero” Wallis Simpson, la donna che costrinse Edoardo VIII ad abdicare. Wallis Simpson, la duchessa fittizia di Windsor, che volle farsi sposare a tutti i costi dal re d’Inghilterra Edoardo VIII e quando vi riuscì, insieme al consorte venne costretta all’esilio per le sue propensioni filonaziste.

 

Non mi pare il caso della povera Meghan Markle, anche lei americana come Wallis. E se la competizione con Kate non centrasse niente e davvero non sostenesse le rigide regole dell’etichetta reale? E la condizione cui si sentiva sottoposta le impediva di essere e di esprimere se stessa? Chi lo sa, se non fosse fuggita in Canada, forse a breve le sarebbe venuto un attacco di claustrofobia e si sarebbe messa a urlare come un’indemoniata. E così Meghan e Harry hanno rivendicato solo un po’ di autonomia dalla Corte, per viverne parzialmente al di fuori, dividendosi tra Canada e Inghilterra e continuare a servirla part time. E invece niente, Buckingham Palace li ha privati dei titoli di altezze reali e dei fondi pubblici. Adesso che non sono più dentro l’ambiente reale, dovranno dimostrare di essere capaci di qualcosa di sensato, altrimenti passeranno per egoisti dediti a spendere il loro denaro senza combinare nulla di rilevante, esseri effimeri, figurine che solo il loro rango rende vivi.

 

Eppure all’inizio sembrava regnasse l’armonia tra Meghan e la corona inglese, e tra Meghan e Kate. Donne diverse, quindi, per ruoli diversi. Da una parte, la futura regina consorte, tutta intenta a dare lustro all’etichetta, dall’altra una ragazza davvero simpatica e carina che grazie alla sua aria sbarazzina, sembrava la duchessa perfetta per portare una nota di colore agli Windsor.

 

E poi cosa è successo? La stampa si è accanita troppo contro Meghan, non riuscendo proprio a digerire i suoi atteggiamenti che remavano contro le regole di Corte, e per questo ha appoggiato sempre e comunque Kate. Le malelingue si sono scatenate contro la cognata alla minima infrazione: ma come può Meghan pretendere una vita privata se è parte della famiglia reale? Vuole tutto allora, ma i sudditi di sua maestà che profumatamente pagano non ci stanno. Solo Harry davvero la difende, considera il gossip, un’arma di sterminio, responsabile della morte di sua madre Diana, e non vuole dargli Meghan in pasto, teme che la faccia a pezzi così come fece con la madre.

 

In realtà Diana cercava di attirare apposta su di sé l’attenzione per far desistere Carlo dall’amore per la sua rivale, ma senza successo. Diana fu così presa da una furia regicida, ma una buona ragione l’aveva: quella di una donna che desidera l’amore, contrapposta alla ragion di stato che raramente fu tanto stolida. Kate Middleton, al contrario, si è messa in testa di salvare la famiglia reale dall’inferno di storie insensate, dal bordello di amori senza capo né coda, e ci sta riuscendo in modo mirabile. Chapeau, Kate è già regina. Nessun giornale si è messo a sfotterla in quanto borghese e arrampicatrice, mentre lo ha fatto sistematicamente con Meghan. Anzi tutta la stampa l’ha elogiata, appena è apparsa sulla scena l’altra. Ma com’è stata brava a destreggiarsi dagli intrighi densi di pericoli e malignità della casa reale, e com’è riuscita bene ad assumere il compito faticoso di tanti milioni di sudditi da conquistare, coronando per di più l’impresa subito: le è bastato sfoggiare gambe in vista sotto variopinte sottane per stregare tutti. Calma e serena, senza imbarcarsi in tenzoni letterarie o filosofiche, con un paio di vestiti e due giravolte al vento Kate ha sedotto e domato quel popolo virile degli inglesi; tutto sembra naturale in lei, nulla di forzato, nessuna voglia di riscatto. Incantevole è apparsa nel suo sfavillante vestito rosso al recente Summit con i leader africani di Buckingham Palace. Per i fan della corona è lei la premiata, premiata non per la sua capacità di apparire, ma perché è impeccabile nel suo ruolo, incarnandolo alla perfezione, senza neppure sforzarsi di farlo: e questo è grande cinema. Comunque non tutto è detto, possibile che sarà Megan con la sua nuova vita in futuro a oscurare Kate, ora con la Brexit davvero tutto è possibile.

 

Ritirandosi dall’Ue l’Inghilterra è diventata meno attraente, e così pure l’impeccabile Kate Middleton. Ultimamente, il suo bel corpo è divenuto fin troppo atletico e affilato, le sue gambe attraggono molto meno di qualche tempo fa, e le sue vesti al vento nelle sfilate militari suscitano un po’ di tristezza. Magari, tra un anno o due, nessuno presterà più tanta attenzione ai suoi bellissimi bambini o ammirerà le sue vesti, e Kate diverrà una principessa monca, altro che servizi e servizi sui grandi giornali di moda e gossip europei. Pensava d’avere conquistato un impero, e forse si ritroverà in una corte dimezzata e malvista da tutti; allora che farà?

 

E il duo comico dei futuri regnanti, Charles e Camilla, i cui corpi male invecchiano, con quelle facce tutte lise? Sembrano ormai perfetti per regnare nella Brexit. Chissà cosa direbbe Diana se li vedesse così mal ridotti? Già, la principessa Diana che non arrivò a diventare regina. Diana la respinta, la maltrattata, è scomparsa, e i mille fiori di cui era circondata al suo funerale sono appassiti. La si ricorda per la gran botta sotto il tunnel e per la canzone del suo amico Elton John al funerale. E anche per la sua disperazione, o un sentimento ancora più indecifrabile e intrecciato con altre misteriose ragioni, una nevrosi che ha fatto scattare identificazioni e malesseri e lacrime.

 

Era Margaret la più bella e vivace, elegante, la vera icona di stile dell’epoca. Mentre Elisabetta è stata ridicolizzata per decenni

Avrebbe dovuto farsi furba e invece di sciogliersi in pianti, doveva mettere a frutto la relazione di Carlo con Camilla, per oscurare la rivale, rubandole la scena, asservendola ai suoi desideri. Farsela amica, creando una bella complicità. Camilla avrebbe, in tal modo, intrattenuto Carlo, permettendo a lei di consolarsi altrove tra le braccia assai più piacenti di qualcun altro, con il benestare di tutta la corona, Carlo compreso, senza conflitti né scandali.

 

E invece Diana, ostinata, ha continuato a scrutare e odiare Camilla. Strapparle Carlo era la sua missione, salvo poi, una volta conquistato, forse gettarlo nella polvere come lo scettro di un regno che non si brama più.

 

Eppure c’è una grande differenza tra amanti regali e amanti dei nostri tempi. Un tempo le si sfoggiava, le si esibiva nonostante l’ingombrante presenza di una moglie, ora le si nasconde, e con indignazione si smentiscono i gossip dovendo tenere conto della morale borghese e dei sondaggi. La tradizione è così rovesciata, quella tradizione che vedeva le amanti governare l’Europa, non dalla sala del trono comunque riservata alla regina, quanto piuttosto dai boudoir. Ora sono le mogli dei re a contare.

 

Per i fan della corona Kate è la premiata, non per la sua capacità di apparire, ma perché è impeccabile nel suo ruolo

E la tanto amata regina, modello di coraggio in tutto il mondo, anche lei ha avuto una rivale? Non direi, non proprio. Quando Giorgio VI, padre di Elisabetta e Margaret divenne re, in quel giorno, la piccola Margaret, che ha solo sei anni, chiede alla sorella maggiore: “Questo significa che poi diventerai regina anche tu?”. “Suppongo di sì”, risponde Elisabetta, improvvisamente molto seria. E Margaret commenta, candida: “Povera te”. Più di ottant’anni dopo, la regina Elisabetta ha superato il record di Vittoria, divenendo il sovrano che ha regnato più a lungo nella storia della Gran Bretagna.

 

Ma un tempo anche a lei la stampa inglese diede filo da torcere a causa del raffronto con sua sorella Margaret. Era Margaret la più bella e vivace, elegante, la vera icona di stile dell’epoca. Mentre Elisabetta è stata ridicolizzata per decenni, presa come simbolo ed emblema del “buon cattivo gusto” britannico, derisa per le sue borsette e scarpette, i suoi tailleur dai colori assurdi abbinati ai suoi altrettanto assurdi cappellini. Per non dire delle sue mise agresti, o i foulard annodati al capo e gli stivaloni di gomma quando le toccava saltare nelle pozzanghere. Ora tutti quanti la osannano: è lei che ha tenuto in piedi l’Inghilterra. E se Elisabetta magari da sempre covasse istanze separatiste? E se la Brexit (ovviamente è tutta una fantasia…) fosse una macchinazione della regina Elisabetta? Sappiamo della sua resistenza a cedere il trono al figlio Charles: non è che costrettavi dai crescenti acciacchi, prossima all’abdicazione, ha sobillato e appoggiato la Brexit, cosicché nelle mani dell’inaffidabile figliotto arrivi solo un pezzo di quello che era la Gran Bretagna? Ah, allora ritorna Shakespeare con i suoi loschi intrighi… si ribelleranno gli scozzesi e con loro gli inglesi del Remain… una vera e propria guerra senz’armi ma con sublimi ripicche. Il Regno Unito spaccato in due o tre con irlandesi e scozzesi che ne approfittano. 

 

La tradizione che vedeva le amanti governare l’Europa, non dalla sala del trono ma dai boudoir. Ora a regnare sono le regine

E a proposito di drammi shakespeariani, ora entra in scena il Cinquecento inglese, con un altro duello tutto al femminile, che non ha raffronti con quelli di oggi, tra la regina di Scozia Maria Stuarda ed Elisabetta I d’Inghilterra. Qui non si tratta di due donne di potere che si contendono la scena, vendicandosi l’una contro l’altra, qui alla ripicca si sostituisce il pugnale capace di vendette ancora più sottili e sanguinose a ricordare come la rivalità tra donne all’interno della corona non cessa, cambia solo maschera a seconda dei secoli. La cattolicissima Maria Stuarda, torna in Scozia per riprendersi il trono e contendere a Elisabetta I la corona d’Inghilterra. Incarcerata e accusata di congiurare contro la regina, è condannata a morte. Elisabetta le offre una subdola via d’uscita a patto che scriva una lettera personale in cui ammette la sua colpevolezza. Così sarà graziata. Se Maria Stuarda accettasse la proposta, continuerebbe si a vivere ma, per sempre, in ginocchio davanti alla magnanima salvatrice che l’ha graziata; Elisabetta, infatti, avrebbe potuto ucciderla come e quando voleva, ma desidera lasciarla in vita per godersi appieno la sua disfatta e il suo dolore senza possibilità di riscatto, con il marchio dell’infamia. Ma qui accade l’imprevedibile che scompiglia i piani di Elisabetta, Maria preferisce piegare il ginocchio al patibolo, e sceglie di morire per trionfare sulla sua rivale. Meglio morire per la propria gloria invece che restare in vita per soddisfare quella di lei. Maria non avendo più potere come sovrana, può ancora recare danno alla sua nemica in un sol modo: rendere Elisabetta colpevole di spietatezza abominevole dinanzi alla storia e umiliarla con la propria morte gloriosa. Sarà la sua tragica morte a segnare il vero inizio della sua ascesa. Il supplizio la trasfigurerà. Poche altre donne nella storia sono state tanto celebrate quanto lei per la dolcezza, ma anche per la forza e violenza sottomissione e ribellione in drammi, romanzi, biografie.

 

La rivalità è sì il sale di una relazione fra donne all’interno delle corti, ma quando entrano in gioco interessi più grandi delle stesse protagoniste, la contesa diventa ossessione che non dà pace, e l’odio monta senza sosta, e non c’è unguento per quanto prezioso che possa lenirne la furia che si volge contro tutto e tutti, contro l’una e contro l’altra. Una vive e l’altra muore, ma ormai da quel momento giaceranno legate per sempre come fossero diventate la stessa donna.

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