C’è qualcuno in Ue che parla di Iran

Parigi, Londra e Berlino e poi Ursula von der Leyen. Che fatica parlare insieme
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6 JAN 20
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Foto LaPresse

Ieri tre paesi europei hanno preso una posizione dopo la morte di Qassem Suleimani. Lo hanno fatto a mezza voce, senza dire nulla di eclatante, ma Francia, Germania e Gran Bretagna, con un comunicato congiunto, hanno detto a Teheran di rispettare gli impegni presi “nel quadro del Jcpoa” (l’accordo sul nucleare iraniano firmato nel 2015) e di “astenersi da azioni violente”. Londra già aveva annunciato che avrebbe mandato delle navi da guerra per scortare le petroliere nel Golfo Persico e l’annuncio era suonato come la più grande dimostrazione di posizionamento a favore degli Stati Uniti da parte di una delle capitali europee. Il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel finora avevano preferito rimanere lontani da posizionamenti netti e l’eccesso di inviti alla “moderazione” e al “dialogo” aveva riempito i loro comunicati. La dichiarazione congiunta delle tre capitali, che non ha un valore europeo – sono piuttosto le parole delle tre nazioni firmatarie dell’accordo sul nucleare assieme a Stati Uniti, Cina, Russia e ovviamente Iran – e non cita la morte di Suleimani, è già un passo per uscire dal silenzio delle dichiarazioni europee.
Colui che dovrebbe incarnare la politica estera Ue, l’Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza Josep Borrell, si è invece perso dietro agli inviti al ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif (che non ha nemmeno risposto) e riguardo all’annuncio di Teheran di voler violare il Jcpoa si è limitato a definirlo “profondamente deplorevole” e a convocare un incontro dei ministri degli Esteri a Bruxelles previsto per venerdì.
Tra i rappresentanti europei, chi invece ha preso una posizione, in linea con Londra, Parigi e Berlino è stata Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, che in una conferenza stampa, mentre era a Seeon, Baviera, insieme ad altri membri del partito Csu, ha detto che la morte di Suleimani è avvenuta “dopo settimane di ripetute provocazioni di forze vicine all’Iran”, ma non ha voluto commentare le minacce del presidente americano Donald Trump.