Il sindacalista ex amico di Macron

Mauro Zanon

Prima non scioperava ora è pronto a scendere in piazza contro la riforma delle pensioni con una protesta “molto, ma molto più forte”. Storia di Laurent Berger e della soglia del negoziato

Parigi. Fino al discorso di Édouard Philippe sui contenuti della riforma delle pensioni, Laurent Berger, capo della Cfdt, era il miglior alleato del governo francese nel mondo sindacale, l’unico a favore del sistema a punti che il presidente Macron vorrebbe introdurre, l’unico, soprattutto, che il 5 dicembre non aveva invitato le sue truppe a scendere in piazza. Ma dopo quel discorso, pronunciato dal premier la scorsa settimana, qualcosa si è rotto nei rapporti tra il riformista al vertice del primo sindacato di Francia e la macronia, che non ha mai perso l’occasione di sottolineare i metodi concilianti di Berger contro l’oltranzismo degli altri sindacati.

 

 

“È stata oltrepassata la linea rossa”, ha commentato il patron della Cfdt subito dopo gli annunci di Philippe, in riferimento all’“età d’equilibrio a 64 anni” per la pensione a tasso pieno dal 2027, alla quale era ed è fermamente contrario. Si è sentito tradito, Berger, quando ha sentito le parole del primo ministro, perché aveva avuto garanzie durante le negoziazioni: voi non introducete criteri più restrittivi per beneficiare della pensione e io vi sostengo. Così non è stato, perché l’introduzione di un sistema di bonus-malus che inciterà i francesi a lavorare due anni in più rispetto all’età legale (62 anni), in sostanza, farà sì che le pensioni saranno più basse per chi non lavorerà fino ai 64 anni a partire dal 2027. “Ci mobilitiamo contro l’età d’equilibrio e affinché vengano apportati dei miglioramenti al progetto di riforma sistemico, e non certo contro il principio del sistema universale”, ha dichiarato alla Croix Berger. “In compenso, avevamo avvertito il governo con molto anticipo che non avremmo mai accettato un ulteriore aumento della durata del lavoro”, ha aggiunto.

 

Ieri mattina, in diretta sull’emittente radiofonica France Inter, ha riaffermato la sua inflessibilità sull’età d’equilibrio che il governo mira a instaurare. “Io ve lo anticipo: a gennaio la protesta, in ragione della nostra contrarietà all’età d’equilibrio a 64 anni, sarà molto, ma molto più forte. La Cfdt si rivolgerà direttamente ai parlamentari e intraprenderà delle azioni per manifestare la propria ostilità. Non possiamo accettare questa misura ingiusta”, ha affermato Berger, all’indomani dell’incontro a Matignon con il premier, al termine del quale si è mostrato piuttosto scettico. A Natale, il numero uno della Cfdt, si è detto tuttavia favorevole a “una tregua”, a differenza dell’intersindacale degli oltranzisti, guidata dalla Cgt di Philippe Martinez, che vuole paralizzare la Francia anche il 24 e il 25 dicembre. A gennaio, invece, ci sarà anche lui in piazza con i sindacati radicali, a meno che non ci siano passi indietro sull’età d’equilibrio. La scelta di instaurarla è stata dettata da ragioni di bilancio, sostiene l’esecutivo, dall’obiettivo di riassestare le finanze del sistema previdenziale entro il 2027.

 

Ma Berger non ne vuole sentir parlare, e dalla sua parte ha anche economisti vicini a Macron, come Jean-Pisani Ferry, che scrisse il programma economico dell’ex candidato di En Marche!, e Antoine Bozio, direttore dell’Institut des politiques publiques, i quali non ritengono necessaria “un’età d’equilibrio a 64 anni” (lo hanno scritto nero su bianco sul Monde). In realtà, il capo della Cfdt, una proposta l’ha fatta: aumentare le “cotisations patronales”, i contributi a carico delle imprese, per riequilibrare le finanze del sistema previdenziale. Ma l’idea ha fatto sobbalzare il Medef, la Confindustria francese, e anche i tecnici di Bercy. “Ucciderebbe l’economia”, ha commentato il ministro dell’Azione e dei conti pubblici, Gérald Darmanin. C’è ancora grande distanza, insomma, tra Berger e la macronia, ma c’è anche la consapevolezza, da parte della maggioranza, che il leader della Cgt è l’unico in grado di aprire la strada per un’uscita dalla crisi, l’unico in grado di sbloccare l’impasse. Secondo le parole di un alto dirigente della République en marche, recuperarlo come alleato “sarebbe un simbolo importante”.

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