La Francia è ancora in sciopero, ma il governo non farà “annunci magici”

Mauro Zanon

Cala la partecipazione ai blocchi dei trasporti. Il dialogo del premier, i dubbi di alcuni economisti e il caso BlackRock

Parigi. Non ci saranno “annunci magici” tali da far “cessare le manifestazioni” contro la riforma delle pensioni, ha detto ieri il primo ministro francese Édouard Philippe ai deputati della République en marche (Lrem), alla vigilia dell’atteso discorso di oggi, durante il quale svelerà l’architettura generale della “madre di tutte le riforme”, come l’ha definita il presidente, Emmanuel Macron. Ci sarà da fare molta pedagogia per spiegare che il sistema a punti per calcolare la pensione sarà più giusto e equilibrato, ha detto Philippe, così come si dovrà insistere sul fatto che, come mostrano anche i dati di ieri sulla produzione industriale in continua crescita in Francia, il paese non sta poi così male. Il dialogo è aperto, ma sulla filosofia della riforma il governo è inflessibile: lo status quo non è sostenibile e il modello sociale francese deve essere modernizzato per sopravvivere, riunendo in un unico regime universale i quarantadue regimi speciali esistenti.

  

Secondo Les Echos, la prima generazione coinvolta dalla riforma delle pensioni potrebbe essere quella nata nel 1975, e non la generazione del 1963, come inizialmente previsto. E per i regimi pensionistici speciali di cui godono i dipendenti della Sncf (ferrovie francesi) e della Ratp (trasporti parigini), i più coinvolti nello sciopero contro la riforma, il periodo di transizione potrebbe essere ancora più lungo. “I regimi speciali si sentono in posizione di forza”, ha detto a Les Echos un fedelissimo del capo dello stato, “vogliono la clausola del nonno”, ossia che la riforma sia riservata soltanto ai nuovi entranti nel mercato del lavoro. Lunedì, sul Monde, un gruppo di economisti che ha partecipato alla campagna presidenziale di Macron, tra cui Jean Pisani-Ferry e Antoine Bozio, ha manifestato le sue perplessità in merito alla poca “chiarezza” del progetto macronista. “Per portare a buon fine una riforma così ambiziosa, serve chiarezza sulla sua finalità, sui suoi parametri, sulla futura governance del sistema, sulle condizioni di convergenza dei differenti regimi esistenti. Questa chiarezza è mancata fino ad oggi”, hanno scritto gli economisti, pur sottolineando che l’instaurazione di un nuovo sistema universale voluta da Macron è una “riforma progressista”.

  

In attesa della comunicazione delle scelte definitive, continua la paralisi dei trasporti, con la quasi totalità dei lavoratori della Sncf e della Ratp on sciopero anche oggi. Ieri, tuttavia, la mobilitazione nazionale organizzata dalla Cgt, ha riunito molte meno persone rispetto alla prima manif del 5 dicembre, come ha riconosciuto lo stesso Philippe Martinez, leader del sindacato rosso: 339 mila, secondo il ministero dell’Interno (erano 806 mila giovedì scorso). Sui social, intanto, in seguito alla pubblicazione di un articolo di Mediapart, gli scioperanti denunciano i rapporti molto stretti tra Macron e l’americano Larry Fink, capo di BlackRock, la più grande società al mondo nella gestione del risparmio. Secondo Mediapart, Fink e i suoi sono il principale sponsor straniero della riforma delle pensioni, avrebbero dato all’inquilino dell’Eliseo molti consigli sul progetto, e soprattutto sembrano molto interessati alla gestione dei risparmi dei francesi, “tra i più alti d’Europa”.